Editoriali

Mitridate re del Ponto

{module Firma_direttore}Più il tempo passa, al di là di elezioni e rielezioni, più è chiaro che il deficit più grave e più incombente e, perciò, più urgente, per il nostro territorio, è quello politico. Politico nel senso che le forze politiche continuano a rivelarsi molto al di sotto delle evidenti necessità di gestione e di indirizzo delle cose di questo territorio. E’ vero che ciò non è solo un nostro deficit. E’ così un po’ ovunque. E, tuttavia, il generale problema di insufficienza politica, che tutti, più o meno sentiamo, non vale a ridurre la gravità particolare che questo problema ha per noi.

E’ qui, dove abbiamo deciso di vivere, di far crescere i nostri figli, di svolgere le nostre attività, che si pongono alcuni tra i maggiori e peggiori problemi della vita pubblica, ed è qui che se ne nota la più deleteria ripercussione nella vita sociale. Inutile ricordare il perché. Solo un accecato pregiudizio ideologico o una sciocca indifferenza potrebbero contestarlo. Si parla dei servizi o della sanità? Si parla della disoccupazione o dei redditi? Si parla delle opportunità e delle possibilità di affermare in loco le intelligenze e le grandi e così spesso evidenti capacità dei nostri concittadini? Oppure la malavita organizzata e non organizzata? O delle amministrazioni pubbliche e della loro rispondenza ai compiti istituzionali? In tutto e per tutto siamo i peggiori.

Certo, è increscioso tornate e ritornare su questi temi. Essi sono presenti a tutti quelli che, per l’uno o per l’altro motivo, non vogliono chiudere o socchiudere gli occhi alla realtà. Ripetuti, però, ogni giorno, generano ormai, più che la solita noia di tutte le ripetizioni, una vera e propria insensibilità al significato profondo di ciò che si lamenta o si denuncia. E’ come se ingurgitassimo, ogni giorno in dosi minime e innocue, un cucchiaino di merda, ogni giorno un pochino di più, sicché la quotidiana somministrazione della merda, sedimentandosi nel nostro organismo, ci immunizzasse, per così dire, contro ogni porcheria che vediamo o sentiamo. E’ una specie di lenta assuefazione e immunizzazione rispetto a qualsiasi cosa faccia schifo nella vita individuale o collettiva. Da qui il termine “mitridatizzare” per ricordate Mitridate re del Ponto. Il quale temendo di essere avvelenato se ne premunì assuefacendosi al veleno, che prendeva in dosi minime ogni giorno.

Rispetto al nostro territorio la mitridatizzazione è, invero, completa, o quasi, e non da oggi, e lo si evince stando a contatto con l’opinione pubblica locale (soprattutto con la classe dirigente) che ormai sopporta di tutto, anche la criminalità più spietata e aggressiva. Qui il motivo dei nostri ritardi e dei nostri guai è evidente, al punto da essere continuamente agitato e riproposto, spesso anche in termini di sdegno, magari riscoprendo ancora più spesso, in maniera a volte sorprendente, l’acqua calda delle condizioni e dei gravi problemi del territorio (e del Sud in genere) per le quali si rispolverano proposte vecchie o vecchissime di intervento. E persino peggio sono, poi, quelli che manifestano indifferenza (se non peggio) nei confronti di chi parla di un nuovo meridionalismo (finalmente di tipo politico-culturale, finalmente liberale se non libertario) e danno a quelli che ne parlano la taccia di “vecchi meridionalisti” (se non peggio). Perché, naturalmente, il meridionalismo non può che essere, quanto meno, accattone se non peggio.

Quale meraviglia può esservi, ciò premesso, che, quando si parla di sviluppo del territorio (e non solo), non siano ascoltati neppure quelli che, manifestando da sempre insofferenza per quanti hanno volgarizzato e banalizzato il meridionalismo (riducendolo a una semplice questione di quattrini), o semplicemente del tutto trascurandoli o ignorandoli, sono ritenuti superatori del meridionalismo e che sembrano riscuotere l’interesse dei media? Quale meraviglia che, ormai, quando poi di sviluppo si parla davvero, tutto si concluda nelle tante genuflessioni di rito, e, nei casi migliori, in qualcosa, magari anche importante, ma, in fondo, insufficiente o impertinente?

La risposta della classe politica (e dirigente) locale, in tutti i periodi, è stata una risposta, a dir poco o niente, molto insufficiente. E’ vero che da una parte oggi ci si rallegra che i favori dell’opinione pubblica vadano tutti verso il centrosinistra, e dall’altra è evidente che il centrodestra stia oggi peggio di qualche anno fa, ma nessuno si rende conto che i partiti, qui, continuano a essere senza una guida sicura e un chiaro progetto politico. Ovviamente, la vera risposta sarebbe, invece, in primo luogo, una forte e molto positiva conduzione politico-amministrativa dei governi locali di questo territorio. Sarebbe un prestigio forte della nostra classe politica. Sarebbe una sua indicazione di grandi indirizzi non solo per il territorio ma per l’intero Sud. Sarebbe quel che tutti, in realtà, sanno, ma che una lunga mitridatizzazione aiuta a nascondere e a camuffare sotto altre spoglie, per interessi personali e di gruppo, il cui rapporto con gli interessi generali del territorio è così esile da riuscire invisibile.