Editoriali

Coronavirus: non tutti i mali vengono per nuocere

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Non sappiamo ancora come andrà a finire e quando finirà questa faccenda del contagio da coronavirus. Ciò che invece sappiamo è l’allarme, che sfiora la paranoia, che si è diffuso un po’ ovunque e che non fa capire più niente, anche grazie ai social, che in un attimo si sono riempiti di puttanate. Ecco perché nessuno sa davvero cosa fare e cosa pensare, tra chi ostenta indifferenza e chi, invece, segue ossessionato notiziari e social o chiede informazioni ai medici e ai centralini dei pronto soccorso. Insomma, a prevalere, per il momento, più che l’epidemia da coronavirus è l’epidemia da panico (o da ciutia, il che è lo stesso), dietro la quale, però, si muove qualcosa d’interessante, perché il coronavirus, con le città e le strade vuote o che presto si svuoteranno per qualche settimana, sta facendo fare la fine del topo alla movida, al divertimento a tutti i costi, allo sballo continuo e folle, allo shopping compulsivo, termometro della spensieratezza e del benessere idioti, che condiziona e contraddistingue la vita di merda delle nuove generazioni, e in generale di tanti dementi eterni adolescenti. Infatti, se ci fate caso, il panico da epidemia, che ha preso di mira anche gli ambienti del divertimento e dello sballo, sta seminando una tale paura, un tale terrore, per ora solo nei luoghi del contagio, ma presto potrebbe succedere ovunque, da spingere le autorità pubbliche a chiudere i divertimentifici delle nostre città. Per cui i giovani cominceranno ad aver paura e a starsene a casa, a cancellare i loro appuntamenti. Quindi, niente discoteche e locali alla moda, niente movida, niente alcol, niente droga e quindi (dato da non sottovalutare) niente stragi del sabato sera. E quando sei barricato in casa e pensi che non puoi andare a ballare o al solito aperitivo con gli amici in centro, hai comunque una fottuta paura, e magari rifletti e pensi che sei in pericolo. E così pian piano cambi le tue abitudini e la tua vita, rifletti su quanto sei stato coglione a dare importanza a cose inutili, fatue, che ti hanno impedito di stare qualche sera in più a casa, di goderti una famiglia con cui cenare, discutere e chiacchierare, di accorgerti che tua madre ha bisogno di te e tuo padre del tuo aiuto, che tua sorella è confusa e vorrebbe dei consigli, che esistono libri e dischi mai letti e ascoltati, di capire storie che ti raccontano di società che si spacchettano e s’impoveriscono, quando i giovani si anestetizzano, non hanno ambizioni e si accontentano di poco, quando i giovani hanno in cima ai loro pensieri e ai loro desideri solo l’effimero, lo sballo, il divertimento, che pensano di soddisfare accettando il minimo indispensabile di lavori facili e precari, tanto c’è il benessere di mamma e papà, per cui a che serve faticare e sacrificarsi per creare una famiglia, una carriera, un lavoro o per portare avanti studi troppo impegnativi. E’ così che le società vanno a picco, diventano barbare, improduttive, sterili, perdono valore, forza e intelligenze. Le civiltà muoiono con il rilassamento dei costumi, quando perdono i loro valori, quando non sanno più sacrificarsi e combattere, quando lo sballo sostituisce gli ideali. Ma è con la paura che spesso le società risorgono. E se oggi ci preoccupiamo, soprattutto in rete, in modo manifesto, chiassoso, categoricamente inutile, per il contagio da coronavirus, domani, forse, la paura, provocata da quest’epidemia, ci cambierà la vita, ci costringerà a rinunciare alle nostre stupide abitudini e ci spingerà a reagire per creare qualcosa di più serio e di diverso rispetto all’aperitivo del venerdì o allo sballo del sabato. E poi, consentitemi, che bello vedere finalmente realizzato il sogno di Giovanni Papini: le scuole chiuse, dove i giovani più che dal coronavirus rischiano di essere infettati dall’ignoranza dei loro insegnanti, che più che istruirli, cosa molto difficile, pensano a contagiarli con idee sballate e diseducative, ma tutte politicamente corrette e finalizzate a creare tanti bravi e innocui sudditi. Intanto, godiamoci queste giornate e lasciamo che i coglioni continuino a chiedersi, su Facebook, perché tutto ciò accada, senza conoscere questo virus, anche se il virus conosce loro, benissimo, imponendogli di fermarsi a riflettere, reagire e magari aver paura. Perciò, grazie al panico, che per una volta, e al di là della pericolosità di un virus di cui sappiamo ancora poco, ci spinge a dire che non tutti i mali vengono per nuocere.