Editoriali

La fusione dell’odio e del rancore

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Un mio caro amico ingegnere mi dice che si è rotto le palle, e ha ragione. Gli parlano sempre della fusione le faccette di cazzo dei suoi amici e parenti, e lui, che non vuole proprio saperne di questa stronzata del comune unico, presentata come cosa buona e giusta, lui che non vuole essere incollato con banale e micragnosa insistenza ai cliché degli stupidi e intolleranti fusionisti, che spesso lo circondano e lo insultano, li manda comodamente a fare in culo. E fa bene, aggiungo io. E’ una reazione naturale, spontanea, che ci fa capire quanto ormai la fusione ci sia sfuggita di mano, perché da fatto storico o più semplicemente politico-istituzionale sta diventando una cultura o addirittura un’ideologia. E se come fatto storico di questa oscena fusione sappiamo già tutto, a cominciare dall’origine, dovuta alla volontà dei rossanesi di salvarsi il culo, nel senso di salvare, grazie al peso politico e contrattuale che potrebbe avere una città molto più grande e popolosa della Rossano attuale, i loro quattro stracci di uffici, tribunale in primis, che li sfamano, contando sull’aiuto della cosiddetta borghesia coriglianese, sempre pronta a vendere il culo al nemico, ciò che non sappiamo, invece, sono le conseguenze che la fusione può avere sulla nostra democrazia e sul nostro tessuto sociale. Infatti, viste le reazioni insulse e incontrollate, se non rabbiose, di molti suoi estimatori, c’è il rischio che possa trasformarsi, come abbiamo già detto, in un’ideologia, che, come tutte le ideologie, è un legno torto che può essere usato per scopi prettamente personali e avere perfino un aspetto violento, intollerante e criminale, divisivo (come sta avvenendo, ad esempio, tra i dipendenti comunali, ormai gli uni contro gli altri armati, o tra alcuni miei cari amici che mi hanno quasi levato il saluto), specie quando, attraverso un insopportabile profilo retorico, che la trasforma in un obbligo civico o addirittura in una religione civile, una sorta di pensiero unico dominante, potrebbe servire a cancellare, oltre che le tracce di fallimenti professionali e di precedenti imbarazzanti per una quantità di malinconici personaggi, ogni traccia di opposizione, di dissenso, di libertà. Ma, a tutto questo, nessuno si oppone. Neanche le nostre imbarazzanti e infide classi dirigenti, immobili per viltà o più semplicemente perché non hanno le palle e la cultura sufficienti per reagire e aprire un dibattito serio, duro, capace di far capire ai quattro cretini fusionisti e intolleranti di oggi che criticare o osteggiare una fusione che non è sentita, perché non è identità, memoria, tradizione, vissuto comuni, è anche un rispettabilissimo modo di essere di tanti, forse della maggioranza degli abitanti di questa città, forse. Ecco perché chi sostiene la fusione deve essere dunque cauto e tollerante, e anche più educato e meno ipocrita, in nome dei criteri essenziali di un paese libero e democratico, quali la critica, anche di sé stesso, il dissenso, che non possono essere mai messi fuorilegge o ostracizzati con metodi forzosi, violenti, volgari, nonostante rispettino le regole intrinseche del vivere libero e del coesistere civile. Il mio amico ingegnere ha dunque fatto bene a dire che si è rotto le palle, ha tutta la nostra solidarietà, la nostra stima, perché il fastidio per il dissenso squalifica chi lo prova, specie oggi, in una società aperta che spesso ha dimenticato i suoi valori fondanti oltre che sé stessa. E’ solo un occhiolino strizzato in favore del nostro amico e di quanti, e sono molti, combattono ancora oggi per bloccare una fusione che sarebbe insultante per le popolazioni e le vocazioni di questo territorio, con tutto il loro carico di miseria e nobiltà. Un mezzuccio demagogico scoperto e solo molto irritante, tipico di certi ambienti rossanesi. Poi che ci siano dei dementi che qui a Corigliano accettino che uno tra quattro o cinque banali, incapaci, ipocriti e stupidi personaggi, che pensano alla fusione come un evento per fare carriera, acchiappare qualche soldo e per far parlare tutta l’Italia, pensa di diventare sindaco della nuova città, è un prosternarsi dei coriglianesi alla loro inaudita imbecillità. Emmanuel Kant, nel libro “Scritti politici”, che i nostri fusionisti forse leggono ma non capiscono, scrive: “Il capo supremo deve essere giusto per se stesso e tuttavia essere un uomo. Da un legno storto come’è quello di cui l’uomo è fatto non può uscire nulla di interamente diritto”. Questa è l’essenza di una società libera, cari capetti o meglio, teste di cazzo della fusione.