
Mi hanno dato del bigotto, sol perché ho osato dire che la notte di Natale bisognerebbe impedire ai ragazzi, anche adolescenti, di scappare di casa dopo cena, con l’assenso di genitori rincretiniti, per andare, all’una di notte, in locali bolgia, innaffiati di alcol e inondati dalla droga e dalla musica di imbecilli che cantano di troie, canne e suicidi. “Bigotto”, è questo il termine con cui si scomunica chi pensa che ai figli qualche volta si debba dire di no, magari in nome dei valori della tradizione cristiana. Quella che, ad esempio, faceva trascorrere la notte di Natale (se non tutto il periodo natalizio) in casa, dove la famiglia si riuniva e si ritrovava, magari a giocare, a mangiare, a discutere e, perché no, ad aspettare Babbo Natale prima e dopo aver benedetto la nascita di Gesù Cristo, che ha permesso anche la nascita della negletta civiltà occidentale, libera e democratica, quella che fa fare la bella vita ai nostri pargoli, già rincoglioniti in giovane età. Orrore. Bigotto. E poi “moralista”. Eccola qui, l’altra parola magica con cui si riduce al silenzio uno come me: “moralista”. Perché avrei dimenticato i miei tempi, in cui, dicono questi giovinastri che di quei tempi e dei valori che custodivano non sanno un cazzo, si faceva di peggio, e poi perché non avrei capito che questo è il mondo di oggi. Per cui: in che mondo vivi? Adeguati! Ed ecco il punto. Sì, questo è il mondo di oggi; un mondo scristianizzato, senza valori forti, appunto, in cui i bigotti, i moralisti, i tradizionalisti, i reazionari, come il sottoscritto, sono quelli che dovrebbero seguire il mondo di oggi, quindi adeguarsi. Perché questo è il paradosso: oggi, per “bigotto” e “moralista” dovrebbe intendersi soprattutto chi segue l’onda, chi si adegua al pensiero relativista unico dominante, insomma dovrebbe intendersi il conformista; e oggi l’onda, il pensiero dominante, il conformismo non è saper dire di no ai figli quando bisogna dire di no, magari per invitarli a fare, una volta tanto, una vita più intelligente, più utile, più vera, più tradizionale, in una parola più cristiana, non è dire che almeno a Natale si può fare a meno delle scemenze dei soliti dementi che organizzano feste idiote, non è dire che qualche volta si può fare a meno di alcol e droga e di certe serate scellerate e inutili in discoteca o in locali orridi gestiti da gente orribile e fallita. Il vero bigottismo e moralismo, oggi, è dare del bigotto e del moralista a chi non si adegua, in nome di valori non negoziabili. Certo, molti dicono che noi “moralisti” ci siamo svegliati solo adesso sulla miserabile vita che conducono i nostri figli, considerato il nostro passato. Forse non è vero, ma se anche fosse e allora? Siccome ci siamo svegliati tardi, non è forse vero che la condizione dei nostri figli è preoccupante, miserabile, e di certo peggiore della nostra? È poi, altra accusa, perché parlare di questo problema proprio durante le vacanze di Natale, quando tutti dovremmo essere più spensierati, più buoni e più comprensivi. Invece ci vuole proprio il periodo della principale festa cristiana per riflettere, perché oggi il bigottismo e il moralismo dominante impongono di non parlar male, anzi, di non parlare proprio, dell’andazzo che ha preso la vita dei nostri ragazzi. Certo, molti dicono che il degrado morale e culturale cui vanno incontro i giovani non è colpa né dei locali che frequentano, né della musica che ascoltano, né dei genitori che permettono a tanti di loro di fare quel che vogliono. Ma a genitori reazionari, come il sottoscritto, non dovrebbe andare mai bene se i propri figli, anche se fossero già grandi, li lasciassero da soli la notte di Natale (e non solo), per andare a sballarsi in un locale demenziale da dove tornare solo alle sei del mattino inebriati da alcol, droga e la musica e le parole di veri e propri dementi. E poi lasciamo perdere i nostri tempi: non è vero che non è cambiato niente, una volta i locali, pardon, le discoteche, la notte di Natale, per rispetto della tradizione, non aprivano proprio e quando aprivano, nei giorni successivi, chiudevano prima di quando aprono adesso, perché era già un miracolo se ci andava qualcuno. Certo non è colpa dei ragazzi se sentono l’esigenza di andare a tutti i costi nei locali alla moda, così come non è colpa loro se il consumo di alcol e droga è diventato infinitamente più diffuso e soprattutto più precoce: ma non capisco perché si debba bollare con un “bigotto” e con un “moralista” chi prova a chiamare ogni cosa con il proprio nome. Ci vorrebbe un po’ di buon senso. E il buon senso c’è, ma se ne sta nascosto, come diceva il Manzoni, per paura del senso comune. Il quale è il vero, nuovo bigottismo e moralismo.
