
{module Firma _Teodoro F. Klitsche de La Grange}Ecco, scritto in latino appare più solenne come messaggio … La madre dei cretini (o degli stolti) è sempre incinta … Cosa ne sa quella povera madre di portare in grembo qualcuno che un giorno come un altro, dopo essere stato nominato ministro o eletto deputato o senatore, entrerà in un’aula parlamentare e inizierà a fare sfoggio della propria stupidità approvando una legge finanziaria che ci farà sprofondare, oltre che nel ridicolo, ancor di più nella spirale di declino, pessimismo e decadenza in cui siamo finiti da tempo. E ciò perché gli idioti continuano a credere che per crescere ci sia bisogno di più stato e più spesa pubblica (da finanziare in deficit) e non di riforme, perché pensano che, per quanto riguarda le tante cose che non vanno, siamo di fronte alla patologia di un sistema altrimenti sano e che bastino appropriate manovre correttive delle disfunzioni perché tutto funzioni a meraviglia. Dovrebbe invece essere ormai chiaro anche a un bambino (ma non ai cretini) che il nostro non è il caso del malfunzionamento di un sistema giusto ma, al contrario, il funzionamento normale di un sistema sbagliato. Non di manovre, di più stato e di nuova spesa si ha bisogno ma di riforme, non la gestione oculata dell’esistente, ma il suo radicale cambiamento. Ecco perché la sanità pubblica non va gestita ma riformata (magari privatizzando), la scuola pubblica non ha bisogno di pannicelli caldi ma di una radicale riforma che la sottoponga alla disciplina della concorrenza, la previdenza non può divenire sostenibile o equa solo grazie ad operazioni cosmetiche, deve essere drasticamente riformata, passando da un sistema a ripartizione a un sistema a capitalizzazione (come è avvenuto in Cile). E accanto a queste riforme che, oltre tutto sono condizione essenziale per riportare sotto controllo la dinamica della spesa pubblica, si deve perseguire con coraggio una vigorosa politica di sviluppo, fondata su una profonda riforma fiscale che incoraggi e premi il lavoro, il risparmio e gli investimenti, e una politica infrastrutturale, allargata ai privati, che fornisca all’Italia quelle grandi opere senza le quali la nostra competitività internazionale langue. I rapporti con i sindacati devono essere impostati su una corretta visione del loro ruolo costituzionale non su furbesche concessioni alla “concertazione”. Se queste cose non si fanno, i risultati delle politiche economiche continueranno ad essere ridicole e deludenti. Da cretini appunto.
