Editoriali

Processione o bordello?

Ma è possibile che non ci sia nessuno, all’interno della grande comunità dei credenti, a cominciare da quella locale, che almeno una volta nella vita alzi la voce per condannare, con senso di umiltà e responsabilità, come fecero in passato grandi papi, come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, i cattivi esempi che arrivano dal suo interno? È possibile che nessuno, ad esempio, si indigni per il clima da postribolo in cui ormai si svolgono i riti della Santa Pasqua? È possibile che non ci sia nessuno disposto a chiedere a preti e vescovi di incazzarsi, pubblicamente, per le insopportabili sconcezze che avvengono durante la Settimana Santa? E poi, perché la comunità dei fedeli (almeno quelli veri e più sensibili, se ancora ci sono) tace di fronte al triste spettacolo di riti, quali la tradizionale visita “ai Sepolcri” o la processione del Venerdì Santo, che si dovrebbero svolgere in un clima di raccoglimento, di silenzio, di meditazione e di preghiera, perché la preghiera è essenzialmente silenzio, ormai trasformati in bisbocce popolari? Come può, la comunità dei credenti, accettare, in silenzio, che le funzioni della Via Crucis siano trasfigurate, trasformate in feste di piazza, sagre popolari, poiché si svolgono in un insopportabile disordine, con gente che schiamazza, urla, ride, chiacchiera, pur sapendo che il chiacchiericcio è deleterio per la vita spirituale? Come può sopportare che sia sparito quel senso di dignità, di rispetto, di mistero, di sacralità, di umiltà, di consapevolezza che dovrebbe accompagnare un rito così bello e essenziale perché legato allo spirito di sacrificio, alla salvezza e a un’attenta riflessione sul senso della vita, sull’essere uomini, sul Dio fatto uomo. Ma soprattutto, dove sono finiti i preti, i fedeli, che sull’esempio dei grandi papi abbiano il coraggio di ribellarsi e chiedere perdono per aver permesso una simile degenerazione, che tra l’altro avviene sotto gli occhi di una classe dirigente che è anche distratta protagonista di questi riti e che non può trovare interesse solo nel fatto di esserci. Ecco un tema serio su cui si dovrebbe discutere e magari anche litigare, dividersi. È la perdita del senso del sacro, in una società sempre più priva di valori cristiani, che dovrebbe indurci a riflettere e a pensare alla necessità di una vera e propria rivoluzione spirituale, che in qualche modo ci riporti alla profonda tradizione popolare della Settimana Santa e in particolare del Venerdì Santo, un tempo vissuto come una giornata di lutto, silenzio e totale astensione dalle attività domestiche e lavorative, dedicata alla spiritualità e alla riflessione in famiglia. Io non sono cattolico praticante, ma se lo fossi cercherei d’impedire con tutti i mezzi che uno spettacolo così indecente possa ripetersi ancora. Anche a costo di sospendere questi riti. Un po’ come fece Cristo, quando scacciò i mercanti dal Tempio non perché fosse contrario ai commerci, ma perché i mercanti avevano cominciato a esagerare.