Editoriali

Basta immigrati a piede libero!

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Purtroppo, i tanti immigrati che circolano liberamente sul nostro territorio diventano oggetto delle nostre attenzioni solo quando muoiono o si rendono protagonisti di episodi di degrado o violenza. Mentre ci sono del tutto indifferenti nella loro quotidianità, sebbene si sappia che molti sono a rischio perché senza lavoro e fissa dimora o addirittura ammalati.

Fino a poco tempo fa potevamo anche permetterci il lusso dell’indifferenza, poiché questi pensieri appartenevano ad altre realtà, soprattutto settentrionali o del nord Europa, dove i migranti si spostavano dopo essere sbarcati sulle nostre coste. Oggi, invece, che non siamo più terra di passaggio, grazie alla decisione di molti paesi europei di chiudere le loro frontiere, i problemi dell’immigrazione incontrollata rischiano di diventare una costante anche di casa nostra, dove sono sempre più numerosi gli stranieri che vi si stabiliscono e che hanno cominciato a dare qualche fastidio.

Di episodi che la gente del posto ormai non tollera più se ne potrebbero raccontare a bizzeffe: si va dai furti alle rapine, dall’occupazione di case e casolari fino alla vergogna di gente che si denuda per strada o si lava nelle pozzanghere, nonostante sia ospitata in centri di accoglienza.

Siamo, quindi, in una situazione di evidente emergenza, che dovrebbe indurre le nostre istituzioni locali a non sottovalutare più il problema, mostrando, in materia di immigrazione, di possedere coraggio e soprattutto la capacità di agire, in termini concreti e chiari, per monitorare il disagio e prevenire così casi di violenza o di degrado se non di epidemie.

Un risultato che si potrebbe ottenere, nonostante i pochi mezzi a disposizione dei comuni, in un sol modo: organizzando per bene una Polizia Locale capace di presidiare il territorio e tenerlo sotto controllo anche con l’aiuto dei cittadini, delle altre forze di polizia, delle strutture sanitarie e soprattutto delle associazioni di volontariato. Una tendenza, quest’ultima, che si sta imponendo anche in altre realtà europee, a cominciare dalla civilissima Gran Bretagna, in cui sono stati rivalutati i celebri “neighbour watcher”, che sono un po’ l’equivalente della nostra Protezione civile che così, magari con l’autorizzazione dei prefetti che potrebbero avvalersi delle norme del Testo unico di pubblica sicurezza, potrebbe essere utilizzata anche per prevenire danni e disagi provocati dagli immigrati.

Ci sarebbe solo da spiegare ai nostri amministratori, che il ruolo del poliziotto locale è cambiato, perché quello che oggi qualcuno ancora chiama impropriamente “vigile” ha assunto connotati assai diversi rispetto al passato, anche dal punto di vista normativo, trasformandosi nell’unico soggetto di polizia capace di garantire un controllo capillare del territorio (che conosce meglio di chiunque altro), poiché grazie a rapporti diretti e quotidiani con la popolazione, anche straniera, può raccogliere e verificare più informazioni possibili su persone e cose, che se girate rapidamente alle altre forze di polizia e alle amministrazioni locali in generale potrebbe rendere l’azione di queste ultime più celere ed efficace. E tutto in nome della voglia di controlli e di sicurezza, anche sanitaria, da parte di cittadini che vogliono vivere tranquilli. Non vi sembra un’esigenza legittima?