Editoriali

Dateci un fucile per evitare altri Willy e Maria Paola

{module Firma_redazione}Molti, dopo gli episodi di violenza dei giorni scorsi, in cui hanno perso la vita Willy Monteiro e Maria Paola Gaglione, la ragazza di Caivano uccisa dal fratello per una relazione omosessuale, si sono chiesti: ma se i due ragazzi e i loro accompagnatori avessero avuto un’arma le aggressioni avrebbero avuto lo stesso tragico epilogo? Probabilmente no è la risposta. Ed è una risposta che ci fa incazzare, perché ci ricorda che in questo paese a quei due ragazzi indifesi, così come a qualunque altro cittadino onesto, oggi alla mercé di violenti e criminali d’ogni risma, sarebbe stato (ed è) negato il diritto alla difesa personale. Un diritto che in Italia, nonostante l’aumento della violenza, continua a restare un tabù, perché c’è una visione statalista della società, che spinge la gente a pensare che l’unico soggetto legittimato all’uso difensivo della forza sia lo stato. Per cui, nonostante i dubbi sulla capacità dello stato a difenderci, la condanna di questa libertà naturale dell’uomo, che è appunto il diritto alla difesa personale, resiste, così come resiste l’incapacità a capire che in una in società violenta come sta diventando la nostra, c’è la necessità che la gente possa armarsi per difendersi non solo dai criminali ma da gente che pur non essendo criminale pensa che “picchiare sia una moda”, come ha detto di recente un quindicenne scampato per miracolo a un’aggressione. E noi, da libertari convinti, non possiamo che essere d’accordo, perché se ogni uomo ha diritto alla proprietà privata, anche del proprio corpo, che è un diritto naturale preesistente a qualunque legge dello Stato, deve anche avere il diritto a difenderla, questa proprietà, in caso di aggressione violenta. E, badate, a farci diventare sostenitori del diritto alla difesa personale non sono solo motivazioni di natura etica o culturale, ma anche considerazioni utilitaristiche. Perché chi vuole imporre una legislazione proibizionista, in fatto di armi, dimentica una cosa fondamentale: queste leggi saranno rispettate solo dalle persone oneste, perbene, mentre i delinquenti e i violenti se ne infischieranno tranquillamente. Ciò vuol dire che proprio grazie al proibizionismo certi soggetti delinqueranno più volentieri perché, a priori, sanno già che avranno a che fare con cittadini inermi e dovranno guardarsi solo dalle forze di polizia (palesemente insufficienti e di certo meno tempestive e motivate a reagire di chi subisce direttamente una violenza o un attacco ai propri averi). Se invece, delinquenti e violenti, sapessero di avere a che fare con cittadini armati, e pronti a difendere la propria vita e i propri beni, ci penserebbero due volte prima di commettere un misfatto, poiché saprebbero che i rischi, nell’aggressione, sarebbero molto alti. Pensate un po’ all’effetto deterrente che avrebbe avuto sui balordi che, nei giorni scorsi, hanno ucciso barbaramente Willy e Maria Paola il fatto che i due ragazzi presi di mira potessero avere un’arma. Io penso che il concreto rischio di una reazione delle vittime, non più indifese, avrebbe avuto un effetto ben superiore a un battaglione di carabinieri. Di più: la possibilità di essere armati fa crescere anche l’altruismo. Infatti, è scientificamente provato che chi si trova in tasca una pistola più facilmente andrà in aiuto di chi si trova in difficoltà, di chi è aggredito. Resta da fare, in chiusura, un’ultima considerazione. Quelli che si oppongono, oggi, alla liberalizzazione delle armi sono di solito coloro i quali vivono in zone del territorio sicure e di pregio. Ebbene, a costoro vorrei far provare l’esperienza di tanti onesti cittadini che operano (e vivono) in zone del nostro territorio, come ad esempio Caivano, che definire incivili e insicure è ben poco. Forse, dopo, cambierebbero idea e riconoscerebbero a tutti il diritto di armarsi e difendersi. Il tutto in un’ottica di pari opportunità tra aggressori e aggrediti. Su questo, nei prossimi giorni, chiederemo ai cittadini cosa ne pensano.