
{module Firma_direttore}L’odore di stantio, che sprigionano i tanti convegni organizzati da giovani professionisti per spiegare a una platea di gente annoiata, ma gioco forza interessata e famelica, come intercettare fondi europei per realizzare questo e quel progetto fumoso per favorire le attività produttive nel nostro territorio, è la prova che ancora esiste un universo segnato da povertà e miseria intellettuale, che indicano anche una scarsa voglia di riscattarsi o di rompere le barriere che ingabbiano vite e percorsi.
Un mondo di merda, che seppur fatto di giovani non concepisce nemmeno lontanamente l’idea di poter fare da soli nella vita, senza cercare aiuti e protezioni. Sembra che non esista altro obiettivo, in questo meridione, che voler essere aiutati e protetti e, quindi, farsi servi di qualcuno. Aiutati e protetti dal politico, dal comune, dalla regione, dallo stato o dall’Europa, poco importa. Quanta distanza da quel meridione che più massicciamente vorremmo che ci fosse, fatto di voglia di fare e costruirsi con le proprie mani il proprio futuro, di intraprendere, di essere liberi e di non dover chiedere nulla, di essere in una semplice parola uomini e non servi.
Un meridione di imprenditori non del servilismo e del sotterfugio, ma delle idee e delle innovazioni. La “questione meridionale”, di cui molti si riempiono la bocca, è tutta qui. Certo, non è facile che un popolo, anzi una massa amorfa di gente ridotta a bestie, che per secoli è vissuta all’ombra di sovrani, signorotti, boss, capibastoni, e da ultimo di uno Stato visto lontano e come una semplice mammella da cui attingere risorse, si ribelli; non è facile per un popolo siffatto riscattarsi. Ma è un popolo che, dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo, quasi sempre non ci ha nemmeno provato, non ha osato. Non ha perciò senso invocare la riapertura del fronte fallimentare del meridionalismo, come ha fatto di recente Renzi presentando l’ennesima elemosina dei patti per il Sud: la “questione meridionale” è la questione dei meridionali, tutti a loro modo complici di un mondo in putrefazione. Provate ad andare un po’ in giro per questo territorio e provate ad ascoltare la gente, soprattutto i giovani: l’odio per il capitale, l’imprenditore, il denaro, la competizione, la concorrenza, è profondo, come l’ostilità a chi vorrebbe portare un po’ d’aria nuova, che si chiama semplicemente libero mercato, in un contesto che è abituato a ripetere da secoli le proprie abitudini, i propri gesti, i propri errori. Ad amare coloro che lo incatenano, a desiderare quelle stesse catene. Ancora oggi, lamentele, vittimismi, complottismi, mai un’idea innovativa o una capacità vera di rompere col passato. E mai la capacità che è degli uomini liberi, di assumersi le proprie responsabilità. La responsabilità è sempre degli altri, in questo Sud di merda.
