Editoriali

Il PD riparta da Genova e Zangaro, per ora

{module Firma_redazione}Battista Genova e Leonardo Zangaro, ex sindaco e ex assessore del comune di Corigliano, sono nostre vecchie conoscenze non prive di amicizia e simpatia. Il che, però, non ci impedisce di pensare che quello che hanno fatto in questi ultimi giorni non è da persone intelligenti. Dire (o far capire) infatti in queste ore delicate per il futuro della città unica che “loro” non sono interessati ad alcuna candidatura o addirittura alla politica attiva, equivale a prendere le distanze non solo dalla politica e dal PD, ma dal loro passato, che in parte coincide con un’amministrazione che non sfigurò agli inizi degli anni duemila, cosa appunto che fanno solo gli sciocchi. Questo giochino dei nostri amici, e cioè la mancanza di orgoglio per ciò che si è fatto, nonostante limiti e difficoltà dovuti ai meccanismi a volte perversi della politica, all’inesperienza, all’incapacità di alcuni o solo al carattere, ci costò molto caro, soprattutto per quella mancanza di continuità, che fu la rinuncia di Genova a chiedere un secondo mandato, che avrebbe permesso di completare il lavoro iniziato e impedito i pericolosi salti nel buio degli anni 2006 e 2009. Non è la prima volta che accade. Spesso i nostri politici, almeno quelli di maggiore esperienza, svaniscono ogni volta ci sia bisogno di loro. Forse per via del nuovismo colpevolista e del moralismo giustizialista degli ultimi tempi o addirittura delle faide interne ai partiti che hanno contagiato e criminalizzato la politica, hanno paura a rivendicare un ruolo anche per loro, che hanno rappresentato, egregiamente, la cosiddetta prima e seconda repubblica. Invece, non dovrebbe essere così, perché se i nostri amici si guardano attorno scoprono che sulla scena politica si stanno proponendo veri e propri buffoni, se non cretini, che pur provenendo dalla “vecchia” politica, magari perché hanno militato, anche loro, nella sinistra o addirittura nello stesso PD (ma la cosa potrebbe valere anche per FI e il centrodestra), invece di farci fare due risate, come i comici involontari di Scherzi a parte, ambiscono, pur non avendo esperienza e uno straccio di idea nuova, alla cabina di regia della città unica. Ecco perché persone come Genova e Zangaro dovrebbero andar fieri di ciò che hanno fatto e anziché nascondersi dovrebbero chiedere, alla sinistra, di ricominciare anche da loro, dalla loro esperienza, dalle loro idee, magari per migliorarle, spiegando ai cittadini della nuova città che la loro amministrazione fu un esempio da queste parti, perché fu quella che volle fortemente dare delle regole al territorio, perché loro, pur con tutti i limiti, furono quelli che approvarono la variante al PRG, il piano colore del centro storico, il piano spiaggia, il piano di protezione civile, il piano commercio, il piano di zonizzazione acustica e il piano territoriale dell’ASI, strumenti poi in parte vanificati dalla burocrazia, dalla classe dirigente locale (leggi tecnici e imprenditori edili) o dalle dimenticanze (o antipatie politiche e non solo) di chi arrivò subito dopo. Per cui se Genova e Zangaro hanno intenzione di riprendersi la politica, c’è poco da incazzarsi o da scandalizzarsi, che lo facciano pure. I due, dobbiamo ammetterlo, hanno notevoli capacità, che, nel 2001, convinsero anche noi ad aiutarli a vincere le elezioni e a governare. Cosa di cui andiamo fieri. Ecco, a cosa ci riferiamo quando diciamo che uno dei principali problemi di questa città è la mancanza di memoria storica, perché il passato non sempre è da buttare. Anzi, a volte vale la pena rimpiangerlo, perché spesso il nuovismo può fare danni enormi, basato com’è sugli odi, le falsità e poche idee. Ecco perché oggi il PD, deve ricordarsi che costruire un futuro limitandosi a distruggere il passato è il modo migliore per mettere altra legna sul fuoco pericoloso dello sfascio di questa città.