Editoriali

Chi non ha capito il coronavirus deve solo scusarsi e sparire

{module Firma_redazione}Una classe dirigente che non ha capito la pericolosità del coronavirus e i sentimenti degli italiani, ora, nel caos dell’epidemia, dovrebbe fare una sola cosa: scusarsi e sparire. E gli italiani, dovrebbero cercarne una nuova, di classe dirigente, capace di ripartire dalle idee: quelle di un grande cantiere culturale liberale e conservatore. Certo, sarà un impegno gravoso, che avrà bisogno di tempo, fatica, e di una nuova semina su un terreno contaminato da idee stataliste, populiste e sovraniste, perché dovrà partire dalla regola numero uno del manuale della politica, per troppo tempo dimenticata dalle nostre élite: capire la gente, comprenderne i bisogni, le ragioni, i sentimenti e soprattutto analizzare i motivi per cui la nostra società è da troppo tempo dominata da una rabbia regolarmente ignorata da élite presuntuose e autoreferenziali. E’ la rabbia dei ceti medi, che da troppo tempo vedono declinare il proprio standard socio-economico. E’ la rabbia di chi percepisce la qualità scadente dei servizi pubblici, a cominciare dalla sanità e dall’istruzione, legate a ospedali e scuole dove mancano investimenti in strutture e capitale umano. E’ la rabbia di chi vede sempre più declinare la propria economia, che stava messa male già prima del coronavirus. E quanto più l’establishment nega questi sentimenti, questi bisogni, tanto più cresce in un immenso ceto medio e medio basso una voglia di vendetta, che usa gli strumenti che trova, a cominciare dal voto, indirizzato verso movimenti e partiti che esprimono solo rappresentanza della rabbia ma non la sua soluzione e, visto ciò che è accaduto con l’epidemia, gestita da una banda d’idioti e incompetenti, non poteva essere diversamente. Solo una classe dirigente incapace di capire il coronavirus, anzi pervicacemente impegnata a banalizzare quel fenomeno, quand’era agli inizi, per volgari interessi politici e personali, poteva ignorarlo. Eppure è ciò che è accaduto a tutti quelli che contano: politici, giornalisti, intellettuali, grandi imprenditori, professionisti, si sono dimostrati inadeguati. E la cosa tragicomica è che qualcuno abbia pensato di contrastare l’ondata dell’epidemia, che dal punto di vista economico sarà uno tsunami, senza uno straccio di progetto politico, senza un’idea. Infatti, sembra che gli elementi immaginati per la ricostruzione siano vecchi e stantii, come l’affermazione di una linea statalista e redistributiva, purtroppo assai lontana dagli interessi dei tre nuclei vitali della nostra società: proprietà-risparmio-impresa. E gli scenari che si prospettano sembrano consegnarci una matassa politica difficile da sbrogliare. Ecco perché l’unica strada percorribile ci sembra quella di partiti e movimenti politici che aprano un cantiere liberale e conservatore, prima culturale e, solo poi, politico. E ripartire dalle idee. Per fortuna qualcosa, a livello nazionale, si sta muovendo. E’ stata creata una Nuova Costituente liberale e federalista cui il piccolo vascello de Lo Strappo Quotidiano darà una mano, perché in questo delicato momento ogni pur piccola realtà deve interagire con mille altre realtà pronte a recepire il messaggio liberale e federalista, su cui noi, con le nostre pubblicazioni, puntiamo da anni purtroppo in perfetta solitudine. Esistono tante energie sane, intelligenti, libere, troppo a lungo ignorate e mortificate che vanno scoperte e stimolate, soprattutto al Sud, dove dovrà e potrà partire una rivoluzione liberale. Servirà tempo e fatica: una nuova semina su un terreno contaminato, come dicevamo. Quanto a tutto ciò che abbiamo visto finora all’opera deve fare due sole cose: scusarsi e sparire.