
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Ci sono buoni motivi per essere depressi. Il generale Graziano è uno di questi. Maestro di scienza politica, grazie anche all’insegnamento di luminari quali Alfano e Gentile, ha spiegato, nei giorni scorsi, che il vero nemico della città unica Corigliano-Rossano sarebbe Giuseppe Geraci, il quale, “dopo aver tentato di minare il processo democratico sulla fusione” e dopo aver incassato, suo malgrado, “l’esito plebiscitario del referendum” (in cui, lo ricordiamo, ha votato sì il 20 per cento degli elettori), “oggi ritorna all’attacco con l’obiettivo di distruggere l’humus politico in vista delle elezioni delle cariche istituzionali di Corigliano-Rossano, adottando azioni deprecabili di boicottaggio e ostruzionismo, condite di bugie e contraddizioni” che stanno screditando anche la gestione commissariale. Capirete che qui, nonostante ci scappi da ridere, per la comicità del personaggio, degli argomenti e della forma in cui sono espressi, siamo costretti a prendere tutto dannatamente sul serio. Infatti, dopo Grillo politico, Benigni oscar e Fo nobel, non possiamo sottovalutare più nessuno, poiché, diciamocelo francamente, ciò che scrive e pensa Graziano, nonostante rasenti la comicità, è l’emblema di quella pericolosa e primitiva reazione dell’animo umano, come direbbe un noto psicologo, secondo cui gli uomini che dicono la verità, nel senso che dicono ciò che realmente accade, ad esempio sul dissesto delle finanze rossanesi, devono essere delegittimati e cacciati a furor di popolo, magari con i sotterfugi, le mascalzonate e le fake news della solita gogna mediatica: non sia mai che possano ostacolare certe carriere e certe spericolate operazioni politiche. Mentre quelli che ambiscono a certe carriere, al di là se dicano stronzate e abbiano curriculum da brividi, devono sostituirli, tramite la stessa gogna, sottomettendo alla dura legge dell’incompetenza, dell’insolenza, dell’immoralità e della stupidità l’interesse cittadino e del territorio e altre cosette di una certa rilevanza, compresa, appunto, la verità. Infatti, il trattamento riservato a Geraci è davvero assurdo e va proprio in questa direzione: prima mafioso, poi incapace, incoerente e bugiardo, infine sabotatore e demolitore della fusione, e chissà cos’altro ancora. Sembra un trattamento fatto apposta per garantire i nuovi venuti nel loro percorso, un tantino dubbio, di avvicinamento, attraverso la democrazia rappresentativa (che a noi, proprio per questi motivi, sta sul cazzo), alla poltrona di sindaco della nuova città, per cui chiunque possa compromettere questa spasmodica voglia di governare va eliminato, bannato, anche con le bugie, i veleni, la ghigliottina, la violenza verbale, l’attacco personale. E va eliminato non solo perché potrebbe essere un concorrente scomodo (cosa improbabile, visti i tempi), quanto perché sta smascherando buona parte della classe politica rossanese, che non è strutturata per far fronte a una fase difficile e complessa come la gestione di una città importante “su cui”, come dice il generale, “sono puntati gli occhi dell’Italia”. E il bardo della nuova città lo dimostra anche quando afferma compiaciuto, plaudente, voglioso, che Geraci non può screditare il progetto fusione insistendo sulla questione dei falsi bilanci rossanesi, perché tutto è stato chiarito. Peccato che non sia stato chiarito un cazzo. Perché nessuno, qui, a cominciare dal bardo, si è mai preoccupato di citare cifre, documenti, atti che possano smentire Geraci e avvalorare la tesi che l’ex sindaco sia un bugiardo e che la città di Rossano è stata un esempio di buona amministrazione. Si va ancora avanti con vaniloqui, slogan e accuse volgari, tanto, dicono, dall’altra parte c’è un gruppo politico, per quanto culturalmente povero e moralmente difettoso, che è garantito dall’immagine prevalente di Geraci, che stanno cercando di costruire sulla base di falsità, come da una solida polizza assicurativa. Ecco, non sono considerazioni per giornate esilaranti e serene, ma ragionarci su, dico su questi dettagli, può metterci in uno stato d’animo meno depressivo. O no, caro caporale.
