
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Caro direttore, penso che le frasi scritte in un comunicato stampa, nei giorni scorsi, dal commissario Bagnato, a difesa del proprio operato, abbiano una valenza più politica che tecnica, tanto da far pensare che la vera essenza della gestione commissariale del morente comune unico sia di natura ossimorica. Nel senso che quando il commissario afferma, pensando di dire cosa intelligente e utile, che qualcuno vuole “addebitare ai soli quattro mesi di gestione commissariale la somma di tutte le diverse, gravi e complicatissime criticità ed emergenze nate, consolidatesi, talune incancrenitesi, oggettivamente ereditate dalle diverse gestioni amministrative degli ultimi decenni delle città originarie”, oppure quando ripete che non c’è settore o emergenza su cui “il governo straordinario e transitorio della Città unica abbia lesinato sforzi, destinandovi al contrario attenzione ed impegno massimi nella ricerca di soluzioni efficienti, efficaci e soprattutto tempestive”, sembra di sentir parlare il segretario di un partito politico o di un sindacato, che attraverso il politichese e la propaganda cerca a tutti i costi la polemica spiccia e la giustificazione politica dei propri atti, nonostante qui ci sia per lo mezzo un organo dello Stato, che, essendo (o dovendo essere) super partes, perché imparziale, come prevede la costituzione, è l’esatto contrario della politica, per cui dovrebbe tenersi lontano da queste faccende, magari lavorando in rispettoso e doveroso silenzio. Ecco perché siamo in presenza di un ossimoro: figura retorica costruita con parole che esprimono concetti contrari. Pensi se il commissario, che è un alto dirigente dello Stato, garante della legalità, all’improvviso dicesse che “la legge è un obbligo facoltativo”. Sarebbe terribile, perché l’obbligo facoltativo legalmente non esiste, perché una legge non può essere facoltativa, è solo obbligatoria e si applica e si rispetta alla lettera. Per cui se un alto dirigente dello Stato prova a sostenere entrambi i concetti nello stesso istante, oppure prova a essere, nello stesso istante, apparato burocratico e soggetto politico, oltre a far ridere è pericoloso. Genera caos, incertezza e lascia spazio all’arbitrio, in questo caso di dirigenti e personaggetti della politica e della cosiddetta società civile rossanese che del caos sanno approfittarne, eccome. Così accadrà che quello che sarà permesso in una città o in parte di essa, sarà vietato e addirittura sanzionato in un’altra. La cosa, tra l’altro, non mi stupisce, perché questa fusione nasce su un ossimoro. Di più, questa fusione tra Corigliano e Rossano, città e popolazioni che esprimono idee, economie, abitudini e culture del tutto opposte e contrarie, che solo un cretino può pensare di fondere, è un ossimoro e quotidianamente ne abbiamo, purtroppo, una prova. Immaginate un apparato comunale, o anche solo un ufficio, i cui capi, come sta già avvenendo in questi primi mesi di pazza e ridicola fusione, diramano ogni giorno una disposizione e il suo esatto contrario, a seconda se siano coriglianesi o rossanesi. Oppure organi amministrativi in cui il sindaco dirà A, il presidente del consiglio lo correggerà in B e il dirigente di un importante settore si muoverà verso C. Cosa potrebbero dire i cittadini se non: “Sembra di essere sull’aereo più pazzo del mondo, perciò meglio scendere, se vogliamo salvare la pelle”? Pensiamo, ad esempio, a quando, con questo clima, si dovranno affrontare temi quali i lavori pubblici e l’economia oppure interventi urbanistici importanti. Si dirà e si farà tutto e il contrario di tutto. Per cui, in queste condizioni, con questa gestione ossimorica della cosa pubblica, come farà un cittadino, un’azienda, un investitore a orientarsi e programmare il suo futuro? Peggio di una cattiva decisione c’è solo la non-decisione, peggio del padre burbero il padre assente. Tutto questo non sta avvenendo solo per incapacità e inesperienza. C’è quel peccato originale dell’ossimoro politico che renderà impossibile alle città e alle popolazioni di Corigliano e Rossano di convivere e prendere decisioni sui temi più importanti e delicati. E non è con i giochi di parole che questa nuova città potrà andare avanti ancora per molto. Dobbiamo solo prendere atto che la fusione, tanto per rimanere in tema, sarà “un tragico trionfo” che ci renderà “disgraziatamente felici”. Ma andate a cagare.
