Editoriali

Un sindaco improvvido e improvvisato non faccia fuori Levato. A meno che …

{module Firma_Anton Giulio Madeo}In questi ultimi giorni è tornata a circolare la voce, insistente, di un possibile cambio al vertice della polizia locale, col sindaco Stasi intenzionato a sostituire Arturo Levato. Per ora di certo c’è poco: solo uno sdoppiamento di ruoli, con Levato comandante del distaccamento di Corigliano e il vicecomandante Pirillo a guidare l’ufficio di Rossano. Il fatto, in sé, potrebbe essere poco interessante, se non fosse utile a farci riflettere sui possibili motivi di questa scelta e soprattutto su una gestione della struttura comunale che si sta rivelando improvvida, improvvisata e poco limpida. È ovvio che non essendoci alcuna certezza, sull’argomento possiamo fare solo congetture, partendo da quella più semplice, che vorrebbe Stasi fortemente intenzionato a istituire, anche per il vertice della polizia locale, la figura del dirigente, che tra l’altro avrebbe un costo elevatissimo per i contribuenti (attorno ai 90 mila euro) senza tra l’altro dare la certezza di un netto miglioramento del servizio, così com’è avvenuto per altri settori, perché alla base della scelta non c’è un forte progetto politico. Poi, un’altra congettura ci porta a rivolgere al sindaco una domanda: perché, finora, ha messo in discussione soprattutto dirigenti (e figure apicali) dell’ex comune di Corigliano? Forse perché i dirigenti dell’ex comune di Rossano sono tutti fenomeni oppure c’è dell’altro? E, soprattutto, seguendo quali criteri e quale logica sta facendo queste scelte? Finora non lo abbiamo capito, perché tutto è coperto da un pietoso velo di omertà, che ci piacerebbe si alzasse prima di passare alle congetture più intriganti, che potrebbero riguardare uno Stasi in gran spolvero e interessato a creare una Polizia locale più moderna, quindi più impegnata a garantire sicurezza, legalità e controllo del territorio attraverso la tolleranza zero, per cui riterrebbe un dirigente più adatto di Levato (che ancora non lo è) nel guidarla. È ovvio che si tratta di una nostra supposizione ottimistica, che se fosse confermata (anche se ci crediamo poco, vista la qualità di chi ci amministra) ci spingerebbe a chiedere al sindaco se in questo nuovo corso della Polizia locale che potrebbe avviare non ci sia ancora spazio per Levato, che così potrebbe mostrare le sue qualità e, quindi, essere messo alla prova, prima di essere eventualmente rimosso perché “inadatto”, e spazio anche per i cittadini, che così avrebbero la possibilità di discutere, per la prima volta, di un progetto tanto innovativo quanto ambizioso in tema di sicurezza e legalità. Sarebbe un atto di buonsenso e coraggio. Il primo di questa giunta, che scaccerebbe, dall’opinione pubblica, l’idea secondo cui dietro questo spostamento ci sia qualcosa di incomprensibile oppure una semplice manovra finalizzata a far la pelle all’attuale comandante, per consegnarla a qualcuno che, dirigente o no e a meno di miracoli (politici), lascerebbe la gestione del corpo più o meno com’è ma a costi più elevati. Ebbene, come capirete, anche questa è una splendida occasione che la città offre al sindaco per elevare il livello del dibattito politico, finora di un livello bassissimo, e porre così rimedio a due delle maggiori insufficienze della nostra classe politica: la prima è quella di non aver mai compreso l’importanza che ha o può avere in una città difficile e fuorilegge come la nostra un corpo di polizia locale efficiente e attrezzato, magari con l’istituzione di un nucleo operativo e ambientale. La seconda invece fa riferimento alla possibilità che una polizia locale che applica e fa rispettare le regole, com’è suo dovere, a ogni livello e senza fare sconti, e che garantisce la sicurezza, sarebbe utile per l’affermazione di una classe politica riformatrice, mentre metterebbe fuori gioco la vecchia classe politica, quella, per capirci, che ha creato la propria fortuna chiudendo un occhio se non due sulla impudente, sconcertante e diffusa violazione della legalità, essendo da sempre abituata ad acquisire e a conservare il consenso proprio attraverso una gestione clientelare e spesso mafiosa del potere. C’è poi una terza spiegazione, inquietante. L’idea è che in questa città il rispetto delle regole interessi a pochissimi. Il nostro paradosso è che, a livello superficiale, c’è, da parte dei cittadini, un diffuso favore per la legalità. A un livello più profondo, invece, pur parlando sempre di regole, regole, regole, la gente di questa città a cominciare dalla sua ignobile e vile classe dirigente, a stragrande maggioranza, è in realtà fuorilegge, vive tutti i giorni nella più completa e totale illegalità. E si ci trova a meraviglia. Continuano, invece, a essere in netta minoranza le persone che ritengono che il rispetto delle regole renda la nostra società più ricca e civile. Che i fuorilegge siano fortissimi in questo territorio è dimostrato, ad esempio, dalle furibonde reazioni che si scatenano tutte le volte che c’è qualche iniziativa concreta per la legalità, in cui è protagonista la Polizia locale. Anziché assumere queste iniziative come un’occasione d’oro per rendere la città più vivibile, i fuorilegge denunciano le iniziative delle istituzioni come se fossero esagerate o messe in pratica da criminali. Perciò, cari lettori, rassegniamoci: la tanto predicata rivoluzione civile e culturale, in questo territorio si potrà fare solo quando saranno sconfitti i fuorilegge, i quali oltre a essere maggioranza nella popolazione, sono bravissimi nel presentare qualunque tentativo di riforma in direzione della legalità come una terribile catastrofe. Verrebbe da dire: amen e non parliamone più. Se non fosse che questo meccanismo, oltre a renderci tutti schiavi e incivili, ha bloccato la crescita economia e sociale del territorio, rendendoci anche pezzenti. Ecco perché se non vogliano che continui a bloccarla anche in futuro, quello della diffusione della legalità su tutto il territorio, attraverso una maggiore presenza della polizia locale, dovrà essere una delle priorità da assegnare a questa nuova città e al suo sindaco. Vediamo chi ci sta, magari partendo da quel regolamento della Polizia municipale, approvato dalla seconda giunta Geraci, col quale si era introdotto, tra le altre cose e in tempi non sospetti, il poliziotto di quartiere. Se Stasi e la sua corte dei miracoli ci sono battano un colpo, ma non in testa a Levato, altrimenti ci arrabbiamo.