
Cos’è il capodanno in piazza se non la messa in scena di una delle peggiori forme di masochismo: quella che in vari modi guida il comportamento di chi ci va, in piazza: un insieme di dementi, che assistendo al concerto, magari per noia o per abitudine, cerca di provare piacere facendosi del male, attraverso situazioni emotivamente e fisicamente dolorose, come stare in piedi per ore, sopportando di tutto, o come accettare, supinamente, l’umiliazione che gli amministratori puntualmente gli infliggono col concertone, con cui cercano di guadagnare quei consensi che inevitabilmente perdono durante il resto dell’anno, visti i tanti problemi irrisolti delle loro città, che tra l’altro per quest’evento spendono l’iradiddio. Centinaia di migliaia di euro che i masochisti, qui intesi come cittadini-contribuenti, pagheranno sotto forma di maggiori tasse, pur sapendo che finiranno per appesantire i già fallimentari conti di tanti enti locali (che siano il comune o la regione poco importa) e per alleggerire ancora di più le loro tasche, senza, tra l’altro, riceverne alcun beneficio. E allora, morale della fragola, come direbbe un mio fraterno e simpatico amico, chi ci guadagna? Ovviamente solo gli amministratori locali, che con le loro feste scellerate avranno fatto crescere sia i loro consensi sia il baratro finanziario delle loro città e nel quale prima o poi cadranno, nonostante si credano dei geni. Auguri, quindi, ai masochisti della notte di San Silvestro I, il Papa che convertì Costantino, fortunatamente al Cristianesimo e non al cretinismo.
