Editoriali

Cari agricoltori, se volete crescere state lontani dalla politica, soprattutto regionale

{module Firma_redazione}Di questi tempi, in cui cominciano a farsi i bilanci della stagione agrumicola, anche quest’anno fallimentari, il clima del nostro territorio è teso per via dei soliti agricoltori, che vorrebbero l’aiuto e la protezione dello stato per affrontare le loro difficoltà, poiché, dicono, oggi produrre un chilo di clementine costa molto di più dei 20 centesimi (se non 15 o addirittura 10) che rende e poi c’è la concorrenza estera, soprattutto europea, che ci fa il culo così. E nei prossimi giorni, anche per l’avvicinarsi di quella coltre di merda che ci sommergerà con le scadenze elettorali europee, regionali e comunali, continueremo a vedere tensioni, perché ormai la crisi è profonda ed esige più che l’intervento della mano pubblica, e le solite promesse dei politici, cambi strutturali. Proprio in questi giorni qualche produttore importante ha comimciato a capirlo, poiché ha detto che per uscire fuori da questa crisi, che ormai va avanti da anni, bisognerebbe avere il coraggio di cambiare mentalità e di porre fine all’intervento pubblico, che tradotto vuol dire abbandonare un sistema, soprattutto europeo (la famigerata PAC), basato sugli aiuti pubblici e le protezioni che, finora, ha condotto alla soppressione di due delle condizioni essenziali per avere una vera economia agricola: le giuste informazioni e i giusti incentivi. Infatti, per poter operare, un’impresa deve trovarsi in un contesto di prezzi di mercato e deve avvalersi di tali indicatori per sapere se sta agendo in maniera razionale o no. Se quanto entra sopravanza quanto esce (se quindi si fanno profitti), un’impresa e il suo prodotto sono sulla giusta strada, altrimenti avviene il contrario: come nel caso di buona parte delle nostre aziende e delle nostre clementine, ormai fuori mercato. Ma perché tutto questo sia vero è necessario che i prezzi siano di mercato, emergano dagli scambi e trasmettano informazioni affidabili. In un’economia drogata dall’intervento pubblico, qualunque esso sia, questi prezzi sono assenti. È per questo che molte aziende agricole hanno spesso compiuto scelte assurde: non ricercando la soddisfazione del consumatore, ma limitandosi a inseguire gli aiuti, come avvenne alcuni anni fa, quando la regione Calabria, o meglio i politici regionali, con finanziamenti assurdi, incentivarono il reimpianto dei clementini un po’ dappertutto, inflazionando il mercato e facendo così mancare, al settore, i giusti incentivi. La conseguenza è che la nostra agricoltura è stata devastata da quel mix letale, fatto di fondi e divieti pubblici, che ha messo fuori gioco gli imprenditori e moltiplicato l’influenza dei politici e delle associazioni. Esiste chi ha fatto scelte diverse: dove non è la politica a finanziare le campagne e decidere cosa va prodotto. Si pensi alla Nuova Zelanda, che già da molti anni ha eliminato ogni finanziamento ed è passata a una logica di mercato, così che ciascun contadino può produrre quanto vuole e come vuole. Non a caso il settore è in crescita e lo spirito imprenditoriale ha preso il posto del parassitismo. Perché i nostri agricoltori non iniziano a pensarci?