
{module Firma_redazione}Pensavo, ispirandomi a un grande intellettuale (che usò la stessa frase per i lombardi), “che soltanto ai calabresi dovrebbe essere consentito scolpire odiografie per la propria terra”. Per cui, dopo il post apparso sul sito di easyJet, secondo cui a tenere i turisti lontani dalla Calabria sarebbero mafia e terremoti, più che l’indignazione di routine dei politici calabresi, tutti schierati diligentemente, come bravi balilla, contro la compagnia aerea britannica, che, udite udite, avrebbe compromesso il buon nome e l’immagine (?) di una regione onesta (?), piena di tesori naturalistici e culturali in cui vivono persone eccezionali (?) che danno il massimo di sé quando vanno all’estero (guarda caso), mi sarei aspettato che qualche pensatore libero e politicamente scorretto lanciasse un grido di dolore, dando ragione agli inglesi e ammettendo che soprattutto per via della mafia la nostra regione vive una condizione disperata e miserabile. Ovviamente, tutto ciò non è accaduto: un po’ per viltà e un po’ perché come capita tutte le volte che qualche “forestiero” parla male della Calabria, anche nella maniera grottesca di easyJet, nei calabresi scatta quell’istinto tribale che li porta a compattarsi contro il nemico esterno e perciò a descrivere la loro regione come una specie di paradiso terrestre. La solita immagine da cartolina illustrata, patinata, fatta di belle cose, edificanti, che purtroppo non esiste o esiste solo nella mente di alcuni. Si continua, così, a nascondere la polvere sotto il tappeto, senza capire che qui, piuttosto che la solidarietà tribale, ci sarebbe stato bisogno di qualche coraggiosa testa di cazzo che spiegasse, anche alla disinvolta e perfida Albione, che questa regione in effetti qualche problema, grosso, che le impedisce di crescere, anche attraverso una maggiore presenza di turisti e investitori, ce l’ha eccome e forse non solo per la presenza dell’organizzazione criminale più potente del mondo, ma per il tasso di evasione fiscale e di sommerso tra i più alti dei paesi avanzati, per la peggiore sanità, la peggiore scuola, la peggiore giustizia e la peggiore e più corrotta burocrazia d’Europa, per un dissesto idrogeologico che ha la stessa pericolosità dei terremoti (come fu per il campeggio di Soverato o, per restare nella nostra città, per lido Sant’Angelo spazzati via qualche anno fa da potenti alluvioni), per un’illegalità diffusa e una mancanza di capitale sociale da paura che nessun paese civile si sognerebbe di avere e per un abusivismo edilizio e un inquinamento che compromettono la qualità della vita di molte città (non iconiche) e località turistiche. E ciò avviene perché questa regione ha una classe dirigente pessima, da manicomio, da anni sottomessa dall’imbecillità e dagli uomini di quella ndrangheta che rappresenta il suo principale ostacolo sulla via dello sviluppo. Uomini che seppur apparendo, nei racconti dei mafiologi, scaltri, inafferrabili e potentissimi, in realtà sono degli autentici bifolchi, analfabeti e spesso cretini, i quali facendo inspiegabilmente cagare sotto fior di pavidi galantuomini, sono riusciti a dominare l’intero territorio calabrese, determinandone la tragica arretratezza. Per cui potremmo anche avere le intelligenze e i tesori naturalistici e culturali di cui straparla qualcuno, ma se non sono sfruttati a dovere per incapacità e codardia della classe dirigente è come se non li avessimo. Con la conseguenza che la gente muore di fame, scappa o campa di espedienti, in certi casi criminali, e di sussidi e impiego pubblico, il che è lo stesso, perché gli investimenti privati, anche nel settore del turismo, se ne stanno alla larga da questa regione, per paura di una criminalità efferata, di cui dovrebbero occuparsi magistrati, carabinieri e soprattutto psichiatri. I quali avrebbero il compito di spiegare il motivo per cui la criminalità organizzata, nonostante sia guidata da persone ignoranti, cafone e spietate, da anni riesca a farla franca e a sottomettere intere aree del nostro territorio, impoverendole, e la classe dirigente calabrese (pur con le dovute eccezioni, ci mancherebbe), che non riesce a liberarsene. Ciò è forse il segno che nessuno ha mai pensato di combatterla seriamente questa criminalità. Sembrerà paradossale, ma se la mafia è rappresentata dai boss che conosciamo, allora vuol dire che tanto difficile da combattere e sconfiggere non dovrebbe essere. Per cui possiamo dire che se uomini di così basso livello riescono da tanto tempo a tenere in pugno un territorio vastissimo e a sfuggire alla giustizia, significa che coloro i quali li combattono invano sono di un livello ancora più basso. Così come risulta di basso livello il fatto che seppur siano trascorsi tantissimi anni da quando il fenomeno ndrangheta ha cominciato a interessare pesantemente la Calabria, siamo ancora qui a discuterne negli stessi noiosi modi e a indignarci quando qualcuno ci fa notare che noi siamo anche mafia oltre che sole, mare, nduja e bellezze naturali. Ciò vuol dire che si continuano a fare tante parole inutili e pochi fatti. Ecco perché vorremmo che la criminalità organizzata smettesse di essere argomento retorico, di cui molti saccenti della nostra classe dirigente si servono per far passare l’idea che loro con la mafia non c’entrano e che almeno due terzi della società calabrese sono perbene, poiché ignorano malcostumi e nefandezze della criminalità. Questo desiderio della maggioranza dei calabresi di non essere confusa con una minoranza che delinque in maniera pesante pur essendo legittima non è condivisibile. Dicono, che insistere nel mettere a fuoco una questione marginale, per quanto grave, quale la ndrangheta (come ha fatto easyJet), contribuisca allo sputtanamento di tutta la regione, dipinta all’esterno come un territorio di malaffare dove trovare una persona onesta è difficile. È vero, ma è anche vero che la ndrangheta sta in Calabria, per cui è qui che bisogna agire per eliminarla e se la classe dirigente locale fa poco o niente per bonificare il territorio calabrese vuol dire che in qualche modo ne è complice. Ecco perché fanno bene coloro i quali ogni tanto ci ricordano come ci vedono all’estero e che questo della ndrangheta è un affare tutto nostro, che possiamo sbrogliare solo noi, calabresi. Anche se, con la classe dirigente che ci ritroviamo, difficilmente ci riusciremo. Forse perché vogliamo che prevalga lo status quo, che in fondo fa comodo a tutti. Perciò, ce lo teniamo. Noi, giornalisti da strapazzo, per ora, non possiamo farci niente, al di là di qualche articolo politicamente scorretto. Per cui, auguri e figli maschi, magari senza palle, come i rampolli della nostra classe dirigente, complice della ndrangheta e di tutte le mafie (con le dovute eccezioni, è ovvio).
