Editoriali

E’ ora che il sindaco ci porti fuori dalla crisi dando fiducia agli imprenditori

{module Firma_redazione}Dalla crisi del coronavirus si può uscire solo se lo stato svolge alla perfezione uno dei suoi compiti più importanti, che è quello di dare fiducia alle imprese. Questo implica non necessariamente più spesa pubblica, che inevitabilmente provoca più debito e più tasse, che tra l’altro gli imprenditori non vogliono, ma ridurre la pressione fiscale e burocratica. E per farlo non si può che partire dai comuni e dai loro sindaci, fattori di prossimità. I quali, se credono davvero che le imprese e le partite IVA dei loro territori possano essere capaci di tornare a creare ricchezza e occupazione, devono dimostrarglielo coi fatti, non con le parole o addirittura, come nel caso del nostro comune, con l’immobilismo o con ordinanze ostili e ancora più restrittive, delle libertà economiche, rispetto a quelle regionali e nazionali. Questo vuol dire non solo interrogarsi su come aiutare le imprese a passare la nottata, se ci riescono, ma anche su come riaprire al più presto e re-inventarne o riorganizzare le attività, trasformando così la tragedia in opportunità. Quindi, rinviare tasse e imposte locali, quali TARI, TASI, IMU, TOSAP, addizionale IRPEF, eccetera, dal 2020 al 2021, mettendo così nelle tasche degli imprenditori un bel gruzzoletto per sopravvivere ai mesi di fatturati persi, e assumersi la responsabilità dei mancati introiti fiscali per l’anno in corso, magari attraverso una trattativa, con il MISE o con qualunque altro ministero del cazzo, per coprire il debito con maggiori trasferimenti statali o con qualche altra diavoleria finanziaria. Poi, facendo pressione sul governo nazionale e sui propri uffici per far diminuire e velocizzare notevolmente la regolamentazione. Perché se uno dei maggiori problemi della vita delle imprese è l’ossessiva e lenta burocratizzazione, che ha raggiunto, durante quest’epidemia, l’apice del ridicolo col sistema delle autocertificazioni, ridisegnare i processi non è più differibile. Non si tratta di inventare niente. Basterebbe copiare le città baltiche o scandinave, che hanno capito che la condizione per rendere sostenibile una fiscalità pesante è mantenere un basso livello di intrusione pubblica nel funzionamento dei mercati. Per cui l’azione amministrativa va resa più leggera e fluida, perché tutto serve tranne che appesantirla. Come potrebbe essere un’organizzazione all’aperto, per via delle norme di sicurezza, delle tante attività della ristorazione e della movida (con spazi pubblici regalati a chi intende utilizzarli, cui affidare anche il compito di recuperarli), che possa far diventare alcune zone della nostra città una specie di bar a cielo aperto. Infine servirebbero altre tre cose, altrettanto importanti: la qualità del settore pubblico, che qui da noi è davvero scadente, credibilità e preparazione. La seconda per raccontare le cose per quelle che sono veramente e la prima per risultare attendibili quando lo si fa. Le imprese sono pronte a ripartire, speriamo che lo siano anche lo stato e i comuni, che come enti di prossimità sono quelli che meglio possono alimentare quel sentimento di fiducia oggi indispensabile per uscire dalla crisi. Ecco perché sentiamo di dare al sindaco un modesto suggerimento: se c’è un momento in cui questa città ha bisogno di qualcuno che dia fiducia, è proprio questo. Quindi, nel suo interesse, lasci stare nomine e altre stronzate del genere e pensi, attraverso un sostegno alle imprese, un po’ di più al benessere dei suoi cittadini. Oggi più che mai ne hanno bisogno. Ci creda.