Editoriali

San Sebastiano, patrono di Corigliano-Rossano

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Tempo addietro, una famosa reclame recitava: “Gli italiani hanno sempre avuto i loro santi preferiti”. E mai frase è stata più corretta per descrivere l’attenzione che ogni italiano dedica al proprio santo patrono. Pensate ai coriglianesi e alla loro devozione per San Francesco di Paola. Oppure ai rossanesi per San Nilo. Culti di due comunità, che la fusione tra le due città rischia di appannare, poiché, con l’avanzare di tale progetto, in alcuni ambienti, starebbe avanzando anche l’idea di un unico patrono, forse per evitare ciò che è accaduto a Lamezia, dove, dopo cinquant’anni dalla fusione di Sambiase, Nicastro e Sant’Eufemia, continuano a esserci tre santi con tre feste patronali (ma anche tre municipi, tre squadre di calcio, eccetera) e, con essi, nessuna identità lametina. E’ ovvio che dovendo stare sul concreto, ci si chiede se il patrono unico sia, per noi, cosa buona e giusta. I soliti beninformati dicono di sì, poiché, in ambienti religiosi, pare si stia pensando alla protezione della Madonna dell’Acheropita, per mettere tutti d’accordo. Dimenticando, però, che l’Acheropita, essendo uno dei simboli religiosi più solidi e antichi di Rossano, tanto che la cattedrale porta il suo nome e il 15 di agosto se ne celebra il culto, scatenerebbe ancora più polemiche e dissensi. Ecco perché consiglierei agli ambienti altolocati che si stanno occupando di fusione, di pensare a un santo patrono più indipendente, meno divisivo e soprattutto più utile, come potrebbe essere San Sebastiano, il quale essendo il patrono dei gay, oltre che della polizia locale e delle Confraternite di misericordia (e sappiano quanto bisogno ci sia, in questo momento, di sicurezza e misericordia), probabilmente ci farebbe entrare nelle grazie della lobby più potente del mondo (altro che Bilderberg e poteri giudaico-plutocratico-massonici), che così potrebbe diventare lo sponsor più importante e cazzuto della città unica, la quale senza sostegni forti, per far crescere cultura, turismo, economia, opere pubbliche e iniziative di livello internazionale (come potrebbe essere il Gay Pride), non riuscirà a fare molta strada, potendo oggi contare sul sostegno di quattro gatti che non contano un cazzo (tanto per stare in tema) e sulle elemosine che riuscirà a far scucire a uno Stato sempre più indebitato. E poi non sarebbe neanche un’idea blasfema, poiché oggi viviamo sotto un papato che si sta interrogando sul rapporto tra la Chiesa cattolica (in cui la comunità gay è molto influente) e una modernità che in Vaticano pensano sia rappresentata non tanto dalla scristianizzazione della nostra società, cui non bada più nessuno, neppure il papa, quanto dal riconoscimento delle unioni civili, della comunione ai divorziati risposati e della inesistenza dell’inferno e persino da un ritorno di fiamma per la teologia della liberazione. Tutti argomenti politicamente corretti, che potrebbero far pendere la bilancia della simpatia celeste dalla parte di San Sebastiano, martire e santo patrono di Coriglione. Pardon, di Corigliano-Rossano.