Editoriali

Ma sì, vaffanculo ai meridionali, esseri inferiori

{module Firma_redazione}Ma sì … vaffanculo a questa retorica del cazzo sui meridionali brava gente tutte le volte che se ne parla male. E vaffanculo anche a chi continua a insultare Vittorio Feltri per aver definito i meridionali “inferiori”. Perché se c’è una cosa veramente chiara a tutti è che l’inferiorità è la vera cifra della società meridionale, inutile nasconderlo. Una condizione terribile, ma purtroppo inevitabile, vera. E’ la semplice constatazione di un Sud che va sempre più a fondo, per via dei suoi indicatori socio-economici: tutti negativi. E la colpa non è di certo del Nord, ma degli stessi meridionali. I quali, invece d’inveire e riproporre il solito piagnisteo da vittime, magari da risarcire, di un settentrione storicamente colonialista e predatore, avrebbero dovuto cogliere la provocazione del direttore di Libero, per riflettere sui difetti evidentissimi del Sud e su chi, o cosa, scaricare le loro invettive. Perciò, avrebbero dovuto dire: vaffanculo alle regioni del Sud e a chi ci abita, alla loro merdosa classe dirigente, che non ha mai avuto il coraggio di ribellarsi e cambiare uno stato delle cose disastroso, che pur avendo origini antiche oggi non è più tollerabile. Vaffanculo alla sanità, che misura la civiltà di un popolo e che ogni anno costringe, per colpa di una classe dirigente inetta (per non dire criminale), migliaia di meridionali a farsi curare negli ospedali del Nord. Vaffanculo alla scuola e ai suoi insegnanti, ormai ridotti a burocrati del cazzo, che, come dicono tutti gli strumenti di valutazione, anche internazionali, sono i peggiori dei paesi evoluti e non istruiscono a sufficienza, pensando solo a formare cittadini politicamente corretti e pronti a elemosinare o a espatriare. Vaffanculo alla criminalità organizzata, spietata e violenta, che con la ndrangheta, la più potente del mondo, si sente di essere padrona dell’universo e toglie futuro e speranza ai giovani. Vaffanculo al miserabile reddito pro capite dei meridionali, che è la metà di quello del Nord e oggi addirittura più basso di quello della Romania, di cui i meridionali si accontentano poiché proviene da settori “sicuri” e poco produttivi, dove si sgobba il meno possibile, quali il pubblico (allargato a pensioni, sussidi e reddito di cittadinanza), il sommerso o la criminalità che è lo stesso, che li farà morire pezzenti e schiavi di una classe dirigente arretrata, mafiosa e reazionaria. Vaffanculo ai servizi pubblici, che sono i peggiori d’Italia, nonostante costino l’iradiddio. Vaffanculo alle infrastrutture, anche locali, che più scassate si trovano solo in Bangladesh e non per colpa del Nord, che ogni anno, per mantenere il Sud, versa nelle casse romane centinaia di miliardi, il più delle volte sprecati. Vaffanculo al tasso di disoccupazione, alle merdose richieste di assistenzialismo, compresi reddito di cittadinanza e 51 giornate, e al tasso di evasione fiscale e d’illegalità che sono i più alti d’Italia. Vaffanculo alle banche con le loro assurde sofferenze e alla burocrazia, la più inefficiente, inutile e infetta d’Italia, che fanno paura a chiunque voglia investire al Sud. Vaffanculo allo stato, criminale e criminogeno, che pensa solo a nuovi modi per derubare quei pochi che al Sud lavorano e producono tra mille difficoltà e in cambio non ottengono nulla se non odio e rancore. Vaffanculo ai tanti imprenditori che odiano il mercato, poiché sono pappa e ciccia col potere pubblico più corrotto d’Italia che li protegge e li mantiene, fuori mercato, in cambio di quattrini e consensi. Vaffanculo alla gran parte dei cittadini meridionali, che accetta lo stato delle cose e fa sì che i diritti si trasformino in favori, soprattutto negli ospedali, senza mai reagire. Vaffanculo a chi è ancora ottimista e fa finta che dopo il coronavirus, con l’economia meridionale ancora più a pezzi, tutto “andrà tutto bene”. Vaffanculo a chi dice che non sarà così, perché nelle condizioni politiche ed economiche attuali lo choc della riapertura sarà più duro del previsto e più duro che nel resto d’Italia. Vaffanculo ai governi, anche locali, che non sanno fare un cazzo e che presto, quando il virus non ci sarà più, diventeranno i peggiori nemici dei cittadini, perché chi ha perso il lavoro o ha chiuso bottega non si accontenterà più delle parole, ma vorrà i fatti. Vaffanculo a quelli che hanno creato il castello di carte di menzogne su questi tre mesi d’emergenza, che quando crollerà passeranno i guai loro, facendo diventare bazzecole le inutili polemiche sugli spostamenti Nord-Sud e sui tavolini dei bar all’aperto della Santelli. Vaffanculo ai cittadini meridionali alla fame che ancora non si ribellano alla peggiore classe dirigente della storia repubblicana, che da anni li priva della dignità, della libertà e del lavoro. Infine, vaffanculo a me stesso, che ancora scrivo per un popolo che non merita niente, perché non ha il coraggio di ribellarsi e che fra poco mi riempirà di merda, per quest’articolo, anche se io me ne frego e dico che dovrebbe bruciare all’inferno per il resto dei suoi giorni.