Editoriali

Non confondiamo la libertà di stampa con lo smerdamento

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Che coraggio e che tempismo perfetto questi de La Gazzetta del Sud. Uno legge i loro articoli e dice: però, questi sono coraggiosi ed esercitano la critica del potere. Cazzo che fegato: sono così forti e autorevoli che proprio mentre arriva, al municipio di Corigliano, la famosa commissione d’accesso agli atti, voluta dal prefetto di Cosenza, per una delle sue visite di ruotine, che tanto stanno facendo soffrire e chiacchierare la città, ecco che, forse per darle un aiutino, tirano fuori dal cilindro un articolo in cui danno notizia (ma guarda tu che trovata geniale) di una vecchia sentenza della Corte dei Conti di Catanzaro, non definitiva, per fortuna, che negli ambienti conoscono tutti e che riguarderebbe due alti funzionari comunali: l’avvocato Antonio Longo, dirigente dell’avvocatura generale, e il dottor Gianfranco Santo, guida finanziaria dello stesso ente. I quali secondo la “bella storia” raccontata, seppur tardivamente e con molta enfasi, da una corrispondente locale in cerca di lettori, disinvolta perché forse solo ora informata (da chissà chi e chissà perché) di un fatto vecchio come il cucco, sarebbero stati condannati per un danno erariale, di circa 27000 euro, provocato alle casse comunali. Tutto vero? Un cazzo! Perché l’articolo in questione, dal taglio scandalistico e da cui vien fuori l’ennesimo fantasioso quadro allarmante della gestione delle casse comunali, in realtà è una delle tante bufale pubblicate, in questo periodo di commissione d’accesso, sul comune di Corigliano, poiché non racconta tutta la verità sulla vicenda o quanto meno omette informazioni essenziali per capire dove stia la verità. Ciò perché la giornalista, per lo slancio emotivo che dà a ciò che scrive e pubblica (e che secondo alcuni avrebbe potuto catturare l’attenzione di qualche lettore incazzato ma non quella dei commissari prefettizi, che hanno obiettivi diversi), ci dà l’impressione che l’episodio sia appena accaduto (quando in realtà non lo è, trattandosi di sentenza del primo aprile 2016), che la stessa sentenza sia definitiva (quando non lo è, e l’articolo contribuisce a fare confusione, poiché non dice che la sentenza è stata appellata, a luglio del 2016, presso gli organi giurisdizionali competenti), che per la stessa ipotesi di reato la procura generale della repubblica di Castrovillari aveva disposto, già da tempo, l’immediato proscioglimento dei due dirigenti coriglianesi. Tutte informazioni che l’opinione pubblica avrebbe potuto leggere comodamente sull’articolo se solo il prestigioso giornale messinese e la sua incauta corrispondente avessero avuto meno ansia da scoop da asilo infantile e più il buon senso di verificare anticipatamente le notizie e pubblicare, successivamente, tutte le precisazioni inviategli dall’avvocato Longo, come usa fare il buon giornalismo. Invece così non è stato. Ora, ho sempre pensato che la stampa locale pubblichi un sacco di scemenze, soprattutto contro chi detiene il potere, magari perché vuole darsi un tono o una rozza patina d’indipendenza, perché ha dei padroni, perché bisogna vendere e c’è la pubblicità da far arrivare presso la gente, che, per dirla con grossolanità, detesta chi comanda e ne vuole il sangue e perciò è portata a leggere, con avidità, tutte le stupidaggini che sanguinano. Ma quando le scemenze oltrepassano il limite della decenza, rischiando di essere strumentalizzate per trasformarsi in una campagna di smerdamento di uomini perbene, che qualcuno, chissà perché, vorrebbe far passare per ladri, ecco che diventano inaccettabili. Il giornalista di oggi, anche quello di ridotte capacità mentali e culturali, quindi più facilmente condizionabile, più che diffondere notizie vorrebbe formare le coscienze, come un tempo l’intellettuale, e di fronte a un potere pubblico fragile, che non può sfuggire al suo ricatto sistematico, cerca d’imporre l’isteria dell’indignazione popolare, contro ogni possibilità di discutere, analizzare, trovare soluzioni. “Il mondo giornalistico – come scriveva qualcuno più importante di noi – è divenuto un antipotere. Esercita una sorta di censura a priori dell’azione politica e amministrativa, la qualifica da subito con la formula del sospetto e dell’indegnità … Ciò a cui aspirano i giornalisti, con curiosa mescolanza di moralismo e di libertarismo che è molto nello spirito del tempo, è l’incapacitazione dei poteri”. Qui naturalmente si parla di cose serie, di élite degenerate, non di sveltine o veline a ruota libera, non di uscieri di procura che elzevireggiano alla puttanesca. Ma colpisce questa aspirazione a incapacitare qualunque potere, oggi attacchiamo Geraci e i dirigenti comunali più solidi in attesa di trovare quelli buoni, poi arrivano quelli che sarebbero buoni e scopriamo subito che sono peggio dei vecchi, magari con l’aiutino di qualche commissario disinvolto, colpisce, annoia e inquieta questo antipotere dei bassifondi che si scambia per moralismo libertario e cerca di darsi anche qui, nella perfida periferia, una vernice di rispettabile ideologia civile. Con il cretino collettivo a spellarsi le mani nella più demente delle platee, tutti al seguito dei moralizzatori moralizzati.

