
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Una premessa di contesto è d’obbligo per i nostri lettori: di inaudito in questa vicenda della commissione d’accesso al comune di Corigliano non è il fatto che il prefetto l’abbia inviata, ci mancherebbe, ma gli sforzi di una buona fetta della nostra classe politica (e dirigente) di strumentalizzarla, magari sperando in un nuovo scioglimento per mafia, giusto per minare il cammino dell’amministrazione Geraci. Sarebbe lotta politica, dicono, ma, consentitemi, pericolosa, brutale, poiché non è con la caccia alle streghe, pianificata da uomini senza scrupoli, magari di sponda con la stampa, che si vincono le elezioni. Anzi, una classe dirigente seria avrebbe rifiutato metodi che, oltre a sputtanare la città, a parti invertite si sarebbero definiti mafiosi, perché non bisogna dimenticare che il primo passo usato dalla mafia per sbarazzarsi di un nemico è quello di “mascariarlo”, e cioè di isolarlo stampandogli in fronte il segno del sospetto.
E’ una barbara pratica cui da anni siamo abituati. Non ci sarebbe niente di nuovo, se non che stavolta si è usato (e si è osato) mettere nel calderone persone al di sopra di ogni sospetto, in uno scenario che fa pensare a chissà quali intrighi. Noi non amiamo le dietrologie, ma in questo caso, trattandosi di mafia, pensiamo sia necessario andare alla ricerca di qualche indizio che ci possa far capire cosa avrebbe spinto il prefetto a nominare una commissione così autorevole, che, da quel poco che trapela, pare abbia trovato, al municipio, un clima disteso, sereno e di massima collaborazione (quindi non omertoso o di totale panico), sia da parte del sindaco e degli amministratori (con cui i commissari avrebbero avuto un lungo colloquio, cosa che di solito non fanno quando sentono odore di mafia) che della burocrazia. Segno che la commissione farà bene un lavoro, che la gente si aspetta finisca in tempi brevi, che sarà anche un’operazione di verità, visto che oggi, su questa faccenda, possiamo fare solo supposizioni, magari partendo dal presupposto che essendo il nostro comune sotto osservazione, perché già sciolto per infiltrazioni mafiose, tutto ciò che ha il sapore di marcio va all’esame del prefetto, comprese gare d’appalto e concessioni edilizie, sulle quali chi è chiamato a vigilare potrebbe aver voluto fare chiarezza, magari aiutato dal gran lavoro che ha svolto la Guardia di Finanza, che proprio in queste ore, nella sua relazione annuale, ci ha comunicato che gli appalti irregolari sarebbero triplicati in un anno. Ma, ci chiediamo, ispezioni su impulso di chi? Qui la risposta è ancora più difficile, poiché la prefettura avrebbe potuto avere qualche pretesto a muoversi per la faccenda dell’alluvione del 2015 (già segnalata al prefetto da alcune procure), per il clima di sospetti addensatosi di recente sulla burocrazia comunale oppure, cosa più verosimile, per le numerose denunce presentate dal sindaco. E, visto che sarebbe stato difficile soprassedere o fare una semplice ispezione in un comune già “attenzionato” per i noti fatti del 2010-2011, ecco venir fuori l’ipotesi delle infiltrazioni mafiose, ottimo e forse unico viatico per controllare alcuni settori di una macchina comunale forse non collusa con la mafia, ma di sicuro non ispirata da principi di trasparenza e legalità.
E’ un’ipotesi su cui, presto, la commissione farà chiarezza, spiegandoci se queste pesanti irregolarità esistono, chi le ha commesse o autorizzate e nei confronti di chi. Perché, se l’esistenza di queste irregolarità (su cui da qualche mese indaga anche la procura di Castrovillari) fosse confermata, si aprirebbe un gigantesco caso giudiziario, cui il sindaco Geraci avrebbe dato una spinta notevole. Infatti, non dobbiamo dimenticare che fu proprio lui a sussurrare all’orecchio della magistratura, del prefetto e dell’autorità anticorruzione, l’esistenza di ruberie nel settore della manutenzione e degli appalti dei lavori pubblici, che, guarda caso, andavano sempre alle stesse ditte, magari grazie a connivenze e a bandi fatti su misura. Se così fosse, il sindaco avrebbe contribuito a fare chiarezza, speriamo definitivamente, su uno dei lati più oscuri del nostro municipio. Altro che mafia.
