Editoriali

E ora facciamogliela pagare a questi stronzi che ci hanno rubato vita e lavoro

{module Firma_redazione}Dice un vecchio proverbio: “se Maometto non va dalla montagna, la montagna va da Maometto”. Che tradotto ai tempi del coronavirus significa che se il governo più cialtrone d’Europa non si leva al più presto dai coglioni e non si sbloccano i lucchetti che ci tengono, abusivamente, agli arresti domiciliari, dovremo pensarci da soli. Ma non con le armi, come meriterebbero Conte e i cialtroni che lo circondano, ma attraverso una serie di pesantissime azioni legali collettive contro le sanzioni “Covid 19” staccate ai cittadini per le libere uscite non autorizzate e per i danni causati a imprenditori e commercianti per il lockdown. E’ uno degli scenari che più temono nei palazzi romani. Lo sa bene Sergio Mattarella, il quale è stato ampiamente informato su questa ipotesi da uno dei suoi consiglieri più ascoltati: Sabino Cassese. Il quale ha riferito al presidente della repubblica, che i decreti di Conte, essendo tutti illegittimi e, come tali, potenzialmente perseguibili, potrebbe far saltare il banco della politica. Un buon motivo, per i cittadini, per non perdere ancora tempo e dare così quella spintarella che manca affinché questo scenario si verifichi. Quindi via libera alle azioni collettive che stanno preparando alcuni studi legali. I quali partendo dal presupposto che le drastiche misure di distanziamento e di fermo totale delle attività economiche sono state attuate al di fuori di una effettiva necessità, nel senso che il paese non ne ha tratto alcun beneficio, visto anche ciò che è accaduto in altri paesi dove non c’è stato il fermo, provocato migliaia di morti e affossato l’economia, chiederanno un pesante risarcimento a chi ha causato il danno. Quindi, chiederanno, in sede amministrativa e civile, un risarcimento opportunamente quantificato per ciascuna posizione. Non ci sono alternative per qualunque azienda o lavoratore che voglia sopravvivere a questa emergenza. Mentre i cittadini beccati a uscire senza autorizzazione valida, dovranno fare ricorso anzitutto in base all’articolo 16 della Costituzione, che prevede che le restrizioni al diritto di circolazione possono essere approvate solo per legge, non mediante un decreto del presidente del consiglio e a cascata con ordinanze regionali e dei sindaci, che sono atti amministrativi, e poi in base agli articoli 2, 3, 4, 13, 16, 17, 19, 32, 33, 34, 35, 41 e 117. Senza dimenticare, ovviamente, la norma europea che prevede che ogni legge sia soggetta al rispetto del “principio di proporzionalità”, che non esiste nel caso che una persona sia multata perché sorpresa a fare una passeggiata oltre 200 metri da casa. Inoltre, la vicenda coronavirus sta spingendo molti studi legali a ritenere che l’indiscriminata e lunghissima sospensione delle libertà personali e di lavoro, abbia violato gli articoli 45 e 49 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea e gli articoli 2, 5, 8, 9, 11, 14 e 15 della Carta europea dei Diritti dell’Uomo. L’emergenza è stata creata, proprio, dalla manifesta incapacità di gestire l’ondata influenzale. Per tale motivo la percentuale dei decessi in Italia è molto superiore rispetto a quella di tutti gli altri Paesi. In seguito, con la finalità di celare questa abnorme mancanza originaria, che ha causato tra l’altro l’irresponsabile esposizione a rischi elevatissimi del personale sanitario, si è amplificata la gravità del virus. I decessi sono elevati solo in certe aree geografiche e riguardano esclusivamente una fascia d’età. Le ultime indagini hanno chiarito che oltre il 50% dei decessi sono avvenuti in case di cura. Il Covid 19 non è, certamente, responsabile di tutti i decessi addebitatigli, e se fosse stato affrontato con il minimo di diligenza necessario e dovuto, non avrebbe causato nemmeno gli esiti nefasti che, solo in Italia, si sono verificati. Ecco perché, oggi, è più che mai necessario ricorrere contro tutto ciò che si è subito, indirizzando i propri ricorsi al prefetto o al giudice di pace, per le sanzioni causate dalle uscite non autorizzate, e al TAR e poi al Consiglio di Stato per gli imprenditori, a cominciare da quelli del terziario, per i quali il distanziamento ha significato la fine dell’impresa. Senza dimenticare, ovviamente, i lavoratori dipendenti che dopo le ferie forzate si ritroveranno disoccupati, i medici e tutti coloro che hanno avuto familiari deceduti. E’ ora il momento di farla pagare a chi, per negligenza e incapacità, ha provocato danni enormi al paese.