 

P.S. Qui di seguito, pubblichiamo integralmente le note inviate dall’avvocato Antonio Longo alla Gazzetta del Sud e mai pubblicate (o pubblicate solo parzialmente).

Al Direttore Gazzetta del Sud

Messina

segreteriadiredazione@gazzettadelsud.it

Al Responsabile Redazione di Cosenza

Gazzetta del Sud

cronacacosenza@gazzettadelsud.it

Alla Sig.ra Antonella Balestrieri

Corrispondente Gazzetta del Sud

Corigliano Calabro

rose.balestrieri@alice.it

OGGETTO: Richiesta formale di rettifica, immediata, di notizia giornalistica del 05.05.2017. (Due alti funzionari comunali condannati per danno erariale – Comune di

Corigliano Calabro).

Il contenuto dell’articolo di stampa in oggetto presenta delle lacunosità evidenti volte a tutti i costi a strumentalizzazioni gratuite.

La vicenda in atti, con elementi certi in termini temporali, è frutto di un procedimento già definito presso la Procura Generale della Repubblica di Castrovillari con provvedimento definitivo di proscioglimento dell’ipotesi di reato contestata.

La vicenda della Procura della Corte dei Conti di Catanzaro è frutto di una diversa

interpretazione ed in contrasto al provvedimento della Procura Ordinaria di Castrovillari; la Sentenza della Corte dei Conti dell’ 1.04.2016 e stata debitamente opposta, in appello e presso l’Organo Giurisdizionale di competenza in Roma in data 15.07.2016 ed ancora a tutt’oggi non ha sortito alcuna statuizione.

La sentenza Sezione Regionale della Corte dei Conti, richiamata nell’articolo pubblicato in data odierna, è del 01.04.2016, nel mentre l’articolo giornalistico parla di una Sentenza di condanna al risarcimento (definitiva) emessa nei giorni scorsi; da ciò si evince l’elemento caratterizzante la strumentalizzazione in atti, ove la libertà di stampa appare solo volta a raggiungere un obiettivo: abbattere e/o denigrare gratuitamente le persone il cui fine occulto, per tale comportamento, non è dato da sapere.

Gli elementi così circostanziati ed inseriti nell’articolo giornalistico de quo sono

finalizzati solo a creare un evidente clamore mediatico senza per questo dare una notizia dotata di elementi certi e senza il rispetto di quanto garantito costituzionalmente nel disposto di cui all’art. 27 2° comma.

La violenza mediatica con cui è stato pubblicato il detto articolo è di evidenza denigratoria e strumentale e si richiede che, nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge, la presente nota di rettifica e risposta venga attuata e pubblicizzata con la medesima enfasi con cui è stato prodotto e pubblicizzato l’articolo giornalistico del 05.05.2017;

si rileva infine che detto articolo doveva essere rispettoso nel contenuto della notizia e non produrre un giornalismo d’assalto volto solo al predetto clamore mediatico con evidente discredito delle persone; (Tutte le locandine e/o Blog del territorio sono tappezzate di tale condanna di detti funzionari).

