Editoriali

Un cuore a pezzi (per il rumore)

Eh sì, caro direttore, l’inquinamento acustico è una minaccia concreta, non solo per la nostra tranquillità, ma anche per la nostra salute e per la nostra qualità della vita. Lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’esposizione prolungata a livelli di rumore superiori a 55 decibel può provocare disturbi del sonno, stress, ansia e problemi di concentrazione. Non solo. “È il primo fattore di rischio esterno per il cuore, perché danneggia tutte le arterie e crea uno stress ossidativo all’interno delle cellule”, parola di cardiologo, confermata, tra l’altro, dall’ultimo rapporto, del 2025, a cura dell’Agenzia europea dell’Ambiente che parla di morti premature e di malattie cardiache, diabete e depressione. La tesi del documento è evidente: un’esposizione cronica soprattutto al rumore del traffico contribuisce ad alzare le statistiche, sarebbero almeno 110 milioni le persone a soffrire di stress e insonnia. In particolare, le persone danneggiate dal rumore del trasporto stradale sono 92 milioni, quelle dal rumore del trasporto ferroviario 18 milioni, mentre le lese dal rombo dei motori dell’aereo 2,6 milioni. Non c’è da stupirsi se i problemi di udito sono in aumento e solo in Italia coinvolgono 7 milioni di persone – pari al 12,4% della popolazione – ed è la percentuale più alta tra i principali Paesi europei. Forse non tutti sanno che i rumori superiori a 140 decibel, come esplosioni o spari, possono causare danni irreversibili al timpano. Anche una esposizione costante e prolungata a rumori superiori a 85 decibel può provocare la perdita dell’udito (ipoacusia), invece suoni ad alta frequenza (tra i 2.000 e i 5.000 Hz) possono danneggiare i nervi dell’orecchio. Sono da considerarsi ad alto rischio pure i botti e i fuochi d’artificio, così come i martelli pneumatici che producono spesso un inquinamento acustico che va oltre i 90-100 decibel a breve distanza. La legge sull’inquinamento acustico (447 del 1995) parla chiaramente di “fastidio o disturbo al riposo o alle attività umane, pericolo per la salute, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi”. E allora, perché non applicarla con maggiore rigore questa legge? Alle autorità l’ardua risposta.