Editoriali

La fusione? Dilettanti allo sbaraglio presentati da … Bagnato

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Poveracci, questi della prefettura, sono davvero sfigati, da quando amministrano il comune unico i problemi del territorio non fanno che aumentare. Sarà anche un caso, non lo mettiamo in dubbio, poiché loro non sono l’origine dei nostri mali, se non per il caos che regna in municipio e per qualche colpevole disattenzione sul personale e le finanze rossanesi, ma pensiamo che qualche responsabilità, da dilettanti allo sbaraglio, ce l’abbiano per ciò che è accaduto dopo l’esondazione del Crati. Perché, a memoria, e vorremmo anche sbagliarci e magari essere smentiti, non si ricordano amministratori che non abbiano ascoltato gli allarmi, motivati, visti poi i fatti, lanciati, per ben quattro mesi, dagli abitanti di Ministalla e Thurio sulla fragilità degli argini del fiume. Una vera e propria vergogna, che questa volta ci fa incazzare pià del solito perché ci fa tornare alla mente gli anni 2009-2010, quando in quelle zone si evitò il disastro grazie al coraggio dell’amministrazione comunale di Corigliano, quella guidata da Pasqualina Straface per capirci, che pur disponendo di pochi mezzi e pochissimi tecnici riusciva a proteggere un territorio di 196 chilometri quadrati, cosa oggi impensabile, dopo la catastrofica fusione, è proprio il caso di dirlo, per una superficie quasi raddoppiata. Ecco perché all’epoca fu un miracolo: quella giunta, proprio perché attenta al controllo del territorio, grazie a tecnici preparati e qualificati, quando ricevette un’allerta meteo, che presagiva l’esondazione del fiume, intervenne tempestivamente dalle parti del Crati. E lo fece prima cercando di coinvolgere provincia e regione, cui chiese, inutilmente, aiuti per rinforzare gli argini, poi da sola, quando, dopo aver fatto preventivamente allontanare popolazioni e animali, autorizzò lavori, anche notturni, che in due giorni misero in sicurezza il fiume, scongiurando così il pericolo. Cosa, oggi, incredibile. Impensabile, se si va con la mente a ciò che accadde dopo: quando, nel 2010, per quell’intervento il sindaco Straface e i suoi tecnici furono indagati e processati, e quando, pochi giorni fa, le persone che stavano per finire sott’acqua furono allertate non dal comune o dalla protezione civile, che addirittura arrivò solo alle 4 e 30 del mattino, ma da amici e parenti, che all’una di notte si accorsero che il fiume aveva cominciato a crescere. Ma ancora più incredibile è pensare, in queste ore convulse, che nonostante i ritardi e la rissa sfiorata tra la polizia e la popolazione di Thurio, stanca di aspettare una sistemazione per le famiglie sfollate, avvenuta solo a tarda notte, i lavori di rinforzo degli argini non siano ancora iniziati. E qui, se ciò dovesse essere vero, i casi sono due: o noi abbiamo le traveggole, e ci stiamo inventando tutto, oppure siamo in presenza di un commissario che, in questo caso, sta dimostrando oltre ai propri limiti anche le difficoltà che ci sono (e ci saranno) a gestire un’amministrazione e un territorio vasti e difficili come quelli dell’inutile città unica. E a dimostrarlo basta l’insofferenza dei coriglianesi, che questa faccenda del Crati l’hanno presa a pretesto per lanciare così l’ennesimo allarme sull’inutilità della fusione, per la quale aumenta di ora in ora il partito dei pentiti. Cui solo i buffoni non prestano attenzione, anche se ho il sospetto che più che a buffoni siamo di fronte a gente la cui definizione finisce sempre per “…oni” ma non inizia per “buff …”. E che si è convinta di poter prendere tutti noi per poveri “… oni”. Pensateci.