
{module Firma_redazione}Caro direttore. Ho pensato molto se fosse opportuno inviarti questa lettera, ma alla fine ho scelto di farlo e ho ritenuto giusto mettere in fila alcuni pensieri per spiegarti in poche righe come (mal)funziona il corpo dei vigili urbani di Corigliano (per ora). Dunque, lo scorso martedì, attorno alle 19,30 mentre tornavo a riprendere la mia auto, parcheggiata in Via Matteotti, allo Scalo di Corigliano, mi sono accorto che sul parabrezza c’era, in bella mostra, il solito foglietto rosa, che preannunciava una multa dei nostri bravi vigili urbani; foglietto dal quale, però, non si riusciva a capire cosa mi avessero contestato, poiché non c’era nessuna crocetta sulle tante ipotesi d’infrazione elencate. Non potevo neanche intuirlo, poiché, nello spazio in cui avevo lasciato l’auto, non c’era alcuna segnaletica, orizzontale e verticale che potesse far pensare a qualcosa, e le vetture di fianco alla mia apparivano tutte parcheggiate in maniera ordinata, a spina di pesce, e a debita distanza dagli angoli della strada, senza ostruiere il traffico. Lì per lì ho pensato di fare ricorso a quello che ritenevo un errore se non un vero e proprio sopruso. Poi, però, pensandoci, ho cambiato idea. Perché, dopo aver fatto un po’ di conti, ho capito che l’opposizione non sarebbe stata conveniente: avrei dovuta presentarla, dopo la notifica della multa, al giudice di pace, e trattandosi di provvedimento di importo inferiore a 550 euro, che io stesso avrei potuto scrivere e patrocinare in sede di udienza, avrebbe avuto costi più elevati della stessa sanzione. Infatti, a una sanzione di soli 28 euro, corrispondeva un contributo unificato, per l’iscrizione a ruolo, di ben 43 euro. Poi, avrei dovuto perdere ben tre giornate lavorative (una per la presentazione e almeno due per la discussione e la definizione) e in caso di vittoria, come avviene nella maggior parte dei casi, mi sarei ritrovato con la sanzione annullata, dal giudice, e la compensazione delle spese. Quindi, ricapitolando, non avrei pagato i 28 euro, ne avrei spesi ben 43 di contributo unificato e mi sarei perso tre giorni di lavoro. Un assurdità che, a questo punto, mi spinge a chiederti: ma non è che il comune, ben informato su queste cose, utilizzi le sanzioni, spesso applicate in modo ingiusto o approssimativo, solo per fare cassa? Di questa forzatura, ovviamente, non v’è certezza, mentre è certo che l’immagine dei vigili di Corigliano, anche grazie a questi atteggiamenti, si è un po’ sbiadita, nonostante l’intraprendenza di alcuni di loro e il forte impegno del nuovo comandante. Infatti, caro direttore, l’immaginario collettivo ha sempre pensato al vigile urbano come a colui che oltre a contestare multe dirige il traffico. Infatti, chi di noi non ricorda, con nostalgia, il personaggio del vigile romano, interpretato dal grande Alberto Sordi, impegnato a dirigere il traffico sul piedistallo di una trafficatissima Piazza Venezia. Ebbene, a Corigliano Scalo, esattamente in via Fontanelle, capita che il traffico vada in tilt e le vetture non riescano a immettersi in direzione Cantinella, proprio sotto gli occhi, attenti, di due vigili, fermi a osservare il tutto dal vicino ambulatorio veterinario del dottor De Rosis. Osservare, come dicevo, senza assolutamente intervenire, quasi a far pensare che stessero lì a “studiarlo” il traffico piuttosto che a dirigerlo, forse per proporre interventi sulla viabilità cittadina, di cui c’è un fottuto bisogno. Così com’è avvenuto durante le forti piogge di settimana fa, quando l’acqua invase via Provinciale, e la vettura della polizia municipale stava parcheggiata in prossimità del semaforo, con dentro gli integerrimi agenti che tentavano di dirigere il traffico sporgendo appena la mano da uno dei finestrini. Senza scendere, ovviamente. Forse solo per studiare dove sarebbe finita l’acqua. Con la solita stima, professor Ettore Mainieri direttore PAI.
