
{module Firma_Edilberto de Angelis}Gli articoli letti, nei vari quotidiani, sulle vicende politiche ultime di questa miserabile e arretrata città, mi hanno riconfermato nell’idea che giornali, intellettuali, opinion maker e pezzi importanti della classe dirigente stentano a capire che la crisi di questa città non è altro che la crisi dei partiti, tutti: quelli che esistono e quelli che non esistono ma fanno finta di esistere. È in crisi la sinistra, etichetta d’obbligo per chi si è sempre sentito culturalmente e moralmente superiore agli “altri”, soprattutto in tema di garantismo, e poi in realtà non lo è stato per viltà o per opportunismo (ricordate Mani Pulite?). E’ in crisi la destra, perché non ha saputo mantenere le promesse, e cioè proporre un modello di società aperta che fosse alternativo alla sinistra, basato proprio sulla teoria delle libertà individuali. È in crisi il centro, rappresentato dagli avanzi di forze politiche ispirate da quella cultura cattolica che, in collaborazione con sinistra e destra, ha contribuito a schiacciare ogni espressione di modernità e di libertà che si potesse affacciare nel nostro misero panorama politico. E’ in crisi il cosiddetto partito “giustizialista”, perché se pur riuscisse a sconfiggere tutti i partiti tradizionali, considerati solo ricettacolo di ladri, mafiosi e delinquenti, avrebbe le sue belle rogne a gestire un’eventuale vittoria alle elezioni, anche se solo si trattasse di quelle per il rinnovo dell’asilo Mariuccia, poiché il giacobinismo né è né può essere programma di governo, figuriamoci poi se a proporlo sono chiamate persone di un’ignoranza terrificante. È in crisi persino la sceneggiata, un po’ imbroglioncella, con la quale si era detto che solo le liste civiche avrebbero potuto dare una boccata d’ossigeno, con la loro società civile, all’asfissia di cui soffre il vecchio sistema dei partiti: sappiamo com’è andata a finire. A non essere in crisi, invece, è l’idea, cui i nostri partiti hanno ormai rinunciato, per correre dietro a populisti e forcaioli, che la nostra società, per essere realmente aperta e moderna, dev’essere governata da sistemi democratici e liberali, i quali devono avere alla loro base forze politiche ispirate dai principi del libero mercato, della concorrenza, del merito, della certezza del diritto (non della legge) e soprattutto delle garanzie liberali, a cominciare da quella presunzione d’innocenza fino a prova contraria e a sentenza definitiva che poi è il valore principale su cui si reggono tutte le società civili ed evolute. Ecco il perché della nostra arretratezza: qui da noi manca un partito o un gruppo politico (o addirittura una classe dirigente) che esprima lo spirito di questa realtà, perché se tutti vogliono salire sul carro del vincitore, su quello del liberalismo e del libero mercato sembra che nessuno voglia salire e che chi vi sta sopra voglia dissimulare la propria identità. La crisi vera è proprio questa: la mancanza di una politica, uno spirito, un’opinione cosciente che corrisponda a questo indiscusso sistema. Il risultato: una società e un’economia senza spirito e senza fede e direi senza speranza. Ecco di cosa si dovrebbe parlare, oggi: della necessità di una nuova grande rivoluzione illuminista. Che non è cosa priva di senso, soprattutto se dovesse partire dal profondo Sud. Forse è privo di senso pensare di poterne fare a meno. Tanto, ad arricchire il nostro dibattito ci pensano la commissione d’accesso, la fusione, l’ospedale unico, le clementine. Questi sì che sono argomenti che annunciano una grande rivoluzione, del … cazzo.
