{"id":977,"date":"2020-01-04T10:55:38","date_gmt":"2020-01-04T10:55:38","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2020\/01\/04\/e-se-le-elezioni-regionali-diventassero-un-test-della-competenza-appunti-per-i-candidati\/"},"modified":"2020-01-04T10:55:38","modified_gmt":"2020-01-04T10:55:38","slug":"e-se-le-elezioni-regionali-diventassero-un-test-della-competenza-appunti-per-i-candidati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2020\/01\/04\/e-se-le-elezioni-regionali-diventassero-un-test-della-competenza-appunti-per-i-candidati\/","title":{"rendered":"E se le elezioni regionali diventassero un test della competenza? Appunti per i candidati"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-976\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/palazzoregione.jpg\" alt=\"\" width=\"293\" height=\"183\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" srcset=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/palazzoregione.jpg 914w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/palazzoregione-300x187.jpg 300w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/palazzoregione-768x480.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 293px) 100vw, 293px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">{module Firma_redazione}Nelle prossime settimane chi ha un minimo di interesse per la politica si ritrover\u00e0 spesso a porsi con gli amici una domanda semplice a cui rispondere non \u00e8 facile. La domanda \u00e8 grosso modo questa: ma alle prossime elezioni regionali del 26 gennaio, per chi dovremmo votare? Rispondere non \u00e8 facile, ma per quanto possa essere arduo e spericolato esprimersi sui candidati, soprattutto del nostro territorio, potrebbe essere utile mettere insieme un po\u2019 di buone ragioni per orientarci. La prima ragione riguarda Pasqualina Straface, la cui candidatura riveste ormai un\u2019importanza che va al di l\u00e0 della semplice contesa regionale, poich\u00e9, alla luce della recente sentenza che l&#8217;ha assolta dalle infamanti accuse che le pendevano addosso, l\u2019ex sindaco di Corigliano \u00e8 diventato uno dei simboli della malagiustizia nazionale, per cui potrebbe (e dovrebbe) raccogliere le simpatie di tutti coloro che ancora credono nella libert\u00e0 e che ancora di pi\u00f9 sono pronti a difendere quella presunzione di non colpevolezza prevista dall\u2019articolo 27 della Costituzione, costantemente ignorata da quel movimento di erosione delle garanzie individuali, rappresentato dal circo mediatico-giudiziario e da certe spericolate (e politicizzate) procure, che tanto male ha fatto e fa allo stato di diritto, che ci ha retrocesso da uomini liberi a sudditi in libert\u00e0 provvisoria. La seconda ragione riguarda invece tutti i candidati, che se vogliono essere candidati di svolta, devono impegnarsi per cambiare, e significativamente, il sistema sanitario regionale, attraverso una grande e non impossibile riforma, che avrebbe anche forti ricadute di tipo economico, poich\u00e9 lo sviluppo economico di una regione va di pari passo con l\u2019efficientamento della spesa sanitaria, come \u00e8 stato dimostrato, ad esempio, in Lombardia, dove se nel 1995 la spesa sanitaria occupava il 70% del bilancio regionale, oggi, pur in presenza di un servizio superiore, tanto da attrarre molti calabresi, si \u00e8 ridotta al 50%, dando cos\u00ec a questa regione la possibilit\u00e0 di investire tutte le risorse risparmiate in ambiti importantissimi per la crescita di un territorio, come la cultura, il sociale, i trasporti, l\u2019occupazione, l\u2019agricoltura, l\u2019industria, l\u2019artigianato, il turismo, i giovani, il lancio delle startup. E ci\u00f2 grazie alla liberalizzazione del sistema, attuata seguendo il principio di sussidiariet\u00e0, che mette al centro il paziente. In Lombardia, infatti, un malato decide dove farsi curare, in strutture pubbliche o private o convenzionate, e la retta viene sempre e comunque pagata dalla Regione. Sono scomparse le liste d&#8217;attesa e le casse regionali hanno visto forti risparmi. Tanto che oggi 5 euro ogni 10 del bilancio regionale sono utilizzati per altro. La ragione numero tre che potrebbe dare al governo regionale la linfa che oggi non ha, pu\u00f2 essere riassunta nel trinomio istruzione \u2013 imprenditorialit\u00e0 \u2013 interconnessione, perch\u00e9 questa regione ha bisogno di un\u2019offerta d\u2019istruzione d\u2019eccellenza, di un\u2019infrastruttura istituzionale che permetta a chiunque di intraprendere, di innovare, di creare valore e occupazione velocemente e di un elevato livello d\u2019interconnessione fra gli individui, sia all\u2019interno della regione sia con l\u2019esterno. Tutte politiche che hanno la specifica caratteristica di attrarre persone e capitali e quindi d\u2019incentivare lo sviluppo del territorio.