Editoriali

Il sindaco passa, il burocrate resta

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Il sindaco e gli assessori, con i loro staff passano; la struttura burocratica rimane. Eppure nessuno, in questi giorni di campagna elettorale, vi ha fatto cenno: come se, una volta eletto un sindaco la città e il suo territorio fossero in grado di soddisfare i tanti bisogni di una cittadinanza quanto mai variegata e purtroppo disgregata.

La verità è che il buon governo degli enti locali dipende parecchio dalla qualità dei politici, ma dipende ancor di più dalla qualità delle burocrazie preposte ai servizi della collettività. Eppure di queste burocrazie, e specialmente dei vertici dei settori comunali, si sa poco o niente. Al massimo, in occasione delle elezioni, i candidati a sindaco (e neanche tutti) fanno qualche cenno alla revisione della macchina amministrativa. C’è qualcosa di più generico e approssimativo?

Naturalmente, ancor prima che ai candidati a sindaco (che comunque dovrebbero tranquillizzare gli elettori sulla loro capacità di guidare una macchina complessa, altro che onestà), è lecito chiedere agli amministratori uscenti: come funziona attualmente la macchina amministrativa? Qual è stata la valutazione dei responsabili dei vari settori? Hanno riportato buoni punteggi, tali da conseguire giuste gratificazioni economiche? C’è corrispondenza e proporzione tra valutazione, gratificazione ed efficienza di questo o quel servizio? E ancora: come procede la redistribuzione del personale, specie di vertice, tra i vari settori? Se non si fa in campagna elettorale un bilancio del genere, che gioverebbe sia ai candidati a sindaco sia ai dipendenti comunali, quando la si potrà fare?

Insomma, l’idea che tutto, nel bene e nel male della gestione, dipenda dalla sola figura del sindaco (magari perché mediaticamente più esposta e a volte simpatica) è un’idea fuorviante e, tutto sommato, sbagliata: perché un sindaco con la bacchetta magica non esiste. Quando si parla poco dell’apparato e della capacità dei politici di governarlo e indirizzarlo efficacemente è un brutto segno. Sorge il sospetto che i politici preferiscano sorvolare sul problema almeno per due ragioni. La prima: il timore di alienarsi la simpatia e la collaborazione dei funzionari, che è un rischio incombente e reale soprattutto dei politici impreparati. La seconda: una seria valutazione dei responsabili dei settori (e di tutto il personale) comporta pure, inevitabilmente, una valutazione della qualità dell’indirizzo politico-gestionale. Ma è bene non dimenticare che l’apparato è la spina dorsale dell’amministrazione e assicura la continuità organizzativa delle funzioni e dei servizi pubblici a beneficio dei cittadini e a garanzia dei loro diritti. Perché, appunto, il sindaco passa, il burocrate resta!