{module Firma_Anton Giulio Madeo}Antonio, ha una trentina d’anni, è impiegato in una ditta di autotrasporti ed è in fila, dopo aver perso una mezza giornata di lavoro (che non gli sarà neanche retribuita), davanti alla porta di un ufficio del Distretto sanitario di Corigliano, quello dove si sceglie o si revoca il medico o il pediatra di famiglia. Solo che dietro quella porta, ad attenderlo, non c’è nessuno. Antonio aspetta e pensa alla solita pausa caffè, cui i dipendenti pubblici ci hanno ormai abituato, con sprezzo del ridicolo e del dovere. Passano venti minuti, forse mezz’ora, ma quella porta ancora non si apre. Antonio comincia a preoccuparsi, a spazientirsi, così bussa, ripetutamente, ma nessuno risponde. Prova anche ad aprirla quella porta, ma è chiusa a chiave, segno che lì dentro non c’è nessuno. Allarmato si rivolge a un dipendente ASP di passaggio, uno che sembra un passacarte ma che si scopre poi essere un medico, il quale, con evidente imbarazzo, gli fa notare che affisso a quella porta c’è un cartello, che consiglia agli utenti di tornare il giorno dopo, poiché l’ufficio resterà chiuso per tutta la giornata, causa corso di aggiornamento del personale. A quel punto Antonio chiede se l’azienda si è riorganizzata, trattandosi di pubblico servizio (che mai può essere interrotto) e considerando che già sapeva del corso, e se può rivolgersi a qualcun altro, poiché non può tornare non potendo perdere un’altra giornata di lavoro, ma gli dicono di no: quello è il solo e unico ufficio che può rinnovare o cambiare un medico. E così Antonio, assieme a una decina di persone nelle sue stesse condizioni, che intanto cominciano a rumoreggiare, viene piantato lì senza alcuna speranza, a ingoiare l’ennesimo boccone amaro che la nostra sanità ci rifila dopo appena un paio di settimane dalla nostra denuncia sui medici “salottieri”, che già aveva creato non pochi disagi ai pazienti di un altro ufficio del Distretto e che, tra l’altro, non aveva spinto i dirigenti a prendere alcun serio provvedimento. Segno che episodi del genere, pur non provocando conseguenze dirette alla salute, sono presi in scarsa considerazione dai vertici dell’ASP. Il che è una buona ragione per non essere più tollerati, poiché rappresentano una sfacciata e impunita interruzione di pubblico servizio, che per il nostro ordinamento è pur sempre un reato. Ecco perché riteniamo che siano maturi i tempi per una visita delle nostre forze di polizia al Distretto di Corigliano. La vuole la gente, che ora è davvero stanca di essere presa in giro da funzionari pubblici che fanno davvero ciò che vogliono, come se gestissero un’attività privata. Una bottega, come direbbe qualcuno a giusta ragione, poiché i cartelli affissi sulle porte danno proprio quest’idea: un bar, una salumeria o addirittura una cantina. Facciamola finita.
