Editoriali

Sanità: occorre la sanzione sociale

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Ci fa rabbia che gli operatori sanitari da noi colti con le mani nel sacco, più che a sfuggire alla giustizia ordinaria (cosa molto probabile) sfuggano al tribunale del popolo. Quello, tanto per capirci, della gente comune, che dovrebbe essere indignata e averne le scatole piene di subire angherie e soprusi da chi, nell’esercizio delle proprie funzioni, non fa o non ha mai fatto il proprio dovere, specie quando troppo esagerato e diffuso è l’imbroglio, troppa la strafottenza e l’incuranza delle leggi e dei doveri esibita, troppo il pubblico sfoggio dei cattivi comportamenti.

Per cui una volta separate le responsabilità penali dal resto, ciò che è accaduto nei giorni scorsi nei nostri ospedali o al Distretto sanitario di Corigliano merita una riflessione più generale sulle responsabilità politiche, sociali e culturali, su come cioè sia possibile che certi casi (gravi) di malasanità, possano verificarsi nell’indifferenza della pubblica opinione. Infatti, non essendo i personaggi in questione uomini qualunque, per i quali avremmo chiuso il caso in due minuti e chi s’è visto s’è visto, ma pubblici ufficiali, vuol dire che se riescono a fare ciò che vogliono, con una certa facilità e libertà, superando ogni limite di decenza, è perché godono di protezioni e del consenso sociale, che ci sono controllori distratti, una classe dirigente compiacente e una società civile connivente e inadeguata a isolare il malaffare perché di malaffare si nutre.

E’ ovvio che messo così il discorso si dimostrerebbe che da queste parti i tradizionali meccanismi di sanzione, da parte della società civile, che è malata perché non è riuscita a produrre gli anticorpi per difendersi dai mascalzoni, non hanno funzionato. Perché se chi, nella sanità, commette gli illeciti e le porcherie che abbiamo denunciato ha una responsabilità personale, chi li ha tollerati, usati e in qualche caso accolti, in molti ambienti cittadini, ne ha una che seppur non abbia nulla a che fare con il codice penale, ne ha, e molto, con la civiltà e la sensibilità di un popolo. Perché si può essere immacolati dal punto di vista dei reati, ma non lo si è politicamente e socialmente e non si sa che basta un malfattore qualunque, accolto come un eroe, magari in posti che contano, come può essere un impiego pubblico, per fare danni alla città più di quanto ne possa fare un uragano.

Molte delle persone che oggi, per la strada, si indignano per i casi di malasanità che abbiamo raccontato, sono le stesse persone che spesso stanno dietro le porte di alcuni di questi malfattori a elemosinare un favore o a far sì che una legge non sia applicata o un diritto fatto valere. Persone, tra l’altro, che non ci sono mai sembrate nauseate dai metodi dubbi e incivili che certi signori della truffa utilizzano per gestire un ufficio pubblico. Infatti, noi ci saremmo aspettati, in tutti questi anni in cui questi signori hanno operato indisturbati nel mondo della sanità (o in qualunque altro settore della pubblica amministrazione) con metodi assai dubbi, azioni di ribellione, da parte della gente, che marcassero in maniera netta la distanza sociale e culturale fra chi agisce fuori dalla legalità, a tutti i livelli, e la parte più sana e migliore della città, quella che campa lavorando sodo e onestamente per intenderci e che vuole vivere in un ambiente civile. E invece no. Al posto di comprendere che servono gesti dimostrativi forti da parte dell’opinione pubblica, tipo quello dei genitori che si ribellino al fatto che i loro figli frequentino una scuola in cui non si sono mai eseguiti controlli di agibilità o quello di dare una specie di ostracismo a chi interrompe un servizio pubblico, per isolarli, per scacciarli, come potrebbe essere appunto la sanzione sociale o il rifiuto da parte di cittadini e professionisti di aver a che fare con gente del genere e con i suoi metodi illegali, assistiamo a una specie di corsa, da parte di tutti, a cominciare dalla classe dirigente, professionisti in testa, a far finta di niente. Anche se oggi decidere di prendere le distanze da certa gente, dopo averla glorificata per anni, potrebbe essere un suicidio politico-sociale, non solo per i farabutti e i loro complici diffusi, ma per l’intera classe dirigente della città, ormai del tutto delegittimata e sputtanata. Ecco perché, con questi precedenti, non è pensabile, per ora, parlare di rinascita civile di questa città. Altro che spazzatura e buche in mezzo alle strade.