Editoriali

La nuova città? Chiamatela Coriglione

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Gli ultimi eventi della campagna referendaria per la fusione hanno fatto passare in secondo piano, anche nell’abbondante produzione dei nostri scritti, la questione del “Partito del Sì” e della sua anomala influenza nella città e nel suo assetto istituzionale. Cominciamo dalla fine: se ben ricordate ci fu un momento in cui il consenso delle istituzioni verso il processo di fusione fu incerto, e ciò avvenne quando il sindaco di Corigliano e la sua maggioranza pensarono di ritirare la delibera d’adesione al comune unico, forse perché avevano capito per tempo che quel processo, a differenza di com’era stato pensato, aveva preso una piega truffaldina e improvvisata. L’idea durò meno dello spazio di un mattino, ma bastò a suggerire qualche riflessione sugli strani personaggi, soprattutto di sponda rossanese, che cominciarono a muoversi e a esercitare, nell’ombra, forti pressioni su alcuni consiglieri di maggioranza, affinché cambiassero idea. Fu una situazione anomala. Ma anomala fu soprattutto la posizione di quei consiglieri, i quali invece di essere coerenti con quanto detto e votato in precedenza (durante il consiglio del 12 agosto) e di dovere riconoscenza a un sindaco che li aveva “chiamati” in politica, dandogli quella visibilità e quella funzione di classe dirigente che altrimenti mai avrebbero avuto, trattandosi di mezze calze, “riconobbero” invece fedeltà, senza motivo alcuno, a un qualche patto finalizzato a facilitare il corso della fusione raffazzonata che abbiamo finora conosciuto, così da far pensare a una qualche funzione, per questi stessi consiglieri, di commissari liquidatori del comune di Corigliano. Fu una situazione vergognosa e imbarazzante, sulla quale non dovrebbe mancare l’attenzione dell’opinione pubblica cittadina, perché qui un bel pezzo della classe politica locale sta porgendo una mano ai vertici di un inquietante intreccio di poteri più o meno forti che stanno cercando di mettere le mani sulla città di Corigliano per chissà quali motivi. Ed è cosa se non chiara, certo significativa lo scandaloso impegno, anche finanziario, con cui questi stessi poteri stanno cercando d’ingraziarsi i coriglianesi per spingerli a dire sì alla fusione. Perché chi non ha interessi personali (come può essere, ad esempio, un’elezione a sindaco o in parlamento), spenderebbe mai così tanti denari e così tante energie, per convegni, manifesti, spazi pubblicitari, vele e quant’altro, solo per fare il bene del territorio? La risposta sta nelle biografie e nelle facce degli stessi interessati a parlare, che farà sì che i cittadini di Corigliano (e qui entriamo nel primo punto della nostra riflessione), che gli stanno ridendo dietro le spalle, vivano questa vicenda della fusione con disgusto. Per cui pensando di essere di fronte a un’operazione sporca, elitaria, di vertici molto marginali e sputtanati della vita delle due cittadine, il popolo coriglianese potrebbe preparare quella che ci auguriamo sia, nelle urne, una batosta epocale. E a dimostrarlo potrebbero bastare i segnali che giungono tutte le volte che il cosiddetto Partito del Sì si è riunito o ha organizzato qualche manifestazione pubblica: a partecipare più che il popolo (quello sovrano che dovrebbe dire sì o no col referendum) sono i più accesi e fantasiosi esponenti dell’oltranzismo “devozionale” dei peggiori ambienti politici e clientelari. Infatti, la presenza di avvocati e medici (quelli più sensibili alle pressioni di poteri forti e regionali) la dice lunga su un’operazione da molti riconosciuta come pericolosa e oltretutto inutile per la città di Corigliano. E se ci fossero dubbi sull’inutilità della fusione basta leggere i giornali di questi giorni, che ci forniscono qualche non irrilevante (e questa volta utile) opinione degli storici regionali su quella che è stata la fusione dei comuni di Sambiase, Nicastro e Sant’Eufemia: un totale fallimento, poiché, a distanza di cinquant’anni (per le cui celebrazioni non sono riusciti a trovare neanche un euro) di quella che doveva diventare la Brasilia della Calabria restano solo “tre sedi comunali, tre monumenti ai caduti, tre cattedrali, tre santi patroni, tre centri storici, tre stadi e tre squadre di calcio. Ma niente che unifichi realmente quei tre comuni, nemmeno la sola strada dritta che dal centro storico di Nicastro arriva nel cuore di Sambiase”. Un destino comune alla nostra città unica, di cui abbiamo detto e scritto molte volte e su cui molto altro potremmo scrivere, magari ricordando che se questa brutta fusione dovesse poi farsi, il merito sarà tutto da attribuire al Partito del Sì e al suo bigottismo del culto della intangibilità della città unica, quella che porterà grande sviluppo al territorio, che ha avuto visibilità oltre il dovuto durante la battaglia per il referendum ed è valso, comunque, a far dimenticare che questi bigotti sono stati e sono (in privato) i più disinvolti nella quotidiana violazione di quei principi che dovrebbero stare alla base della fusione. Potremmo continuare a lungo. Una cosa però non possiamo e non dobbiamo dimenticarla: nel travagliato cammino che la nostra città ha davanti a sé, l’incombere invadente del Partito del Sì è un elemento con cui, chiunque non abbia gli occhi chiusi o dall’ignoranza supponente o da interessi meschini, dovrà fare i conti. E se alla fine questo Partito del Sì dovesse vincere e far nascere questa città unica, beh, che almeno la si chiami “Coriglione”, in omaggio ai coriglianesi, soprattutto altolocati, che si sono fatti abbindolare da quella che un giorno, non molto lontano, sarà ricordata più che altro come la Banda del Sì. Auguri a tutti e figli maschi, giusto per restare in tema di coglioni.