Editoriali

Dite a questi coglioni che ai comuni mancheranno nove miliardi. Appunti per la città condominiale

{module Firma_redazione}Dopo il nostro articolo sulle città condominiali, sono stati in molti a chiederci se in Italia e nel mondo esistano città “senza Stato”, cioè raggruppamenti di edifici e di persone che sono retti da regole (urbanistiche, di convivenza civile, condominiali) non dettate da autorità pubbliche, ma formate privatisticamente, attraverso il consenso che si esprime in atti giuridici privati, tendenzialmente in “contratti”. Tralasciamo, per ora, gli Stati Uniti, dove 57 milioni di persone vivono in città, borghi e territori non ricompresi in comuni e concentriamoci sull’Italia, in cui, può sembrare incredibile, esistono interessanti esempi di città private, nonostante il territorio nazionale debba essere necessariamente suddiviso in Comuni e un mare di norme (pubbliche: statali, regionali, provinciali e comunali) urbanistiche vincoli ogni pietra. Il primo caso meritevole di essere menzionato è San Felice, cioè un agglomerato urbano (un quartiere?) suddiviso sul territorio di tre comuni lombardi (Segrate, Pioltello e Peschiera Borromeo), sorto a partire dai primissimi anni Settanta del secolo scorso. Giuridicamente si tratta di un condominio, o, per essere più precisi secondo la giurisprudenza ormai consolidata, un “supercondominio”, cioè un condominio a propria volta formato da condominî, avente ad oggetto le strade, le piazze, le aiuole, i parchi, nonché un impianto termico centralizzato. Essendo situato in Italia ed essendo un condominio, San Felice è collegato al modello del condominio sancito dal codice civile, così come si deve ricordare che anche il territorio di questo “quartiere” è ricompreso nei piani urbanistici dei tre comuni cui afferisce: la particolarità non sta nel modello organizzativo (vi è comunque un amministratore e un consiglio di amministrazione, ma, logicamente, in una realtà di queste dimensioni, le elezioni del consiglio di amministrazione sono percepite quasi alla stregua di elezioni del consiglio comunale), quanto nell’entità cui il modello condominiale giunge concretamente. I beni ricompresi in condominio non sono solo le scale o le canne fumarie, e neanche solo le strade e le piazze, ma un’intera centrale termica e un servizio di guardie private. Ciò dimostra come anche in un quadro giuridico fortemente limitativo, in cui i privati non hanno la facoltà di decidere le regole che più preferiscono, ma sono costretti ad adottare solo limitatissime variazioni sul tema unico dettato dal codice civile, il modello del condominio possa essere utilizzato come forma sostanzialmente alternativa rispetto al modello dell’ente pubblico locale, tra l’altro fallimentare. Il secondo esempio italiano di città volontaria dimostra come l’inventiva privata vada sempre oltre i limiti e gli argini fissati dal diritto pubblico: si tratta del caso della frazione di Partigliano, sita nel comune di Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca. Qui, formalmente, non esiste una struttura associativa-condominiale, né alcuna forma di contratto/costituzione privata. Partigliano è una frazione di un comune: vi risiedono circa 250 abitanti. Ciò che fa di questa realtà un’eccezione e un modello sui generis di città volontaria è la metodologia di gestione dei servizi: di fatto, a Partigliano i servizi pubblici sono forniti dai privati attraverso il modulo associativo. Tutto scaturisce dall’interazione di circa una decina di associazioni: si va dall’associazione dei donatori di sangue, che collabora per organizzare le analisi del sangue a domicilio, sino alla società di mutuo soccorso, che organizza l’assistenza dei soci in ospedale; dalla pulizia delle strade e la spalatura della neve sino alle gestioni del campo da bocce e di un edificio multifunzionale, di cui si è incaricato il circolo ricreativo. Ma la prospettiva in cui si muove la rete di servizi offerta dalle associazioni partiglianine è ancor più ampia: da qualche tempo nel borgo si medita di trasformare l’ex canonica (di proprietà della diocesi) in una casa di riposo per gli anziani del paese, gestita da alcune associazioni in collaborazione tra loro. Non solo servizi “urbani”, quindi, ma anche servizi sociali, quelli per cui lo Stato, nella vulgata statalista, sarebbe assolutamente necessario; ciò, a sua volta, significa anche occupazione, quella che, sempre nella vulgata statalista, dovrebbe essere creata e sostenuta dalla spesa pubblica, ormai insostenibile. Infatti, non va dimenticato, che i Comuni, nel 2020, hanno denunciato perdite per 9 miliardi. Dato che presuppone, inevitabilmente, nuove tasse, anche se, per ora, nessuno lo dice. Così come nessuno dice che se lo Stato non interverrà, gli enti locali avranno soltanto due alternative: aumento delle imposte e taglio dei servizi come le manutenzioni di strade o giardini, la ristrutturazione di edifici pubblici, asili, centri per gli anziani e chi più ne ha più ne metta. Proprio ciò di cui si potrebbe occupare la città condominiale.