Editoriali

Ecco come s’inventa un sindaco mafioso

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Bisogna essere dei pazzi per correre dietro alle notizie e ai pettegolezzi di queste ultime ore in tema di proroga della commissione d’accesso, ma due o tre cose si possono ancora dire. La prima: in maniera imprudente alcuni organi d’informazione (e alcuni strani personaggi che operano dietro le quinte) continuano a raccontare vicende inverosimili che coinvolgerebbero, in qualche modo, il sindaco della città. Dicono, ostentando una sicurezza che si presenta sotto forma di feuilleton: sicuramente la commissione chiederà una proroga del proprio mandato, poiché ci sono nuovi dossier, inviati da alcuni funzionari comunali, che fanno paura, tanto da spingere il sindaco a riunire in tutta fretta la maggioranza e a rivolgersi a un politico calabrese di peso, presente nel governo Gentiloni, che non sarebbe Minniti, per avere notizie e per stabilire il da farsi. Non escluse le proprie dimissioni. Insomma, mi sembra che alcuni galantuomini raccontino (o provino a raccontare) false notizie, che la gente, in questo momento, non ha nessuna voglia di sentirsi dire. Ma non è questo il punto. Il punto è che da giorni, per un motivo o per l’altro, un pezzo della nostra sgangherata classe dirigente (attraverso le sue protesi giornalistiche) continui a tenere sulla graticola della maldicenza e della volgarità il sindaco e la nostra città, esponendoli a una gogna mediatica senza precedenti, che tra l’altro non meritano e non giova a nessuno. La loro immagine è finita in rete, una rete capace di avvolgere e stritolare chiunque. Ecco perché mi chiedo: dopo quello che state leggendo sulle pagine della stampa (e sui social), che per le strade comincia a diventare sputtanamento generale, c’è ancora qualcuno che ha dubbi sulla necessità di trovare una forma di regolamentazione (se non addirittura di censura) nella pubblicazione di certe notizie? Io non ne ho. Spesso le persone meritevoli e conosciute (e soprattutto invidiate o considerate, per qualcuno, ostacolo per il raggiungimento di certi obiettivi, che di politico hanno poco) sono colpite da malvagità o finiscono perseguitate. E’ facile passare dalla popolarità all’insulto. Anche per la persona più nobile, basta uno schizzo di fango e subito c’è gente che incomincia vigliaccamente a trovarle difetti, a scoprire errori, colpe che vengono inventate dall’oggi al domani per chissà quali scopi. Quanta gente di valore è stata schiacciata in questo meccanismo. C’è una misteriosa vicinanza fra la fama e il ludibrio. La stessa gente che gridava “evviva il sindaco” ora, di colpo, grida “abbasso il sindaco”, senza apparente motivo e con una violenza dissennata. Però, attenti, questo brusco mutamento d’opinione non avviene spontaneamente, è sempre opera di qualcuno che odiava già da prima e approfitta del momento adatto per cercare di convincere gli altri al fine di raggiungere i propri scopi, non sempre leciti. Infatti, tutti coloro che emergono, che sono ammirati e voluti bene, come appunto Giuseppe Geraci, hanno sempre dei nemici che li odiano e li invidiano in modo feroce. Finché sono amati, ammirati e hanno potere, queste persone mediocri, piene di livore e di odio, brontolano, mugugnano ma non possono fare altro che rodersi il fegato e sognare la vendetta nei confronti di chi ha successo. Ma appena la persona di valore si indebolisce, magari perché qualcuno lo accusa ingiustamente, le scatenano contro una campagna di calunnie e di diffamazione, diffondono ogni tipo di menzogne, urlano allo scandalo e la fanno apparire un farabutto. E poiché sono decisi e organizzati pensano di trascinare, in questo vortice mefitico, anche gli altri. Certo, ci sono molte persone che non si fanno convincere, perché sanno valutare la differenza tra il vero e il falso, ma c’è sempre qualcuno (debole) che li segue come un gregge di pecore. Così una minoranza di stupidi, di invidiosi, di malevoli e di vili spesso riesce a portare alla rovina chi è migliore di loro manovrando la diffidenza, i sospetti e la credulità della gente. La terza: la speranza che il sindaco si dimetta. La fretta con cui in alcuni ambienti, anche politici, circola questa voce delle dimissioni, “per evitare l’onta dello scioglimento”, ci sembra un altro elemento di viltà e di deterioramento civile e morale del nostro tessuto sociale, perché in questi casi, un sindaco lo si difende, lo si protegge, si crede alla sua onestà, alle sue assicurazioni di correttezza, finché non compaiano e si affermino per valide prove contrarie. Così fa una classe dirigente seria e soprattutto responsabile, che quando decide di scendere nell’arena politica lo fa con correttezza e lealtà, senza trucchi o inganni. Proprio perché le accuse sono una cosa seria e grave, bisogna distinguere tra puttanate e reato. Se tutto finisce nella stessa poltiglia mediatica, nella stessa chiacchiera da marciapiede, magari per opportunismo, anche le vicende serie perdono credibilità, e questo non aiuta nessuno. Nessuno di noi deve fare la parte del giudice, lasciamo a chi di competenza di fare il proprio dovere, possibilmente nella massima serenità, invece di mettere bocca su tutto, perché non dobbiamo dimenticare che la differenza tra un semplice cittadino e una vera classe dirigente sta nel fatto che nei periodi sani e forti coincidono, in quelli decadenti si separano. E poi, la nostra democrazia ha bisogno di una classe dirigente (e politica) seria, per questo trovo gravi e irresponsabili certe cadute, più d’intelletto che di stile. Io non so cosa succederà da qui a qualche giorno. A naso escluderei ogni ipotesi di scioglimento del consiglio. So di certo, però, che il prossimo anno si voterà per le comunali. Per questo non mi preoccupa il destino del galantuomo Giuseppe Geraci, che potrebbe anche rompersi i coglioni di vivere in una città del genere, ma il nostro, se una qualsiasi elezione dovesse consegnare la città nelle mani di certa gente. La stessa che oggi tifa per l’eventuale proroga della commissione d’accesso agli atti e per lo scioglimento. Che miserabili.