Editoriali

La scandalosa SOGET e lo stronzo di Palazzo Garopoli

{module Firma_Anton Giulio Madeo}C’è qualcosa di nauseabondo nell’ossessionante ripetitività del copione della riscossione dei tributi comunali, perché la tiritera, anche nel comune unico, è immancabilmente uguale: per risanare le finanze comunali bisogna richiamare in servizio la famigerata SOGET, la società di riscossione pescarese, che arrivò a Corigliano nel periodo del commissario Galeone, oggi prefetto di Cosenza, che non ha mai riscosso ben 23 milioni di euro di crediti coattivi. Una somma enorme, dicono alcuni benpensanti del municipio unico, che, se iscritta in bilancio, potrebbe evitare il dissesto dei conti comunali, dal quale siamo proprio a un soffio, grazie soprattutto alle deficienti, in tutti i sensi, finanze rossanesi. Come capirete si tratta di un ragionamento particolarmente pericoloso, perché apparentemente plausibile. Infatti, quale persona sensata sarebbe disposta a negare la necessità di recuperare, coattivamente, ben 23 milioni di crediti che il comune può vantare nei confronti dei contribuenti? Chi, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, potrebbe auspicare un fallimento nell’azione di contrasto all’evasione e alle morosità fiscali? Nessuno, se non fosse che la prospettiva apparentemente plausibile in realtà non funziona ed è sbagliata per almeno due ragioni. Anzitutto, mentre è certamente desiderabile il recupero di quel denaro, non è di certo opportuno affidarlo alla SOGET, che, qualche anno fa, fu estromessa, per assoluta inaffidabilità, dalla gara di affidamento del servizio tributi di Corigliano, nella cui commissione, presieduta dal dirigente dell’avvocatura comunale, avvocato Longo, sedeva anche il dottor Giordano, attuale subcommisario del comune unico, che tra l’altro si complimentò con l’avvocato Longo per come fu gestita una vicenda che avrebbe potuto avere risvolti pericolosi per le finanze comunali e sulla quale si pronunciò anche il TAR, che, dopo ricorso della sociatà pescarese, diede assoluta ragione all’avvocatura del comune di Corigliano. Oltre tutto, come dovrebbe essere chiaro, la SOGET, per quanto si sa e si legge sulla stampa, anche nazionale, è stata estromessa dalle gare di altre città o ha avuto grossi problemi con comuni quali Salerno (che a ottobre del 2017 l’ha iscritta nel casellario informativo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, per errata esecuzione degli obblighi contrattuali), Benevento, San Vitaliano, Torre Annunziata e Bari (con esclusione dalle gare d’appalto), Teramo, Taranto, Eboli, per motivi simili a quello per il quale fu estromessa a Corigliano: l’inaffidabilità. Così eccoci al secondo errore dei benpensanti: quello di credere che siamo di fronte a una montagna di crediti certi, liquidi ed esigibili, quando in realtà dovrebbe invece essere chiaro a chiunque che qui manca il requisito essenziale per stare allegri: l’esigibilità. Infatti, non bisogna dimenticare che la gran parte di questi 23 milioni di crediti è ormai prescritta oppure è stata o sarà impugnata per vizi di notifica, magari perché la società di riscossione pur operando in regime di proroga non ha mai firmato il relativo contratto di affidamento, per cui è molto pericoloso iscrivere questi crediti in bilancio, poiché si rischierebbe l’ennesimo falso su cui la magistratura, a cominciare da quella contabile, non potrebbe più far finta di niente. Ecco perché ci stupisce che al comune ci sia qualche stronzo che voglia di nuovo la SOGET tra i piedi. Perché lo fa? E soprattutto chi è lo stronzo che la sponsorizza e spinge il comune verso questa scelta scellerata? Qual è la ragione che impedisce allo stronzo di capire che questa società non è in grado di garantire il buon funzionamento del sistema di riscossione coattiva dei tributi, che così andrebbe affidato a gente più qualificata, anche per evitare che qualcuno finisca in galera e ci rida dietro mezzo mondo? Non riusciamo proprio a comprenderlo. Ciò che, invece, ben comprendiamo è che questa città avrebbe bisogno di gente che, più semplicemente, prendesse a esempio ciò che è accaduto, poco tempo fa, con la scomparsa di Equitalia e il passaggio della riscossione all’Agenzia delle Entrate: lì, sin dal primo giorno di passaggio delle consegne, Agenzia delle Entrate garantì la continuità, cominciando il lavoro proprio dove si era fermata Equitalia. Come qui potrebbe fare Municipia, la nuova società di riscossione comunale, che, col coattivo, potrebbe ricominciare proprio da dove si era fermata la SOGET, con buona pace di tutti, compresi gli stronzi sponsor dell’ex esattore. In fondo è con queste scelte drastiche che si persegue con coraggio una vigorosa politica per riportare sotto controllo la dinamica delle entrate comunali. Potrebbe essere il primo passo per una profonda riforma del fisco locale che, se oculato e trasparente, incoraggi e premi il lavoro, il risparmio e gli investimenti. Se queste cose non si fanno, i risultati delle politiche economiche continueranno a essere deludenti (per usare un leggiadro eufemismo). Non si perda altro tempo e si imbocchi con decisione quella via alternativa che può tirarci fuori dalla spirale di declino, pessimismo e decadenza in cui siamo finiti, nonostante la città unica, che, come si capisce, deve significare nuovo ordine e nuova mentalità.