Comunque tutti gli strumenti giudiziari da azionare a salvaguardia e difesa, dei propri diritti ed interessi, saranno posti in essere a carico sia di colei che ha redatto il detto articolo, che in capo alla redazione del giornale cui la presente è indirizzata e che ha pubblicato il citato articolo.

                                                                             Avv. Antonio Longo

Corigliano Calabro 05.05.2017

Al Direttore Gazzetta del Sud

Messina

             segreteriadiredazione@gazzettadelsud.it

                  Al Responsabile Redazione di Cosenza

           Gazzetta del Sud

             cronacacosenza@gazzettadelsud.it

           Alla Sig.ra Antonella Balestrieri

                Corrispondente Gazzetta del Sud

                    Corigliano Calabro

               rose.balestrieri@alice.it

OGGETTO: Ulteriore nota a precisazione e contestazione all’articolo del 05.05.2017.

                   (Due alti funzionari comunali condannati per danno erariale – Comune di

                  Corigliano Calabro).

            

         Lo sconcerto per come si è evoluta la vicenda in atti, richiamando l’intero contenuto della mia nota di Rettifica del 05.05.2017, non pubblicata nella sua interezza ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 8 della Legge n. 47/1948, è a dir poco dotato di elementi grotteschi se non fossero stati connotati dalla cattiva educazione e dalla scorrettezza che l’hanno fatta da padrone.

            Infatti benché siano stati offerti elementi certi su quanto oggetto di rettifica, la risposta ha “partorito” un articoletto giornalistico volto ad offendere l’intelligenza delle persone ed in particolare quella del sottoscritto.

            Intanto la redazione avrebbe dovuto spiegare da quale fonte giornalistica ha preso contezza del fatto per poi riportarlo sulla propria testata, se è vera l’offerta giustificazione che sia stata “ripresa” la notizia da altre testate (giornalismo d’assalto – copia/incolla? – io ritengo solo che l’unico elemento certo è “strumentalizzazione e clamore mediatico”). Vorrà la redazione che legge la presente integrativa prendere atto che nessuno “scoop” giornalistico vi era da portare all’attenzione di chi legge, ma solo un oscuro disegno per allontanare le responsabilità di alcuno – (sarto professionale) – dando in pasto tale “notiziola” ormai “vecchia” di oltre un anno fa, agli speculatori del momento, pensando bene di fuorviare “chissà chi”.

            La redazione ha voluto “ridicolizzare” la persona del sottoscritto con un articoletto di risposta e rettifica “insignificante” a fronte di un articolo a caratteri cubitali, con tanto di “condannati” e con tanto di foto della sede Municipale del Comune di Corigliano Calabro.            Resta fermo l’intero contenuto della nota a mia firma del 05.05.2017, così come resta ferma l’amarezza della pubblica gogna cui il sottoscritto è stato “volutamente” sottoposto, diversamente non si comprende il perché del trafiletto con carattere in grassetto, per offrire più risalto alla notizia, quando si dava per certa una “Sentenza emessa nei giorni scorsi dalla sezione regionale della Corte dei conti”, trafiletto che manca non solo nella forma ma anche nello stile allorquando invece bisognava dire che alcuna sentenza era stata emessa nei giorni scorsi. Questa la differenza tra “il giornalismo”, quello vero, che ha l’unico scopo della notizia, e “un giornalismo” che nessun beneficio produce se non quello di vendere le copie del giornale, forse ai più questa sottile differenza è sconosciuta (Le foto delle locandine sono la prova provata del disegno oscuro, cui direttamente e/o indirettamente la redazione si è prestata).

            Ogni altra considerazione sull’argomento de quo, a tal proposito, appare superflua ed ininfluente ed è come lottare contro i mulini a vento.

                                                                                      

                                                                                                         avv. Antonio Longo