
{module Firma_redazione}Oggi, è il giorno del liberi tutti. E non solo. E’ anche il giorno in cui i vili imbecilli che ci governano, che non sono mai stati capaci di testare, tracciare, trattare i contagiati, ci scaricano addosso il barile coronavirus, dicendoci di stare buoni, di fare i bravi e i responsabili altrimenti si arrabbiano e ci chiudono di nuovo dentro, agli arresti domiciliari. Che se ci pensate non erano poi così male, perché in quella fase, quando eravamo tutti disperati e non avevamo imbecilli tra i coglioni, eravamo diventati più riflessivi, più forti, più consapevoli, forse perché stavamo vivendo, chiusi in casa, il periodo più terrificante della nostra vita, non avendo vissuto l’esperienza della guerra e della fame, e senza rendercene conto volevamo reagire, parlando del dopo, di come saremmo stati noi e la nostra città e di come sarebbe stato sfogliare l’album della quarantena, di come l’avremmo raccontata e di cosa avremmo voluto per il futuro. Ebbene, ricordo che in quei giorni claustrofobici, in cui dicevamo finanche che la desertificazione aveva reso la nostra città più bella, civile e ordinata, nessun momento più di quello sarebbe servito a liberarci di cretini, cialtroni, urlatori, incompetenti, facinorosi, odiatori, maleducati. E invece, col ritorno alla normalità, o quasi, tutto ciò non è successo. Tutto è stato dimenticato in fretta, anche la sofferenza, e siamo tornati punto e accapo. Infatti, oggi, giorno del liberi tutti, ci si affaccia alle finestre e ci si rende conto che il degrado irrompe di nuovo nelle nostre case, con gli smarmittatori a tempo pieno che si sono ripresi le strade a tutte le ore del giorno e della notte, con gli urlatori che hanno rioccupato piazze e marciapiedi con maggiore arroganza, con i maleducati che hanno ripreso a gettare dappertutto i rifiuti (quando, ovviamente, non ci pensa il comune), con gli incompetenti e i cretini che sono rimasti al loro posto, con gli odiatori e la volgarità che hanno riacquistato vigore, col popolo dei giovani in cui hanno ripreso a dilagare le solite brutte abitudini quali sballo e divertimento a ogni costo. Quindi, il lungo lockdown, oltre che sul piano economico e della sua gestione, discontinui, lacunosi, frammentari, catastrofici, è stato un disastro anche sul piano morale e culturale, poiché non ha indotto, in noi, alcuna riflessione. E credetemi non lo dico per fare polemica, ma dovendo seguire attentamente quello che ci veniva detto dalle persone, oggi ho fatto una fatica straordinaria a mettere insieme tutti i pezzi, spesso invano, del puzzle quarantena. Ecco perché, ora, sono super incazzato, deluso. Prima, quand’ero agli arresti domiciliari, mi capitava ogni giorno di essere ottimista, di pensare che il dopo sarà meglio. Ora, però, quell’ottimismo si è raffreddato. Certo, non mi sono disamorato delle persone, né della vita, ma devo constatare che tutto rischia di tornare come prima, perché non abbiamo il coraggio di ripensare ai nostri modelli di vita, che qui, al Sud, restano scadenti sul piano della qualità e dei comportamenti (civili e intelligenti). E chi ci governa, a tutti i livelli, lo sa bene, perché quasi tutti i giorni ci dice che il futuro dipende da noi, anche se lo fanno per fretta e di fretta sapendo di avere responsabilità enormi per le quali potrebbero essere processati per crimini contro l’umanità. E questo lo penso pur avendo bene in mente che esiste un piano di responsabilità personale importante, e che uno sforzo collettivo per fare in modo che la somma di comportamenti sia virtuosa, potrà fare la differenza in questa orribile emergenza. Liberi tutti, signori. E state buoni, se potete, altrimenti ci arrabbiamo, dice l’avvocato di Foggia, il peggio che Iddio possa augurare a un popolo serio, il meglio a un popolo, come quello italiano, di coglioni senza spina dorsale. Che schifo.
