
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Un esagitato m’incontra, per strada, e mi fa: “ma che cazzo di società stiamo consegnando alle nuove generazioni?”. Vorrei saperlo anche io, gli rispondo. Specie quando vedo tanti cretini, così evidentemente ignoranti, gremire la scena politica di questo sfortunato paese. Una vergogna, se si considera la reazione che i nostri ragazzi potrebbero avere di fronte ad asini dalla luminosa e fulminea carriera politica. Infatti, chiunque potrebbe dire che se questi analfabeti sono saliti così in alto, fino ai vertici dello Stato, vuol dire che menefreghismo, ignoranza e disimpegno pagano, eccome se pagano. Che lavorare, studiare, perdere tempo sui libri invece che cazzeggiare o stappare le bibite allo stadio, servano a tutto tranne che a sfondare nella vita professionale e istituzionale. E se non si comprende che così facendo s’infrange la regola base delle società ricche e evolute, e cioè elogiare e premiare i migliori e i meritevoli e non gli asini, vuol dire che un’intera generazione, o meglio un’intera società, va a farsi fottere, abituandosi a un modo di pensare che scoraggia i giovani a studiare, a lavorare, a lottare per vivere e a sacrificarsi. Li aiuta solo a fare gli eterni adolescenti, a spese di mamma e papà o ad accontentarsi di qualche reddito di cittadinanza o di un lavoro precario, perché, dicono, se è premiato tanto chi fa bene come chi fa male o poco, magari diventando presidente della Camera o del consiglio, a che serve darsi da fare. E spesso hanno ragione, perché a diffondere questa idea cretina, oltre alla scuola, c’è anche la televisione, che ci fa vedere che fama, ricchezza e potere non si raggiungono con lo studio, la competenza, l’intelligenza, ma con altri mezzi. Chi sono, infatti, gli uomini e le donne di successo: i ridicoli concorrenti del Grande Fratello, i tronisti tamarri di Uomini e Donne o addirittura gli sgrammaticati esponenti del Movimento 5 Stelle: gente senz’arte né parte, dai curriculum imbarazzanti, ignorante e pericolosa, ché potrebbe spingere quei pochi che ancora credono nello studio, nel lavoro duro, nella preparazione alla vita, nel merito, a non credere più a niente. E persone del genere, in giro, ce ne sono tante. Credono ancora nelle loro vocazioni, nelle passioni di una vita, nei loro sogni, ma sono lì, a un passo dal mollare, dal lasciar perdere, perché si guardano attorno e pensano che ormai, nell’era della scemocrazia e dei cretini di successo, le qualità servano a poco. Eppure, sono talenti naturali, che la società meridionale dovrebbe proteggere e non abbandonare, mortificare, ignorare, emarginare, poiché ne ha un fottuto bisogno, per crescere, per emanciparsi, per affrancarsi dallo straniero. Io spero che presto qualcuno abbia un sussulto di dignità e d’orgoglio e dia ai nostri ragazzi più che una chance, un esempio, un valore, una speranza, un progetto di vita in cui credere, che sia anche un aiuto per aprire il mondo della conoscenza, oggi unico modo per accedere alla felicità e al benessere. C’è bisogno di esempi concreti, che possano contrastare la tendenza alla mediocrità e al nulla. Dobbiamo far capire che il successo bisogna meritarselo, con sacrificio, con abnegazione, altrimenti che ne sarà di questo povero Sud. Che ne sarà di questa povera Calabria. Ma la speranza, a volte, sta dietro l’angolo, basta solo capire che potrebbe avere una faccia umile, che magari hai visto mille volte, come quella di Rino Gattuso, l’allenatore del Milan. Uomo del Sud, coraggioso e orgoglioso, cui nessuno ha mai regalato niente. Uno che potrebbe essere il testimonial di un Sud caparbio, che si riscatta da solo, che non vuole aiuti e elemosine, perché è in grado di lottare, sacrificarsi, cadere e rialzarsi senza l’aiuto di nessuno. Uno che non è stato fermato dagli infortuni, dai limiti tecnici, perché a volte il dinamismo riempie le lacune, lo stakanovismo strappa l’attenzione che i suoi piedi non hanno mai avuto. Basta solo crederci, perché nella rappresentazione, Gattuso è l’uomo vero. È istintivo, ruvido, aggressivo. Nella rappresentazione è un puro in un mondo opaco. Prendere o lasciare. Non si nasconde, non è ipocrita, non ha filtri. E’ il simbolo della quantità. La dimostrazione che impegnandosi si può arrivare dappertutto. Pur essendo di Corigliano Calabro. Profondo Sud, da riscattare.
