
{module Firma_redazione}Il governatore della Campania, De Luca, in una delle sue ultime pittoresche esternazioni, ha detto di essere pronto a chiudere i confini della Campania, qualora qualche suo collega dovesse proclamare frettolosamente la fine del lockdown. La minaccia è, chiaramente, rivolta alle regioni del Nord, dove il contagio è ancora forte, per i cui cittadini De Luca sarebbe pronto a firmare un’ordinanza che ne impedirebbe l’ingresso in territorio campano. Una posizione legittima, non c’è che dire. Peccato, però, che De Luca non tenga conto delle reali esigenze della Campania e del Sud in generale. Perché se le regioni del Nord, a cominciare da quelle più infette, che sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, vogliono tornare al più presto libere, non è per andare al mare o a contemplare l’inquietante Vesuvio, ma per mettersi al più presto al lavoro. Ed è un lavoro che più che alla Lombardia, all’Emilia Romagna e al Veneto, conviene proprio alla Campania e al Sud, che senza il residuo fiscale di queste tre regioni farebbero la fame. Infatti, la Campania ha un debito annuale verso le casse dello Stato centrale di ben 5,7 miliardi di euro, il Molise di 0,6 miliardi l’anno, la Basilicata di 1,2 miliardi, l’Abruzzo di 1,3, la Sardegna di 5,2, la Calabria di 5,8, la Puglia di 6,4 e la Sicilia di 10,6 miliardi. Quindi in totale il residuo fiscale delle Regioni centro-meridionali è negativo per 36,8 miliardi l’anno, ovvero 100 milioni al giorno, mentre Lombardia, Emilia Romagna e Veneto hanno un credito di quasi 100 miliardi, circa 250 milioni al giorno, festivi compresi. Ciò vuol dire che le tre regioni del Nord ricevono meno di quanto versano nelle casse romane, mentre la Campania e le altre regioni del Sud ricevono molto più di quanto versano. Sembrerà un gioco di parole, ma efficace a far capire, al focoso De Luca, che più le regioni del Nord stanno ferme, più sono a rischio le finanze della Campania e dei cittadini meridionali, che, come dicono i numeri, possono “campare”, nel vero senso della parola, solo grazie al duro lavoro di lombardi, emiliani e veneti. E’ il cosiddetto residuo fiscale che sta alla base della disuguaglianza italica, alla quale si può porre rimedio solo se il Sud decidesse di rimboccarsi le maniche e fare da solo, rinunciando, ogni anno, a farsi mantenere dalle elemosine miliardarie di chi lavora e produce sodo. Perché la vista del mare e del Vesuvio sarà anche bella, ma se la possono permettere solo i popoli ricchi e produttivi, e quello campano non lo è. A meno che non si considerino altri fattori per definire la ricchezza di un popolo e rovesciare l’Italia, in peggio, quali il sommerso, anche criminale, e il basso costo della vita, che grazie a Dio al Sud abbondano.
P.S. Chiudere i confini vuol dire impedire la libertà di movimento delle persone. Per cui De Luca dovrebbe farsi carico di tutti i campani che per lavoro si spostano al Nord. Impresa ardua per una regione “povera”.
