Editoriali

Elezioni? No! Meglio il sorteggio

{module Firma_Edilberto de Angelis}Lo spettacolo indecoroso che ci ha offerto la scorsa consultazione elettorale, ci spinge a pensare che sono proprio elezioni e rielezioni il vero problema della nostra democrazia. Perché è proprio la necessità da parte di politici e partiti di finanziare le campagne elettorali, il desiderio di chi vive di politica di acquisire il consenso attraverso l’utilizzo del denaro pubblico e la voglia di alcuni a ottenere favori e rendite che spinge a dire che questo circolo vizioso, che lega elezioni, crescita della fiscalità e spesa pubblica, vada spezzato. E un sistema che potrebbe eliminare questo problema è costituito dall’abolizione delle elezioni, che andrebbero sostituite con il sorteggio. I vantaggi di questo nuovo metodo di selezione della classe politica sarebbero enormi. Anzitutto non ci sarebbero più le noiosissime campagne elettorali che conosciamo, e ciò farebbe finire la vergogna del finanziamento delle stesse campagne elettorali, che, spesso, avviene con mezzi poco leciti. Poi, i partiti politici si trasformerebbero in circoli di discussione e smetterebbero di essere costose e corrotte macchine per le competizioni elettorali e quindi per l’acquisizione del consenso. Inoltre, il metodo del sorteggio, dando a tutti i cittadini la possibilità di sedere negli organi rappresentativi, al di là dei loro meriti o demeriti e della loro appartenenza, ci risparmierebbe l’umiliazione (e la vergogna) di vedere un popolo che, con il voto, spinge verso la guida del paese uno steward dello stadio San Paolo o un anonimo lavoratore di call center. Perché se è vero che in una libera democrazia ogni cittadino può aspirare a ricoprire incarichi pubblici, è altrettanto vero che ti incazzi come un belva se il popolo vota, scientemente e liberamente, per degli incompetenti, mentre accetteresti con tranquillità se la scelta degli incompetenti dipendesse dalla sorte. Infine, non bisogna dimenticare che se nelle istituzioni siederà gente sorteggiata, quest’ultima non avrà nessun vantaggio a rendersi popolare, ad acquisire il consenso per la propria elezione (o rielezione) attraverso la spesa facile, perché le elezioni saranno state abolite, quindi sarà più propensa a curare gli interessi del paese piuttosto che i propri. Certo, tale proposta sembrerà paradossale, assurda. Tuttavia avrà il merito di mettere in evidenza, come diceva Antonio Martino, che “elezioni e rielezioni sono la causa dell’esistenza di un sistema organizzato di partiti, lobby e gruppi di potere; elezioni e rielezioni costituiscono condizione sufficiente dell’abuso della politica, della crescita esponenziale della spesa pubblica e della fiscalità e premessa necessaria di gran parte della corruzione. Se, nel pieno rispetto delle regole di una libera democrazia, potessimo liberarci della iattura di elezioni e rielezioni, avremmo riscritto la maggior parte dei nostri problemi”. Se c’è qualcuno disposto a discutere seriamente su questa proposta batta un colpo.