&nbsp;La quarta ragione riguarda una regione che se vuole vivere, come dice la sua classe dirigente, di mercato e nel mercato e non di quell\u2019assistenzialismo romano che ha avuto esiti disastrosi, dovrebbe ridare agibilit\u00e0 al mercato, rimuovendo gli ostacoli che hanno reso la Calabria inospitale per gl\u2019imprenditori, e in genere per quanti creano ricchezza e occupazione, e tra questi ricorderei la criminalit\u00e0 organizzata, la cultura dell\u2019illegalit\u00e0, l\u2019alta pressione fiscale, un centralismo asfissiante, una burocrazia oppressiva, inefficiente e criminale, stipendi pubblici che, per il loro alto livello e per le garanzie di stabilit\u00e0, disincentivano il lavoro privato, un pessimo funzionamento dei servizi pubblici (perch\u00e9 l\u00ec dove i servizi pubblici funzionano meglio ci sarebbero pi\u00f9 imprese insediate e pi\u00f9 imprese che funzionerebbero meglio), l\u2019uniformit\u00e0 del mercato del lavoro che impedisce di passare dalla contrattazione collettiva nazionale a quella aziendale se non individuale, una societ\u00e0 che non \u00e8 stata sufficientemente dotata di capitale sociale, che \u00e8 poi quella grandezza intangibile che ha a che fare con il senso civico dei cittadini, con la fiducia verso gli altri e con la partecipazione alla vita comunitaria. La quinta e ultima ragione, infine, \u00e8 propedeutica a tutte le altre, poich\u00e9 ha a che fare con quel \u201cfederalismo concorrenziale\u201d che potrebbe dare vitalit\u00e0 a un\u2019area che pur avendo tutti i problemi di una regione debole non ne ha i vantaggi, perch\u00e9 quando un territorio \u00e8 povero per attirare investimenti, che potrebbero farlo crescere anche al ritmo dell\u20198% all\u2019anno, dovrebbe poter decidere autonomamente sulle materie che abbiamo citato in precedenza, e cio\u00e8 sul livello del costo del lavoro, della tassazione e della regolazione e sull\u2019entit\u00e0 degli stipendi pubblici, che poi, insieme con la grande quantit\u00e0 di denaro prodotto altrove, che finisce per indebolire la societ\u00e0 e accrescere la dipendenza dalla politica di lavoratori, imprese e professionisti, sono le ragioni pi\u00f9 vere del dissesto calabrese. E per \u201cfederalismo concorrenziale\u201d s\u2019intende quello capace di riconoscere potest\u00e0 legislativa esclusiva, in molte materie che oggi sono di competenza dello Stato, delle regioni o di entrambi (come la sanit\u00e0, l\u2019istruzione, il fisco, il lavoro, la previdenza e la burocrazia), a un ente regionale sufficientemente grande, in modo da ripartire il costo principale del suo funzionamento su un numero adeguato di persone, contenendolo, e sufficientemente piccolo per consentire un controllo efficace dei cittadini sulle decisioni politiche locali, che avendo il potere di tassare e regolamentare la propriet\u00e0 e la vita dei cittadini, sarebbe sottoposto al principio di concorrenza con altri enti regionali dello stesso livello. Con indubbi benefici per gli enti pi\u00f9 efficienti, che cos\u00ec attrarrebbero pi\u00f9 capitali e pi\u00f9 residenti, e forti penalizzazioni per quelli meno efficienti, perch\u00e9 un governo locale che tassa e regola i suoi cittadini e le sue imprese pi\u00f9 dei suoi concorrenti, sar\u00e0 inevitabilmente soggetto a emigrazione del lavoro, del capitale e degli individui, e cos\u00ec condannato a impoverirsi e perdere gli introiti fiscali futuri. Senza dimenticare, ovviamente, che un decentramento competitivo avrebbe anche il merito di contribuire al ricambio (e al miglioramento) della classe dirigente calabrese, poich\u00e9 se si verificassero condizioni sfavorevoli (sotto ogni aspetto) ci sarebbe una maggiore motivazione dei cittadini residenti a sbarazzarsi di chi ha operato male e ha contribuito a rendere il territorio pi\u00f9 povero perch\u00e9 poco appetibile sotto l\u2019aspetto economico e sociale. Capisco che proporre e attuare queste riforme sia difficile, maledettamente difficile, ma penso che i nostri candidati debbano provarci, perch\u00e9 solo cos\u00ec possono puntare a far crescere quelle isole felici di buona impresa privata e di buona amministrazione pubblica che in Calabria esistono, e a riscattare quelle isole infelicissime in cui impresa e amministrazione fanno schifo e per le quali questa elezione \u00e8 forse l\u2019ultima scommessa di chi non ha pi\u00f9 nulla da perdere. A tutti i migliori Aguri di buon anno.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma_redazione}Nelle prossime settimane chi ha un minimo di interesse per la politica si ritrover\u00e0 spesso a porsi con gli amici una domanda semplice a cui rispondere non \u00e8 facile. La domanda \u00e8 grosso modo questa: ma alle prossime elezioni regionali del 26 gennaio, per chi dovremmo votare? 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