Editoriali

Il vero Natale è consumista e identitario, ditelo ai preti

Il Natale sarà anche la festa più bella dell’anno, l’unica che si aspetta ancora con entusiasmo, ma che palle quelli che te la rovinano dicendoti che ormai è solo una festa consumista e sprecona, perché loro, che ne capiscono il vero significato, a un Natale lussuosista preferiscono un Natale pauperista, anche se poi non vedono l’ora di fiondarsi nei negozi importanti a fare acquisti di lusso. Chiaramente, dovendo scegliere, io opto per il primo, perché al di là dell’overdose di traffico e pacchetti, che sono una gran rottura di coglioni, il Natale è proprio questo: lo diceva perfino San Francesco, che esortava ogni cristiano a essere in questa occasione “largo e munifico”, mettendo in tavola i cibi più preziosi e più rari proprio per solennizzare la nascita del Salvatore, cui i Re Magi, per omaggiarne divinità e regalità, non regalarono stracci, ma oro, incenso e mirra. E poi, lasciatemelo dire, il Natale lussuosista è anche solidale, poiché il lusso è un formidabile volano occupazionale. Infatti, il cosiddetto superfluo è indispensabile a tanti lavoratori, per cui smettere di regalare cravatte, guanti, orecchini e borsette significherebbe far crollare comparti produttivi a forte impiego di manodopera specializzata, che altrimenti non saprebbe di che vivere. E allora, a chi pensa che lusso, consumi e regali oscurerebbero il messaggio semplicemente natalizio del Natale, cosa dovremmo dire, se non che il Natale è proprio questo: un dono, che fu originato da Dio quando decise di donare agli uomini il proprio figlio, allo scopo di cambiarne il destino. Perché se gli uomini, anche quelli che non credono in Cristo come figlio di Dio, hanno diritti, lo devono proprio al cristianesimo. Perché, i diritti umani, la libertà e l’uguaglianza non sono nati con l’illuminismo o con le rivoluzioni laiche del ‘700. Non è stata la “ragione”, come ci hanno insegnato a scuola pessimi maestri, a liberarci “dall’oscurantismo” religioso, perché l’albero delle libertà occidentali ha radici molto più profonde. Infatti, se guardiamo al mondo pre-cristiano, ci accorgiamo che l’individuo non aveva valore in sé. Valeva solo in base alle sue capacità o alle sue forze. I deboli, gli schiavi, i bambini indesiderati, i malati e i disabili venivano scartati senza pietà. Era la legge del più forte. Non esisteva l’idea che ogni essere umano avesse una dignità “sacra” e inviolabile. E questa non era un’idea politica, era un fatto totalmente associato alla fede, che ha avuto conseguenze politiche devastanti per i tiranni: se siamo tutti figli dello stesso Padre, allora nessun uomo può essere padrone assoluto di un altro uomo. Ma qui sorge il problema enorme che stiamo vivendo oggi. Se togli Dio dall’equazione, su cosa si basano i nostri diritti? Sulla biologia, che insegna che il forte mangia il debole? Oppure sul consenso della maggioranza, che può decidere in qualsiasi momento di toglierti tutto (com’è avvenuto nei totalitarismi del ‘900)? Senza un fondamento trascendente, i diritti umani restano opinioni, non verità assolute. Non puoi mantenere la dignità umana cristiana senza il Dio di Cristo. Se l’uomo è solo materia accidentale e non “immagine di Dio”, allora i suoi diritti sono concessioni dello stato. E ciò che lo stato dà, lo stato può togliere. Ecco perché difendere le radici cristiane non è arretratezza, ma l’unica garanzia per la libertà futura. Solo se i diritti sono pre-politici allora siamo davvero liberi. Il cristianesimo è l’unico argine che impedisce al potere di turno di ridefinire cosa è “giusto” o “sbagliato” a suo piacimento. Un concetto che dovrebbe essere ricordato soprattutto a coloro che della religione dovrebbero essere i custodi: i preti. Non tutto il clero, ci mancherebbe, ma tutto il clero responsabile dei presepi tendenziosi e faziosi di cui si parla in questi giorni. L’apostasia del clero cattolico è impressionante, così com’è impressionante l’entusiasmo che mostra per un’africanizzazione che significa islamizzazione, ma almeno fino all’Epifania si potrebbe adorare esclusivamente un bambino di nome Gesù? Proviamoci.