Editoriali

Gattuso e la responsabilità dell’esempio

Se a qualcuno, oggi, a bruciapelo, si chiedesse cos’è il calcio, inevitabilmente quel qualcuno ci risponderebbe che il calcio è un intreccio di interessi, denaro, affari e null’altro. Una risposta tutto sommato prevedibile, visti i tempi, ma di sicuro una risposta imprecisa, parziale, perché il calcio più che un produttore d’interessi economici, è ancora uno straordinario produttore di simboli e miti di cui l’uomo continua ad avere bisogno, nonostante la modernità. E ciò avviene perché il calcio, checché se ne dica, è ancora l’unico sport che rafforza le appartenenze, rivelando così le passioni e i sentimenti di un’intera comunità. E qui a Corigliano ne abbiamo un esempio: Rino Gattuso, che da tempo è una specie di toccasana per le frustrazioni quotidiane di questa comunità, che in passato, non avendo mai avuto simboli così forti di riscatto, ha sempre pensato che il proprio destino di marginalità, non solo calcistica, fosse segnato, anche per via di un tratto caratteriale tipico dei meridionali: il vittimismo, che tra l’altro andando a braccetto con l’autocommiserazione ha creato una certa incapacità dei meridionali a prendersi la responsabilità dei propri disastri, le cui conseguenze, al di là delle origini storiche di questo fenomeno, che vengono da lontano, sono rappresentate dall’idea di pretendere tutto dagli altri, soprattutto dallo Stato, senza pensare a rimboccarsi le maniche e far conto sulle proprie risorse, sulle proprie forze, proprio come ha fatto Gattuso sin da ragazzino. Anche perché il vittimismo è un sentimento che si autoalimenta: scoraggia il fare e quindi contribuisce a creare quelle condizioni che lo giustificano. Ci sarebbe da aprire un grande dibattito su questo argomento, che ci porterebbe sicuramente lontano dall’oggi e, soprattutto, dal personaggio Gattuso, appena nominato c.t. della nazionale di calcio, che poi è un evento che sembra sconfessare la narrazione vittimistica di questa terra, perché vincere tutto quello che Rino Gattuso ha vinto nella sua carriera, contando solo sulle proprie forze e sulla propria determinazione, che lo hanno portato alla guida della nazionale, potrebbe influenzare, positivamente, la psicologia collettiva della nostra terra. Le mentalità non cambiano ovviamente dall’oggi al domani, ma gli esempi contano e non poco. Soprattutto se vengono da un fattore di forte aggregazione e appartenenza quale è appunto il calcio. Ecco perché, da questo punto di vista, saremo tutti tifosi della nazionale di Rino Gattuso, che per dei meridionali postunitari potrebbe sembrare un ossimoro, anche se non lo è.