
{module Firma _Federico Kliche de La Grange}Mentre sono a New York, il direttore mi chiede un pezzo sull’ospedale unico della Sibaritide. Pura idiozia da queste parti, soprattutto se si pensa che l’ospedale unico sia il rimedio a tutti i mali della sanità locale. Così, dalla capitale del mondo e dalle sue eccellenze, focalizzo l’attenzione su quello che oggi è il vero problema della sanità calabrese: i medici, soprattutto quelli bravi, che cominciano davvero a scarseggiare.
Si tratta di una vera e propria emergenza, dovuta al fatto che le vostre scuole, a cominciare dai licei, che poi sono quelli che dovrebbero formare la nuova classe dirigente, perché è difficile pensare che un medico possa uscire da un istituto professionale (come è avvenuto in passato, con i risultati che tutti conosciamo), non sanno più produrre ragazzi capaci di superare il fatidico sbarramento dei test d’ammissione a quella che è, e resta, la professione forse più ambita dai giovani. E ciò avviene perché gli stessi ragazzi mostrano delle preoccupanti lacune proprio nelle materie principali del test, che oltre a chimica, fisica e biologia sono matematica e logica, che di fatto li stanno escludendo da queste professioni, come ben sanno i presidi dei vostri licei, che invece di pavoneggiarsi dovrebbero dire al mondo intero perché i loro allievi sono sistematicamente buttati fuori dalle più prestigiose facoltà di medicina. E attenzione: stiamo parlando degli studenti più bravi, quelli che alla maturità hanno avuto punteggi molto alti.
Eppure, nonostante questo evidente fallimento, leggo che i vostri licei si autopromuovono e assolvono i loro mediocri insegnanti di materie scientifiche (vedi scienze e matematica, spesso nelle mani d’incompetenti). Dicono, forse per far dimenticare l’avvilente situazione in cui versa, da voi, l’istruzione liceale, di avere un’offerta formativa coi fiocchi, capace di aprire le porte di tutte le professioni, a cominciare da quella della disoccupazione. Infatti, ogni anno proprio la mancata ammissione a medicina è la principale delle lamentele, cui i presidi potrebbero far fronte rilanciando insegnamenti quali la logica, la razionalità, l’analisi, la sintesi. E per riuscirci hanno mezzi significativi, quali la lettura e lo studio della matematica.
E se la lettura è importante poiché tuffa lo studente nello scorrere progressivo del tempo, nell’evoluzione dei caratteri, nella riflessione sulle piccole esistenze individuali e sulla vita grande che le contiene, la matematica lo è ancor di più perché è la base del pensiero logico. Perciò è arrivato il momento di dire basta a ragazzi che faticano moltissimo anche per risolvere una semplice equazione, che spesso respingono l’universo dei numeri proprio perché li obbliga a pensare, a mettere in fila i passaggi, a trovare la soluzione esatta (magari sotto lo sguardo inebetito di insegnanti falliti). Così come è arrivato il momento di dire basta a insegnanti che hanno la testa più a Ibiza e alla settimana della moda che a quella scolastica. Dunque, più letture, più matematica ma anche più filosofia e più traduzioni dalle lingue straniere. Parallelamente è anche essenziale ricostruire un rapporto tra i professori e gli alunni. Parecchi insegnanti ritengono che gli studenti siano poco interessati agli argomenti scolastici, così molti studenti pensano che gli insegnanti non siano sempre all’altezza delle loro mansioni, frantumando così lo spirito di comunità educativa e di collaborazione docenti–alunni.
Pertanto, è essenziale che adulti e studenti ritornino a dialogare liberamente affinché il patrimonio culturale del passato si coniughi con l’apertura al futuro. Solo in tal modo si potrà riconquistare la diffidenza dei ragazzi e instaurare un solido legame tra generazioni adulte e giovanili. Perché avere una scuola all’altezza dei tempi odierni vuol dire fornire ai discenti le competenze cognitive necessarie per vivere in un contesto in cui le conoscenze e le innovazioni coesistono. Diversamente, ci sarà una “povertà educativa” nell’istruzione dei giovani, ossia la mancanza delle competenze necessarie per crescere e per vivere in un mondo sempre più complesso. Sono problemi sostanziali se si considera che l’educazione e l’istruzione sono lo strumento più valido per comprendere e interpretare il contesto in cui viviamo e per far crescere una società primitiva come quella meridionale. Altro che ospedale unico, tribunale e statale 106. La vera priorità di questo territorio è l’istruzione. Anche se è molto difficile farlo capire in una realtà in cui i massimi esponenti politici, nonché gli esperti di sanità, sono dei poveri ragionieri. Lo stesso titolo che può vantare l’onesto e bravo ragioniere di Malavolta.
Un abbraccio da New York, Federico Klichte de la Grange.
