Editoriali

Giovani, imparate a disobbedire

{module Firma_direttore}In più di un’occasione mi son chiesto qual è, o quale dovrebbe essere, la funzione di un giornale, soprattutto se diffuso dalla rete. E la banale risposta che ho dato, a caldo, a questa altrettanto banale domanda è sempre stata la stessa: deve informare. Ovviamente, questa funzione è indispensabile per la sopravvivenza di una moderna democrazia, perché lì dove c’è maggiore informazione, c’è una stampa libera, ci sono cittadini più liberi, più consapevoli del loro ruolo e, quindi, dei loro diritti e delle loro scelte politico-istituzionali. Infatti, più il cittadino sa, più è informato, più è capace di scegliere bene e liberamente la propria classe politica e soprattutto di difendersi da essa e dai suoi inevitabili soprusi. Tuttavia, ho sentito dire che la stampa, soprattutto quella d’orientamento liberale se non libertario, dovrebbe svolgere anche un ruolo formativo, e cioè dovrebbe anche preoccuparsi della formazione del cittadino-elettore-contribuente, a cominciare da quello più giovane. Questo compito, capirete, non è facile, perché per poterlo svolgere bene sarebbe necessario uno spirito missionario che il liberale, per natura e formazione culturale, non ha né ha mai posseduto. Perciò penso che sia necessario, a questo punto della nostra esistenza, che anche per il liberale (ahimè) sia arrivato il momento di indossare i panni del missionario, del predicatore. E deve farlo perché ha delle grosse responsabilità, soprattutto nei confronti dei giovani, che crescono imbevuti di idee e concetti, statalisti, completamente sballati. E’ arrivato il momento, anche per noi opinionisti liberali, di dare inizio a un’opera di educazione popolare senza timore di chiamarla così. E lo dobbiamo fare soprattutto attraverso la stampa libera. Dicevamo, dunque, educazione popolare. E affinché essa sia penetrante ed efficace è necessario che sia libertaria o, se il termine non vi spaventa, anarchica, ovviamente del tipo individualista. Io penso che sia arrivato il momento della ribellione democratica, perché una democrazia si mantiene in vita solo se i cittadini sanno ribellarsi quando è ora, e questo, forse, è il momento giusto. Ma molti si chiederanno da dove si dovrà cominciare. Semplice: dall’abbattimento del pericoloso mito della “legalità”, e cioè da quel concetto che dice: “la legge è sempre e comunque giusta e rispettabile”. Credo che, a questo punto, sia necessario fare dei giovani e soprattutto dei giovanissimi dei disertori civili, insegnando loro, sin da piccoli, che se le leggi sono immorali non vanno rispettate ma cambiate. Se, ad esempio, una maggioranza politica (illiberale) stabilisce, come avviene oggi, che al povero lavoratore debba essere confiscato dallo Stato, sotto forma di “tassazione”, anche il 65 per cento del proprio reddito (frutto di onesto lavoro) oppure che la mano armata dello Stato (Equitalia e Agenzia delle entrate) applichi, sui ritardi nel pagamento delle tasse, sanzioni e interessi che fanno raddoppiare le somme dovute (così come fa un usuraio quando chiede il 100% di interessi sul denaro dato in prestito), la legittimità (e l’onestà) di tali comportamenti è sempre giustificata da una qualche legge statale, anche con valore costituzionale, che camuffa quello che in realtà è un crimine. Così com’è avvenuto in passato quando leggi dello Stato hanno introdotto le discriminazioni razziali nella Germania nazista e nell’Italia fascista. Leggi contro l’umanità, che potevano essere rispettate? Perciò è evidente quanto questo principio sia sbagliato: è una norma palesemente immorale, che viola i diritti umani, alla quale non si può e non si deve sottostare, obbedire. Perciò abbiamo l’obbligo morale, dettato proprio dalle leggi di natura, di mettere in evidenza, insegnandolo ai giovani in modo che diventi loro patrimonio genetico, che l’ubbidienza alla legge spesso è immorale e la ribellione alla legge (liberticida) è, viceversa, morale. Questi insegnamenti devono entrare a far parte del bagaglio culturale e intellettuale dei giovani, soprattutto dei bambini perché un’educazione alla libertà deve cominciare molto presto. Dobbiamo avere la capacità d’insegnare anche ai più piccoli molte cose, tra cui quella secondo cui lo Stato, quando è invadente, può diventare il principale nemico della società civile, della morale, della libertà, dell’economia e del benessere. Dobbiamo insegnare anche ai bambini che la ribellione a uno Stato liberticida, criminale e criminogeno (come quello che conosciamo) è sacrosanta. Anzi, dobbiamo insegnare loro che se non imparano a ribellarsi, disubbidendo, la democrazia, la libertà e la civiltà sono in pericolo. E poiché dobbiamo arrivare a tutti è bene che le nostre parole siano comprensibili da tutti. Per questo è necessario utilizzare strumenti di comunicazione di massa quali, appunto, la televisione, internet, la carta stampata, eccetera. Sarà questa la nostra missione. Dovremo farlo non per noi, per la nostra generazione, che forse non riuscirà mai a vedere i frutti dei nostri sforzi. Ma per le generazioni future, per i nostri figli, in cui bisogna necessariamente credere. Sono molto diversi da noi e per questo forse ci ascolteranno, anche per evitare che partecipino a convegni e dibattiti il cui tema, “i giovani e la legalità”, è un tema oltreché banale, pericoloso e evidentemente ossimorico.