Editoriali

Il mio barbiere ha detto no al Mes, perché unico strumento ad avere condizionalità

{module Firma_redazione}Se non fossero bastati i 60 milioni di allenatori e politici in giro da anni per bar, marciapiedi e botteghe, ecco, in epoca di coronavirus, 60 milioni di virologi e economisti. I quali con lo stesso piglio e le stesse competenze di barbieri e bottegai vogliono non solo spiegarci come usciremo dall’epidemia, ma anche come usciremo dalla crisi economica che si è scatenata. Così, ecco le dotte elucubrazioni sul Mes, che, come dice un caro amico professionista che sull’argomento ha le stesse competenze di un barbiere, sarebbe inaccettabile perché, come dice la Meloni, nota statista di spessore, porrebbe condizioni capestro alla povera e virtuosa Italia, che finora il debito pubblico lo ha ingrossato non per finanziare la spesa corrente improduttiva, vedi redito di cittadinanza e quota 100 (costati all’incirca 40 miliardi), ma per migliorare ricerca, sanità e infrastrutture. E a prova di quanto affermano gli economisti da strada c’è il nostro territorio, dove gli ospedali, a cominciare da quello della Sibaritide, funzionano a meraviglia già da anni, anche nel campo della ricerca, e dove la ss 106 bis ha quattro corsie da almeno un lustro. Ma, al di là dell’ironia e tornando alla realtà, bisognerebbe spiegare ai nostri baristi e barbieri, stuzzicati e strumentalizzati da politici perennemente in campagna elettorale, che in Europa qualsiasi cosa si faccia o si chieda è sottoposta alla cosiddetta condizionalità, e cioè al rispetto di una serie d’impegni che non lasciano il governo libero di fare ciò che vuole coi prestiti ottenuti. Infatti, tutti i finanziamenti ottenuti dall’Europa hanno una destinazione precisa. Solo per fare qualche esempio, i prestiti che arriveranno nell’ambito del programma Sure devono essere usati per la lotta alla disoccupazione, quelli della Banca europea degli investimenti per progetti infrastrutturali specifici, quelli del nuovo Recovery Fund per la ricostruzione. Stessa logica vale per i fondi strutturali. Anche gli Eurobond, tanto acclamati da certi politici, sarebbero legati ad un uso definito in sede europea. L’unico debito che uno Stato può utilizzare liberamente è quello emesso a livello nazionale, che oggi è in buona parte acquistato dalla Banca centrale europea. Ma anche in questo caso, ci sono delle condizioni. La Bce compra solo debito di qualità ossia quello che non rientra nella categoria “spazzatura” e i nostri titoli sono a un passo da questa tipologia. In altre parole, nessuno strumento è privo di condizioni. Il problema sembra, quindi, più legato alla propaganda che alla sostanza. Del resto, pasti gratis non esistono. La gente dovrebbe iniziare a capirlo e a fidarsi poco di chi dice il contrario.