Editoriali

La libertà di stampa ai tempi del Coronavirus

{module Firma_direttore}Dunque, sentite questa. Qualche giorno fa l’ottimo Edilberto de Angelis, su Lo Strappo Quotidiano, si è occupato della triste vicenda di un dipendente del comune di Vaccarizzo Albanese, licenziato dal sindaco per via di una brutta malattia. Nell’articolo il nostro collaboratore scriveva che non c’è niente di più offensivo e mortificante per un uomo e un padre di famiglia che essere lasciato solo e senza mezzi proprio in un momento di difficoltà. Concetto semplice. E poi, divagando e prendendo spunto da questa vicenda, ha raccontato i mali della politica, quali la mancanza di umanità e sensibilità, la differenza che esiste tra un politico e un politicante, e quelli della società di quel piccolo paese, definita omertosa, come tante realtà sociali del Sud, che tacendo su queste cose, forse per non inimicarsi il potente o il prepotente di turno, coprirebbero la cattiva politica e più in generale la mafia, vere piaghe del meridione. Non l’avessi mai fatto, anzi siccome sono io meno male che l’ho fatto. Partono diversi insulti sui social, secondo cui sarei uno che pubblicando quell’articolo avrebbe capito poco di questa vicenda e che non avrebbe perso occasione per diffamare il sindaco e la comunità di quel piccolo paese, che si sarebbero comportanti correttamente. Forse perché, nel suo articolo, Edilberto en passant parlava del fatto che il coronavirus non ci avrebbe distratto dalla nostra quotidianità, che spesso ci mostra vizi e virtù del nostro paese e della politica, come la vicenda di Vaccarizzo insegna. Finita qui? Neanche per sogno, perché l’anonimo sindaco di quel paese, che grazie a questo giornale si sta facendo conoscere, convoca un consiglio comunale straordinario, poi rinviato per coronavirus, che annunciava provvedimenti, ma non per ammettere i propri gravi errori, chiedere scusa e reintegrare il lavoratore, come buon senso avrebbe voluto, ma probabilmente per querelare il giornale. Una cosa pazzesca, perché, credetemi, è la prima volta che nella mia lunga e indegna carriera giornalistica si convochi un consiglio comunale per un nostro articolo. E’ una cosa talmente inusuale e incredibile, e direi cretina, che un mio amico, che vive fuori, l’ha definita arma di distrazione di massa, perché colpendo il giornale, accusato di chissà quali crimini, si cerca di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla vicenda del licenziamento, di cui ormai parlano tutti, soprattutto nella vicina Corigliano, dove il sindaco di Vaccarizzo vive abitualmente. Anzi, c’è gente di Vaccarizzo che comincia a dissociarsi dalla posizione del sindaco e di qualche suo pittoresco collaboratore, perché litigando con la stampa libera invece di dialogare e confrontarsi, su cose così importanti, magari per trovare una soluzione, la si vuole solo intimidire, censurare, bloccare. Cosa preoccupante per un sindaco e il suo paese, che così danno ancora di più una brutta immagine. Anton Giulio Madeo, altro nostro storico collaboratore, invece esprime apprezzamento, e via Facebook scrive: “Ho riso delle reazioni sconsiderate del sindaco di quel piccolo paese, per cui ti chiederei di querelarlo per appropriazione indebita nel caso ti denunciasse, perché se ci pensi il reato di diffamazione si verifica quando si mette in discussione il buon nome di una persona. Ma, il buon nome non è ciò che gli altri pensano di te? Quindi se quereli per diffamazione ti appropri del pensiero altrui, una cosa che non ti appartiene. E’ il reato di appropriazione indebita, appunto”, e giù ad augurarmi che mi arrivi davvero una querela, perché sulla questione potrei camparci di rendita. Finita qui? No. Tre giorni fa un altro mio collaboratore, appena sveglio, deve cancellare una decina di insulti dai social, bersagliati da commentatori ebbri e con nick falsi, che addirittura mi scrivono che avendo usato il termine coronavirus nel titolo dell’articolo avrei diffuso allarme sociale tra la popolazione. Posizione molto intelligente. Finita qui? No, nel pomeriggio di quello stesso giorno mi arriva un comunicato stampa, oltremodo volgare, col quale si definisce il consigliere d’opposizione, Angelo Corrado, che ha preso una posizione dura sull’argomento licenziamento, così come si confà a un politico serio, uno sciacallo che rosica perché non sarebbe stato eletto sindaco. Finita qui? Sì, e meno male, altrimenti mi avrebbero fatto passare la voglia di scrivere.