
{module Firma_Edilberto de Angelis}L’epidemia da coronavirus, nonostante sia diventata una fenomenale arma di distrazione di massa, non ci ha sottratti dalla possibilità di riflettere sulla nostra quotidianità e notare così alcune virtù e soprattutto alcuni vizi del nostro paese. A livello politico, ad esempio, il coronavirus non ci ha impedito di individuare con chiarezza qual è la linea non troppo sottile che divide una politica (o un politico) che prova a essere responsabile e una politica (o un politico) che tratta la responsabilità come se fosse una malattia. Vedere, per credere, ciò che è accaduto a Vaccarizzo Albanese, dove di recente un sindaco irresponsabile ha licenziato, forse con un po’ di fretta, un dipendente comunale perché affetto da una malattia che gli dava un’inabilità parziale (parziale) al lavoro. Qui, il coronavirus non ha impedito di rendere evidente quanto possa essere pericoloso, per il sindaco di un comune, piccolo o grande che sia poco importa, prendere provvedimenti per risolvere un problema capaci nel giro di poco tempo di creare un altro problema ben più grave, in questo caso legato alle persone e alla loro sopravvivenza. Ecco perché l’azione del sindaco di Vaccarizzo, tale Antonio Pomillo, può essere valutata oggi da altri sindaci del territorio o solo da chi si occupa di politica, come un esempio da non seguire se non si vuole finire nell’elenco dei politicanti piuttosto che in quello dei politici. E’ un po’ la differenza, volendo parafrasare James Freeman Clarke, che passa tra chi guarda alle prossime elezioni, e quindi ai propri interessi e orticelli personali, e chi, invece, guarda alle prossime generazioni, e quindi alla tutela degli interessi generali, tutelando, così, i più deboli, anche a costo di rischiare qualcosa. E questa differenza non si ferma solo all’aspetto politico, ma si trasferisce anche a quello personale, poiché investe i sentimenti, le sensibilità, il cuore, l’umanità che un politico deve possedere, soprattutto quando governa un piccolo comune. E poi, non dobbiamo dimenticare, che il coronavirus non ci impedisce di mettere in luce una grave patologia per così dire culturale della nostra società che è l’omertà. Infatti, è capitato, proprio in occasione del caso del dipendente licenziato nel comune di Vaccarizzo, di notare l’assoluta indifferenza, probabilmente dovuta al non volersi inimicare il “potente” o il prepotente di turno, di cui comunque si potrebbe avere bisogno in futuro, per un qualunque diritto che qui diventa favore, con cui gran parte della popolazione di quel piccolo paese, in cui, tra l’altro, si conoscono tutti, ha accolto la notizia del licenziamento. Non ha mostrato né solidarietà né simpatia. Capirete che si tratta di un atteggiamento inaudito, poiché la popolazione di un Sud in cui la malapolitica e la criminalità organizzata sono i principali ostacoli al suo sviluppo, non può vivere nella inconsapevolezza di come funzionano il sistema politico-clientelare e quello mafioso e non può non ricordare in ogni momento della propria esistenza che la loro forza è direttamente proporzionale alla capacità della gente di essere omertosa e così di cooperare inconsapevolmente coi cattivi politici e coi mafiosi. E’ così che si difende l’avvenire dei propri figli, delle proprie imprese, del proprio territorio: non fuggendo di fronte alla mafia e alla malapolitica, i quali trovano nell’omertà il loro brodo di coltura, ma affrontandole. Ecco, come la crisi generata dal coronavirus non ci ha impedito di squadernare davanti ai nostri occhi alcuni guai del nostro territorio. E quando si riuscirà a tenere sotto controllo questa speciale e grave influenza stagionale, noi dovremo chiederci se non sia arrivato il momento di occuparci delle influenze strutturali che debilitano il nostro territorio con la stessa violenza di un virus molto pericoloso. O no caro Pomillo e cari cittadini di Vaccarizzo, Calabria, Italia Meridionale.
