{"id":899,"date":"2019-07-02T14:21:57","date_gmt":"2019-07-02T14:21:57","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2019\/07\/02\/senza-federalismo-condannati-a-vivere-all-inferno-3\/"},"modified":"2019-07-02T14:21:57","modified_gmt":"2019-07-02T14:21:57","slug":"senza-federalismo-condannati-a-vivere-all-inferno-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2019\/07\/02\/senza-federalismo-condannati-a-vivere-all-inferno-3\/","title":{"rendered":"Senza federalismo condannati a vivere all&#8217;inferno"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-890\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/reggiocalabria.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"200\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">{module Firma_Edilberto de Angelis}In questa regione c\u2019\u00e8 un giornale pronto a dichiarare, specialmente dopo la mega manifestazione per il Sud, organizzata dai sindacati unitari a Reggio Calabria, che la questione meridionale \u00e8 uscita dai radar della politica nazionale. Ed \u00e8 il Quotidiano del Sud, il quale, per\u00f2, quando cerca di riportare la spinosissima questione del divario Nord- Sud al centro del dibattito politico, magari facendo da grancassa ai leader nazionali dei sindacati o a politici e intellettuali pi\u00f9 o meno noti, commette due grossi errori: d\u00e0 troppo spazio a questioni meno importanti se non marginali, come la solita mancanza di infrastrutture (a cominciare dai treni ad alta velocit\u00e0) o la difficolt\u00e0 a utilizzare i fondi comunitari, e affronta la cosiddetta autonomia differenziata, chiesta da alcune regioni del Nord, e sbrigativamente liquidata come secessione dei ricchi, in maniera sbagliata e forse superficiale, poich\u00e9, agli \u201cegoisti\u201d cittadini settentrionali, fa notare che il Sud di risorse ne riceve ben poche, essendo in credito di ben 61 miliardi (se si considera la spesa pubblica allargata, che riguarda anche le amministrazioni periferiche dello stato), che, per via della riforma Calderoli non ancora attuata e che prevede il passaggio dalla spesa storica ai fabbisogni standard, sono dirottati verso il Centro-Nord. E\u2019, come sappiamo, una questione arcinota, sulla quale, forse perch\u00e9 trattata poco e male, \u00e8 necessario fare chiarezza, partendo da alcuni dati. Intanto, le regioni meridionali, in cui risiede un terzo della popolazione italiana, producono un quarto del PIL nazionale e hanno quasi la met\u00e0 dei disoccupati italiani e i due terzi dei cittadini poveri, secondo la definizione di povert\u00e0 relativa. Ma, se guardiamo il bilancio pubblico, ci accorgiamo che da sempre c\u2019\u00e8 un travaso di risorse pubbliche, da Nord a Sud, dovuto a un meccanismo molto semplice: le entrate tributarie sono correlate al reddito dei contribuenti, che \u00e8 strutturalmente pi\u00f9 basso al Sud, mentre la spesa pubblica generale \u00e8 uniforme nel paese, poich\u00e9 essa intende fornire a tutti i cittadini lo stesso livello di servizio pubblico in tutti gli ambiti (a cominciare da sanit\u00e0, istruzione e giustizia), anche indipendentemente dalla ricchezza o povert\u00e0 dei cittadini medesimi e anche volendo tener conto dello \u201cscippo\u201d dei 61 miliardi che il Sud subirebbe da parte del Nord. Succede, per\u00f2, che, al di l\u00e0 delle cifre, questo meccanismo redistributivo fra aree del paese abbia funzionato poco e male, a causa di una gestione dei servizi pubblici che, anche a parit\u00e0 di risorse finanziarie, \u00e8 molto peggiore al Sud che al Nord. Questo dato di fatto contribuisce a perpetuare la minorit\u00e0 del Sud, insieme con (anzi, determinando) la pi\u00f9 bassa capacit\u00e0 di attrarre investimenti, fare impresa e produrre beni e servizi con efficacia competitiva. Infatti, se settori quali la sanit\u00e0, l\u2019istruzione e la giustizia (cha al Sud, e in Calabria in particolare, sono i peggiori d\u2019Italia se non d\u2019Europa, nonostante il numero di medici, insegnati, giudici e cancellieri al Sud sia in media superiore al resto del paese) funzionassero meglio, ci sarebbero pi\u00f9 imprese insediate al Sud e pi\u00f9 imprese che funzionerebbero meglio. Ma, ci chiediamo, da cosa dipende tutto ci\u00f2? La risposta \u00e8 una sola: \u00e8 un problema di classi dirigenti, le quali, al Sud, essendo, per motivi, anche storici, che non staremo qui a elencare, peggiori di quelle settentrionali, per far sviluppare i loro territori allo stesso livello di quelli del Nord, non hanno bisogno di altro denaro, ma di