Editoriali

Nuovo comune: già verso il dissesto?

{module Firma_direttore}Ci stiamo concentrando molto. Forse non tanto quanto alcuni bizzarri esponenti del cosiddetto associazionismo locale, che ce la stanno mettendo tutta per dimostrare la massima serietà della fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano. Eppure, davvero, ci stiamo provando, anche noi ce la stiamo mettendo tutta, ma proprio non riusciamo a capire una cosa che ci sembra di una semplicità lineare: se fosse vero anche solo un decimo di ciò che sta uscendo fuori sul comune di Rossano, che non riesce ad approvare, da fine marzo, il proprio bilancio consuntivo, per via di forti squilibri e irregolarità nella gestione del fondo crediti di dubbia esigibilità e dei residui attivi degli ultimi tre anni (già venuti fuori nella comparazione contabile e finanziaria che le due amministrazioni fecero nel settembre scorso) né la relazione di fine mandato del sindaco Mascaro, si dovrebbe fermare l’intera classe politica e burocratica rossanese, che sta collaborando col commissario Bagnato, prima che comprometta, per dissesto, la stabilità finanziaria della futura città unica. Magari coinvolgendo la Corte dei Conti, che per mistero non è mai intervenuta per fermare la finanza allegra rossanese. Intendiamoci. Sappiamo che a vincere il referendum del 22 ottobre scorso sono stati i sì e sappiamo che la fusione tra le città di Corigliano e Rossano è, purtroppo, l’unico sbocco naturale di questa folle e idiota decisione popolare (seppur di minoranza). Ma sappiamo anche che per far nascere la terza città della Calabria, occorre qualcosa di più. Occorre, prima di tutto, capire se chi la guiderà sarà nelle condizioni giuste per ben governare e non fallire. E per questo, potremmo essere di fronte, in futuro, a un sindaco e a una maggioranza di governo della città unica, che rischiano di andare subito in dissesto finanziario, poiché si troveranno tra le mani bilanci in rosso, sconquassati da amministratori e funzionari rossanesi, che, per superficialità e irresponsabilità, per non dire altro, hanno permesso che nei loro rendiconti, ultimo dei quali difficile da approvare, non ci fosse sufficiente copertura per il fondo crediti di dubbia esigibilità. Che poi è una somma che si deve accantonare, per legge (e a garanzia di eventuali mancati introiti), dopo aver fatto pulizia tra i residui attivi. Così, se da una parte c’è il comune di Corigliano, che questa operazione di copertura e ripulitura l’ha fatta già a metà marzo (quando ha approvato, in consiglio comunale e con le proprie risorse umane, il consuntivo, nel quale ha accantonato ben 17 milioni di euro), dall’altra c’è Rossano, che, seppur non avendo mai approvato il consuntivo, in un documento ufficioso di queste ultime ore pare abbia cercato di mettere, in questo fondo, coprendosi di ridicolo, prima 800 mila euro, poi, quando qualcuno si è reso conto della stronzata che si stava consumando, ben 34 milioni di euro, tenendosi però in pancia 70 milioni di residui attivi, che non sono stati ancora ripuliti. Una follia, di fronte alla quale chi ha a cuore l’interesse della nascente città unica, affinché sia davvero solida, dovrebbe chiedersi, da una parte dove è finita la proverbiale “efficienza” dei rossanesi, vista la scarsa affidabilità degli uffici finanziari di Rossano, che permettono che le cifre ballino in questo modo balordo, dall’altra dovrebbe avere la forza di dire che se la folle ed eversiva finanza creativa dei rossanesi non sarà sistemata e se non sarà spiegato che le eventuali sofferenze del bilancio della città unica potrebebro nascere proprio dalle sciocchezze commesse dagli amministratori e dai funzionari rossanesi, che hanno campato a debito (grazie alle numerose anticipazioni di cassa, che nessuna magistratura contabile ha mai contestato e sanzionato), nessun cittadino e nessun pezzo della classe dirigente di Corigliano permetterà che si dia il via libera alla città unica e all’elezione del suo sindaco e del suo consiglio comunale, anche a costo di scendere in piazza. O i rossanesi accetteranno di essere commissariati sul serio, accettando cioè di non dire e non scrivere più sciocchezze, come quelle consegnate in questi giorni caldi al commissario, e accettando di non dire più leggerezze come quelle consegnate ai cronisti da qualche comico involontario, o a essere commissariata dovrà essere necessariamente questa fusione, per evitare che in futuro lo sia la città. E commissariare questa fusione significa solo una cosa. Significa scommettere sulla razionalità dei cittadini-elettori. Significa scommettere sull’idea che giocare con la democrazia, con le istituzioni, con la legalità, con le tasche dei cittadini e con la buona fede di Bagnato e degli amministratori di Corigliano, non è solo una simpatica pagliacciata, o un “pasticcio” fatto di posizioni “vagamente scomposte”, come ha ammonito qualche giorno fa con vigore un autorevole esponente della politica rossanese. Le posizionivagamente scomposteoggi sono qualcosa di più. Sono indice di una pericolosità istituzionale impossibile da ignorare. Qualcosa che farebbe venire voglia di correre in piazza ad alzare le barricate. Qualcosa che farebbe venire voglia di processare, come Pasolini voleva fare con la DC nelle piazze, chi non ha detto una parola di fronte a un mix letale di comportamenti finanziari, giudiziari e politici al limite tra il demenziale e il criminale e che si trova su un versante opposto rispetto a quello che dovrebbe essere il nostro interesse cittadino. Qualcosa che farebbe venir voglia di dire che il commissario Bagnato, uomo serio e dal grande senso dello Stato, dovrebbe accettare di far partire la città unica solo a condizione che gli azionisti rossanesi del prossimo governo cittadino siano disposti ad ammettere una cosa semplice: che le furbate sono semplicemente incompatibili con il tessuto democratico e civile della terza città della Calabria e che chi le ha commesse dovrebbe vergognarsi e star fuori dalla politica. Vita natural durante. Altro che lezioni di civiltà.