Editoriali

La selva oscura della burocrazia comunale

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Dovremmo cominciare a pensare che la nostra burocrazia, anche quando non ha atteggiamenti criminali, sia la vera palla al piede di ogni sindaco. Prendete ad esempio il caso delle gare d’appalto: un settore delicatissimo, che, stando anche a quanto si racconta nelle stanze del municipio, alcuni dipendenti comunali avrebbero di fatto condizionato, utilizzando una serie di cavilli, divieti, rimbalzi di responsabilità e ritardi nel consegnare le carte (anche dopo pesanti sollecitazioni del sindaco e dei suoi legali) al fine di favorire alcuni imprenditori e penalizzarne altri. Trucchi vecchi come il cucco, direte, che fanno però capire come sia facile per la burocrazia essere complice di quel malaffare che inquina l’attività amministrativa e ostacola amministratori che spesso, per andare avanti, sono costretti a rivolgersi al prefetto, all’autorità giudiziaria o addirittura all’anticorruzione per la revoca di bandi importanti.

Ma questo è niente, trattandosi dello stato patologico della nostra burocrazia. Anche nello stato fisiologico, tuttavia, gli uffici della nostra sputtanatissima e inefficiente macchina comunale si comportano in modo analogo. Ad esempio, nel settore dell’edilizia, quello più ricco per capirci. Dove, giusto per citare un caso di scuola, spiccano, per tortuosità, le lottizzazioni, che spesso hanno un cammino lunghissimo, fatto, nell’ordine, di un piano da presentare agli uffici tecnici, un’approvazione in doppia lettura da parte di giunta e consiglio comunale, poiché tra la prima e la seconda lettura ci sono la pubblicazione all’albo pretorio e le eventuali osservazioni di cittadini e Regione, una convenzione da stipulare con il comune e poi finalmente il via ai lavori. I quali prevedono la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria, come le strade, e secondaria, cui deve provvedere il privato.

Come si capisce è una sequenza mostruosa, che, in un comune normale, potrebbe comportare anche un paio di mesi di tempo. Figuriamoci qui da noi, dove quei mesi rischiano di diventare sei, se non addirittura dodici, per via di uffici cronicamente lenti (chissà perché), anche se il problema non sta solo nei ritardi. Infatti, nel caso specifico di una nostra lottizzazione, l’iter, se vogliamo, è ancora più complesso, perché bisogna far sì che il comune, inteso come struttura burocratica, per approvare una lottizzazione e dare così il via libera ai lavori, controlli, con una certa attenzione, che tutto sia in regola. Quindi, che i privati abbiano eseguito pagamenti e fideussioni, esibito i titoli di proprietà dei terreni, che abbiano indicato le aree per pubblica utilità, sempre di loro proprietà, da mettere a disposizione dell’ente e soprattutto, una volta completato questo iter, abbiano realizzato, sempre sulle loro aree e prima di avere le concessioni edilizie, le opere di urbanizzazione previste dal piano stesso, a cominciare dalle strade. A volte, però, capita che pur non essendoci alcuna traccia di tutto ciò, le lottizzazioni siano approvate lo stesso. Anzi, capita addirittura che siano svincolate le fideiussioni assicurative depositate a garanzia delle stesse lottizzazioni senza che le opere di urbanizzazione siano state realizzate. Insomma, una specie di gioco delle tre carte, che se finisse sul tavolo di qualche magistrato zelante ne vedremmo davvero delle belle, altro che far finta di niente. Perché è proprio in situazioni come queste, piene di grovigli, rimandi, attese infinite, omissioni e autorizzazioni incrociate, che si infiltra chiunque voglia sfruttare a proprio vantaggio un sistema già perverso. Infatti, è facile capire che laddove occorre chiedere il placet a tizio, caio e sempronio, è più probabile che uno di quelli sia meno onesto degli altri e metta i bastoni tra le ruote al comune, impedendo così che si realizzi l’interesse pubblico. Una burocrazia più snella (e più onesta) e soprattutto più sotto controllo rispetto al passato, come si sta facendo oggi dalle parti del municipio, significherebbe invece non solo maggiore velocità ed efficienza, ma anche maggiore trasparenza e affidabilità, a tutto vantaggio dei cittadini.

È questo che hanno cominciato a capire i nostri amministratori. Nei gangli cancrenosi della nostra burocrazia tagliare certi fili vorrebbe dire anche eliminare quella sterpaglia che, nell’intrico della matassa, facilmente si infiltra. E invece, per alcuni, la situazione deve restare caotica e complicata com’è, per scoraggiare gli onesti e favorire i farabutti. Allora, ancor prima delle illecite ingerenze di questo o quel politico, di questo o quell’imprenditore, bisognerebbe estirpare una criminalità a monte, che si chiama selva burocratica. Una vera e propria calamità naturale.