migliorare il proprio livello culturale e morale, magari grazie a un elemento che i meridionali hanno sempre trascurato se non ignorato: la concorrenza istituzionale, quella basata su un sistema politico capace di sostenere un progetto federalista forte, competitivo (rispetto al quale il regionalismo differenziato \u00e8 acqua fresca), in grado di rilanciare il Mezzogiorno e riportarlo al centro del dibattito politico. L\u2019idea, banalmente, sarebbe questa: se si vogliono migliorare i conti pubblici si devono abbattere i costi dello stato. E uno dei modi migliori per farlo \u00e8 quello di ridurre trasferimenti e spesa pubblica, e nello stesso tempo snellire l\u2019apparato politico-burocratico con l\u2019abolizione di alcuni costosissimi enti intermedi (di spesa folle), che stanno tra lo stato centrale e il cittadino, a cominciare, per\u00f2, non dalle province, come si \u00e8 sempre pensato, ma dalle regioni che, sostituendo a un centralismo statale asfissiante un centralismo regionale ai limiti della criminalit\u00e0, sono diventate il vero centro dello spreco e del malaffare e del malfare nazionale. Al loro posto dovrebbe esserci un unico ente intermedio (che, se vogliamo, potrebbe essere anche la vecchia provincia napoleonica), al quale riconoscere potest\u00e0 legislativa esclusiva in tutte le materie che gli sarebbero attribuite. Tra queste le pi\u00f9 importanti dovrebbero essere: la sanit\u00e0, l\u2019istruzione a tutti i livelli, una parte della giustizia e dell\u2019ordine pubblico, la previdenza, l\u2019assistenza sociale, la politica fiscale e l\u2019assetto istituzionale di ogni singolo ente. Il vantaggio sarebbe che le dimensioni di questo ente sarebbero sufficientemente grandi, in modo da ripartire il costo principale del suo funzionamento su un numero adeguato di persone, contenendolo, e sufficientemente piccole per consentire un controllo efficace dei cittadini sulle decisioni politiche locali. I vantaggi, soprattutto per il Sud, ad avere enti territoriali e decisionali intermedi pi\u00f9 piccoli sarebbero notevoli. Infatti, tutte le istituzioni che avrebbero il potere di tassare e regolamentare la propriet\u00e0 e la vita dei cittadini, sarebbero sottoposte a due regole fondamentali: al principio di concorrenza tra gli stessi enti e al fatto che le decisioni, soprattutto le pi\u00f9 importanti, sarebbero prese sempre dall\u2019ente pi\u00f9 vicino al cittadino, aumentando cos\u00ec il controllo di quest\u2019ultimo sul governo. Senza trascurare l\u2019accettazione del principio di responsabilit\u00e0 da parte di tutti. Significherebbe, anche, che gli enti pi\u00f9 efficienti, sia in termini sociali sia economici (maggiore efficienza di istruzione, sanit\u00e0, giustizia, maggiore sicurezza e maggiore remunerazione degli investimenti), attrarrebbero pi\u00f9 capitali e pi\u00f9 residenti, mentre quelli meno efficienti li perderebbero. Ci sembra evidente che un governo locale che tassa e regola i suoi cittadini e le sue imprese pi\u00f9 dei suoi concorrenti, sar\u00e0 inevitabilmente soggetto a emigrazione del lavoro, del capitale e degli individui (quindi dei cervelli), e cos\u00ec condannato a impoverirsi e alla perdita degli introiti fiscali futuri. Quanto poi al controllo che il cittadino potrebbe esercitare sul governo locale, ci sembra evidente che per le popolazioni locali \u00e8 molto pi\u00f9 facile essere informati sulle decisioni che vengono prese dalla classe politica di prossimit\u00e0 e, inoltre, la ridotta dimensione della popolazione residente farebbe s\u00ec che la base su cui graveranno i costi delle scelte politiche sia pi\u00f9 piccola ed il costo pro-capite delle decisioni sia pi\u00f9 alto. E\u2019 ovvio che un decentramento del genere, basato sul principio di concorrenza, avrebbe anche il merito di contribuire al ricambio (e al miglioramento) della nostra classe dirigente, poich\u00e9 l\u00ec dove si verificassero condizioni sfavorevoli (sotto ogni aspetto) ci sarebbe una maggiore motivazione dei cittadini residenti a sbarazzarsi di chi ha governato male e ha contribuito a rendere l\u2019ente poco appetibile sotto l\u2019aspetto sia economico sia sociale.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma_Edilberto de Angelis}In questa regione c\u2019\u00e8 un giornale pronto a dichiarare, specialmente dopo la mega manifestazione per il Sud, organizzata dai sindacati unitari a Reggio Calabria, che la questione meridionale \u00e8 uscita dai radar della politica nazionale. 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