{module Firma_Edilberto de Angelis} La Piazza, l’inchiesta, gli intermediari, la politica e i co-protagonisti dell’eterno canovaccio sul rapporto tra PA e affari: politici e costruttori, guardati spesso con sospetto nel loro insieme, al di là delle indagini in questo o quel nome. E infatti, al di là delle indagini sulle singole persone, l’operazione “Comune Accordo” solleva problemi ricorrenti e irrisolti che hanno a che fare con l’amministrazione della cosa pubblica: l’emarginazione della politica e il peso enorme della burocrazia (che spesso diventa intralcio, che favorisce il malaffare), l’eccessiva regolamentazione del settore dei lavori pubblici, il confine tra lecito e illecito. Insomma, un casino, da cui la classe dirigente che opera nella Corigliano che non conosce tregua mediatica, deve uscirne, magari chiedendo chiarezza, rispetto ai modi opachi di procedere della PA, e andando subito alla radice del problema. Perché, oggi, senza voler coprire alcuna responsabilità, il vero punto da affrontare è quello di una burocrazia ormai fuori controllo, senza limiti e padrona assoluta degli enti pubblici, a cominciare dai comuni, che stringe e immobilizza chiunque voglia investire e produrre. Per cui all’interno di una situazione pesantissima si muovono i più veloci, e la palude favorisce eventuali scaltrezze da un lato e inefficienze dall’altro. E quando si parla di burocrazia che immobilizza ci si riferisce non solo alle mille leggi e regole anche confliggenti, ma anche agli indirizzi che la PA dà soprattutto a livello comunale, dove manca una vera e propria certezza. Se le regole e i tempi nell’ambito delle procedure che riguardano i lavori pubblici e l’urbanistica fossero certi e contenuti probabilmente gli scandali che leggiamo non sarebbero così comuni. E poi, a complicare ancora di più le cose è la totale assenza della politica, dovuta al colpo di stato del 1992, l’anno in cui i partiti (tradizionali) furono prima delegittimati e messi in galera, e la chiave buttata via insieme con la credibilità delle istituzioni, e dopo estromessi dalle stanze in cui si prendevano le decisioni amministrative, con il famoso spoil system all’italiana, che ha creato una pessima separazione tra indirizzo politico e gestione. Un evento traumatico, criminale, che fu la causa di tutti i mali di oggi, poiché favorì la resa del ceto borghese e lo strapotere della burocrazia, dei media e della magistratura, perché, quando le decisioni sui lavori pubblici e l’urbanistica erano prese dalla politica, c’erano maggiore trasparenza e maggiore controllo, da parte del popolo. Pensate alla famigerata commissione edilizia comunale: lì, i politici, si scannavano per dare il via libera alle famose licenze edilizie, che poi firmava il sindaco, ma alla fine tutto si discuteva e si faceva alla luce del sole, perché oggetto di dibattito politico, in piazza, sui giornali, dove ognuno si assumeva le proprie responsabilità, davanti ai cittadini che comunque dovevano giudicare la classe politica anche su queste cose, magari non rieleggendola. In fin dei conti, e qui sta il dramma, i politici passano, perché sono eleggibili, giudicabili dal tribunale del popolo, i burocrati, che non lo sono, restano e decidono, nelle loro segrete e inaccessibili stanze, perché nessuno può guardarli, nessuno può giudicarli, nessuno può rimuoverli. E’ questa, oggi, la diversità rispetto al passato. Traumi come quello del 1992, che produssero corruzione e fine dello stato di diritto, devastazione dei partiti e turbolenta supplenza della classe dirigente burocratica e mediatico-giudiziaria, vanno superati, ma non con le manette e i processi mediatici, perché i loro effetti si cronicizzano, ma con la politica, che non deve avere paura di ripristinare il proprio primato, l’unico capace di garantire le condizioni del governo democratico, la restaurazione delle libertà civili e del rispetto loro dovuto, la reinstaurazione di un principio di legittimità nell’esercizio del potere che finora è mancato. Si può continuare a invocare una nuova etica pubblica, come fanno tanti imbecilli simpatizzanti dei 5 Stelle: in attesa del prossimo scandalo. Ma se si vuole cambiare davvero è necessario restituire alla politica la propria dignità. E ci dispiace per i tanti che ne soffriranno.
